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20/02/08

In moto per le vie di Chernobyl


Il 25 aprile di 22 anni fa, nel 1986, lo scoppio di uno dei reattori della centrale nucleare di Chernobyl causo' la morte immediata di centinaia di persone, e la morte ritardata di svariate migliaia di persone (ma secondo un rapporto pubblicato nel 2005 dalle inutili Nazioni Unite a morire furono "ufficialmente" solamente in 56. Come se la morte per essere vera dovesse essere ufficializzata da un burocrate pagato migliaia di dollari a New York. Ma su questo rapporto ritornero' presto).

Il governo comunista dell'Unione Sovietica, infatti, ritenne opportuno non solo NON dare l'allarme ai propri cittadini se non con molto ritardo, ma anche inviare soldati in loco, senza alcuna forma di protezione, per cercare di bloccare la tragedia. Le conseguenze ve le lascio immaginare. Mi ricordo ancora - avevo tredici anni - le immagini alla televisione, con la nube tossica che si muoveva verso di noi, e mia madre a fare scorte di latte.

Elena Filatova è una donna ucraina appassionata di motociclismo. Nel 2004 divenne famosa nel web per aver pubblicato un reportage fotografico di uno dei suoi numerosi viaggi in moto nella "zona morta", una zona a 130km da Chernobyl. Una zona disabitata, dove tutto è esattamente com'era 22 anni fa: le strade sono vuote (o quasi), ci sono trattori e macchine lasciate in mezzo ai giardini, alle strade...

Avete presente le scene dei film post-disastri, quando le città sono completamente disabitate? Quando l'ultimo uomo si aggira sulla terra senza nessun altro? Ecco, qui è tutto vero. E mi ricordo ancora che la prima volta che vidi questo reportage non potei dormire la notte: la natura attorno a Chernobyl sembra bellissima, con alberi e piante. Ma guardando meglio, si scopre che le piante hanno una forma strana...e soprattutto, Elena dimostra che il livello di radiazioni appena si esce dalla strada principale è enorme.

Ma non c'è problema. Le strade potranno essere riaperte e le case abitate di nuovo tra poco meno di 1000 (mille) anni.

Ovviamente Elena ha avuto delle grane dal giorno della pubblicazione del reportage. Diciamo che non tutti erano proprio entusiasti del suo lavoro, che mostrava verità che i governi ucraini e russi non erano proprio impazienti di far conoscere.

Vi consiglio vivamente di leggere i foto reportage di Elena: il primo, quello del 2004, è il più allcucinante. Proprio perché è il primo, ti colpisce allo stomaco...Gli altri, l'ultimo dei quali del 2007, li trovate sulla homepage di Elena.

Troverete numerosi link a vari video, che mostrano la vita nelle cittadine vicino a Chernobyl giorni dopo il disastro, quando gli abitanti non sapevano ancora niente ed erano esposti a livelli di radiazioni MILIONI di volte superiori a quelli normali. Quando persone ignare partecipavano alla parata del 1 Maggio, festa del lavoro. Mentre i capi del partito e i notabili delle città erano partiti fin dal 26 aprile. Un video pero' ve lo voglio segnalare: è questo.

C'è anche una versione in italiano delle pagine di Elena, ma non so quanto la traduzione sia accurata.

Un'ultima cosa: Elena dice "I am not pro- or anti- nuclear activist, I am just a pro-human author, who thinks that Chernobyl is a warning to mankind. I do not think that atom itself is evil. It only becomes evil in human hands. Under the right conditions, atoms can serve humans".

Non potrei essere più d'accordo.

08/10/07

I Decrescenti

Torno da un simpatico weekend a Parigi. Sono stato graziato da un tempo magnifico, e soprattutto dall’ospitalita’ di una cara coppia di amici che molto convenientemente abita nel quartiere dei Marais. Convenientemente per me, perche’ il marais e’ uno dei quartieri piu’ belli di Parigi, molto trendy.

A parte la bellezza della citta’, i miei ospiti mi hanno informato dell’esistenza di un nuovo fenomeno sociologico, quello dei “décroissants”. Ora, magari il fenomeno non è nuovo, ma sicuramente il fatto che sia riconosciuto con un nome apposito lo è.

Di cosa si tratta? I décroissants (che potremmo tradurre con “decrescenti”) aspirano a ridurre il piú possibile il loro impatto ambientale, rifiutano i ritmi della societa' moderna e aspirano ad un ritorno alla natura (perche' non se ne vanno in campagna, dico io?). Come lo fanno? Non comprando i pannoloni per bambini usa e getta, per esempio, ma usando i vecchi panni riutilizzabili e lavabili. Oppure non comprando vestiti decenti, ma vestendosi non di stracci, ma quasi. Oppure non comprando giocattoli di plastica ai bambini, ma guardando nei cassonetti se si possono trovare vecchi giochi che altri hanno buttato.

Sbaglierebbe chi pensasse che i décroissants siano poveri. Non lo sono affatto. Anzi. Il punto dell’essere décroissant sta proprio nel poterlo non essere, e nello scegliere di esserlo.

E’ vero che la Francia non è nuova a questo tipo di cagate. Un paio di anni fa mi pare di ricordare che i figli dell’alta borghesia francese passavano un paio di notti al mese con dei barboni sotto i ponti per protestare contro la mancanza di alloggi per i barboni stessi. L’utilità della cosa mi è sempre risultata dubbia: se vuoi risolvere il problema dell’alloggio dei barboni, non andare sotto i ponti con loro, ma al limite portatene uno in casa per un paio di giorni…ma no, questo non farebbe notizia.

Però il fenomeno decrescente non e' solo francese. Alcuni sostengono che circa il 20% della popolazione americana è decrescente (e mi pare una cazzata, perché mi devono spiegare come sono arrivati a questo numero), e che cira 10 milioni di persone in Europa seguono il verbo decrescente.

E non dubito che a breve il decrescentismo arriverà anche in Italia, se non lo ha già fatto. Diamogli un anno al massimo e stai sicuro che ce l’avremo anche noi...

30/09/07

Resistere, Resistere, Resistere

Ho resistito molto. Ho resistito quando il termometro della moto indicava 7 gradi alle 8 del mattino, una settimana fa. Ho resistito quando il termometro indicava 17 gradi dentro casa.


Ma stamattina ho ceduto. Con 16 gradi in casa e una situazione come quella indicata nella foto qui sotto (9 gradi esterni) ho accesso il riscaldamento. Dopo l'estate più piovosa e fredda a Bruxelles da quando ci vivo - e vi assicuro che negli ultimi 10 anni non è che l'estate qui fosse tipo Florida - ho ceduto.


Domanda: ma il riscaldamento globale dove cazzo è?


26/09/07

Dati alla mano: i blocchi del traffico PEGGIORANO la qualita’ dell’aria

Domenica scorsa a Bruxelles e in varie altre città del Belgio il traffico era vietato per la “domenica senza auto”. Un’iniziativa che ho sempre ritenuto non solo profondamente lesiva dei diritti delle persone (se mi obblighi a non utilizzare la mia auto per un giorno, rimborsami le tasse di circolazione per quel giorno, Stato bastardo!), ma anche inutile. Ne avevo parlato qui.

Adesso ci sono le prove che i blocchi del traffico sono addirittura dannosi. L’Agenzia Interregionale Belga per l’ambiente ha pubblicato i dati sulla qualità dell’aria nelle città belghe dove c’è stato il blocco del traffico. Vediamo i risultati.

Domenica 16 settembre (con le macchine che circolavano) la qualità dell’aria ad Anversa era di indice 4 (in una scala da 1 a 10 dove 1 indica qualità ottima e 10 pessima). Lo stesso indice di domenica 23, quando le auto non circolavano. Indice peggiore di quello di domenica 9, quando, pur con le macchine in circolazione, l’indice era 3. Domanda: a cosa è servito vietare le macchine, se il risultato è uguale o peggiore di quando le macchine circolano?

Non solo. A Bruxelles l’assenza di macchine ha causato un calo notevole dei livelli di monossido d’azoto. Cosa buona, direte voi? A sentire l’esperto, Olivier Brassseur, intervistato in questo servizio della televisione belga pare di no. Perché il monossido d’azoto emesso dalle automobili, distrugge l’ozono. E se non ci sono macchine, c’e’ meno monossido di azoto, e di conseguenza c’e’ piu’ ozono. E infatti il livello di ozono domenica scorsa, senza macchine, era molto più elevato di quello di una normale giornata di traffico. Il giornalista parla di “effetti perversi” del blocco del traffico.

Facciamo un riassuntino dunque, dati alla mano:

  • La giornata senza macchine non ha avuto NESSUN EFFETTO misurabile sull’indice complessivo della qualità dell’aria delle città coinvolte, che è rimasto ai livelli di sempre e in alcuni casi è pure peggiorato.
  • L’assenza dei veicoli sulle strade ha ridotto i livelli di concetrazione di alcuni inquinanti, aumentando quelli di altre sostanze, anch’esse nocive.

Domanda per i fascisti dell’ambientalismo verde militante: cosa cazzo le facciamo a fare queste giornate senza macchine?

Si abbiano le palle di dire che non le facciamo per l’ambiente, ma per far incazzare gli automobilisti, per poter far cagare i cavalli nelle strade dove poi circoliamo ogni giorno, per poter far sfogare lo stress dei ciclisti accumulato in 364 giorni di convivenza forzata con gli automobilisti stronzi, per poter vedere le donnine con i pantaloni corti corti sui rollerblade.

Tutti argomenti validi, diranno alcuni. Ma io direi di no.

23/09/07

Privazioni della libertà individuale

Oggi siamo tutti a casa senza macchina perche' e' vero che la stragrande maggioranza di polveri sottili viene emessa dai sistemi di riscaldamento delle abitazioni e non dalle macchine; è vero che fare un giorno senza macchine non serve assolutamente a niente, anche ammesso - e non lo ammetto - che il traffico sia il principale responsabile dell'inquinamento. Tutto vero. Ma all'ambientalismo militante del politicamente corretto questo non interessa.

Per cui tutti senza macchine fino alle 7 di sera. E io preferisco starmene chiuso qui piuttosto che uscire e vedere tutti questi dementi in bicicletta che si comportano peggio degli automobilisti piu' stronzi, con un senso di rivalsa da sfigati urbani che non sopporto.

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