Visualizzazione post con etichetta motociclismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta motociclismo. Mostra tutti i post

10/11/11

MotE

Mentre e' in corso il salone motociclistico di Milano, l'Eicma, appaiono le prime immagini delle moto che saranno presentate al salone internazionale di Tokyo a Dicembre. E io mi sono innamorato di questa Yamaha Ryoku, da 250cc.




























Dell'Eicma invece, la moto che mi ha colpito di piu' e' questa Moab della Husqvarna, marchio svedese ora in mano a BMW. Il fanale anteriore e' da urlo, ma anche tutto il resto e' proprio bello.



Poi invece ho trovato un video della mia piccolina, ma vestita di bianco. E devo dire che anche in bianco e' proprio bella. Ma in nero, versione Honey Badger, e' molto meno paciosa...


Harley-Davidson XR 1200X from Johanes Duarte on Vimeo.

31/10/11

E' meglio al vento

It's better in the wind e' un libro fotografico, e adesso un film, di Scott G. Toepfer, fotografo californiano. Al centro di tutto, le moto, o meglio, le sensazioni che il viaggio in moto sa dare. Se avete dieci minuti guardatelo, cosi' capite perche' anche i cani ridono quando possono mettere il muso fuori dal finestrino della macchina.

Buona visione.


It's Better In The Wind - Short Film from Scott Toepfer on Vimeo.

Via Pipeburn.

20/10/11

Friday Pin-up/16

Halloween si avvicina, e con esso - si sa - anche gli spiriti cattivi: questo pero' non pare cosi' malaccio...


12/10/11

Prova Harley Davidson XR1200X: i primi 8500km

Come sapranno i miei lettori piu' assidui, nell'Aprile scorso ho comprato la Harley Davidson XR1200X, battezzandola Honey Badger (la spiegazione del nome e' qui e qui).

Da allora, in poco meno di 6 mesi, ho percorso 8500 km, alternando lunghi viaggi a pieno carico, scampagnate domenicali e utilizzo cittadino. Buffo, dal momento che quando la comprai, pensavo che ci avrei fatto ben pochi km a causa della nascita del pupo a luglio. E invece, considerando anche che con il V-Strom che tenevo in Italia avevo percorso gli stessi km, ma in 4 anni, direi che Honey Badger lo sto sfruttando a dovere.

Dopo la mia esperienza con altre moto che non voglio nominare, di cui avevo parlato un gran bene dopo i primi 1000 km, per poi avere problemi infiniti subito dopo, ho preferito aspettare a lungo prima di scrivere questo post, nel quale voglio parlarvi di come va la moto, di quello che mi piace e di quello che non mi piace per niente. Cominciamo

Harley Davidson XR1200X: Com'e'




Per me e' bellissima, la moto piu' bella che abbia mai posseduto, e quella che, da un punto di vista meramente passionale, mi da' piu' gusto possedere. Ma qui - lo si sa - i gusti sono soggettivi. Per me e' moto allo stato puro: un motore enorme ben in evidenza, assenza completa di sovrastrutture che possano nascondere la meccanica, tutta in bella vista, dettagli cromatici che la rendono cattiva e preziosa allo stesso tempo.

L'ho scelta anche per questo, proprio perche' rappresenta l'essenza della moto ai miei occhi: un motore, un manubrio, l'aria in faccia, e via. Una special di serie. Trovo anche che il design sia un compromesso riuscitissimo tra richiami al passato Harley (la moto d'isperazione e' la moto da corsa XR750 dirt track degli anni '70) e futuro.

XR 750 dirt track del 1972

Ripeto, e' una cosa personale. Puo' piacere o non piacere: ma il doppio scarico nero, da solo, per me vale un orgasmo. Cosi' come i dettagli arancioni sparsi qua e la' (arancione e nero sono i colori della Harley).

Che il design della moto piaccia ne e' prova il fatto che dovunque io mi fermi, a qualsiasi semaforo, a qualsiasi negozio, c'e' sempre qualcuno che si ferma a chiedermi che moto e'. Una Harley? Davvero? Non sembra...

Honey Badger quando era pulita: le prime due settimane.

E infatti, per chi non lo sapesse, la moto era stata pensata per e lanciata originariamente solo sul  mercato europeo. Harley voleva qualcosa che tentasse i motociclisti europei con un look, uno stile di guida e una performance molto diversi da quelli dei modelli Harley in listino. Solo che poi in America si sono giustamente incazzati: ma come, hanno detto: mi fai un modello ispirato ai gloriosi modelli da corsa dirt track, di cui in Europa non frega proprio nulla a nessuno, e me lo vendi solo in Europa? Detto fatto, la moto e' stata messa in listino anche in America. 

Da notare che le grafiche del serbatoio della versione americana sono diverse da quella della versione europea (visibili qui), e per me piu' belle. 

La posizione di guida e i comandi
La posizione di guida, la prima volta che ci si monta sopra, e' del tutto innaturale: il manubrio e' largo, enorme, molto spostato verso il guidatore. Quelli - come me - abituati a anni di endurone stradali ci si troveranno bene subito. Pero' commetteranno un errore, cercando di appoggiare i piedi sulle pedane...che non troveranno. La posizione delle pedane e' infatti MOLTO arretrata, proprio come su una sportiva. 

Si ha quindi una posizione ibrida: le gambe sono piegate, allungate all'indietro, la schiena e' dritta, e le braccia belle larghe. 

La sorpresa - per me - non e' che questa posizione garantisca un controllo totale del mezzo: questo me l'aspettavo, e infatti e' successo. La sorpresa e' la comodita' della posizione. Temevo di soffrire nelle gambe, soprattutto nei lunghi trasferimenti, e invece non ho mai avuto un crampo, ne' ho mai sentito il bisogno di sgranchire le gambe anche quando mi sono fatto 6-8 ore in sella (sono alto 180cm: per altri sara' diverso).

Il problema eventualmente e' la sella: scarsamente imbottita, molto sottile all'attaccatura col serbatoio. Dopo un paio d'ore la sella fa male, c'e' poco da fare. Ma dal momento che TUTTE le moto che ho avuto mi facevano male al culo dopo tre ore, io il problema l'ho risolto alla radice un paio d'anni fa comprando un cuscino ad aria air hawk che si mette sopra la sella. Gia' con la Shadow, l'anno scorso, ci avevo fatto 1800km in 3 giorni senza nemmeno un dolore al culo o alla schiena. Con la XR la stessa cosa. 

Dicevo di quanto sia sottile la sella all'attaccatura con il serbatoio (lo si vede bene nella prima foto in alto): questo, unito alla sottigliezza del serbatoio stesso, rende impossibile guidare la moto stringendo il serbatoio con le ginocchia, come avevo sempre fatto in passato. Stringendo le ginocchia si stringe...il motore. Non scherzo: non e' un caso, infatti, che sul lato destro, proprio laddove la coscia e il ginocchio destri vengono a contatto con il motore quando si cerca di stringere la moto, ci sia una barra di metallo (ben visibile nella foto qui sotto), per evitare di bruciarsi le gambine...

Il motore - e la barra (in alto a sinistra) per evitare che la gamba lo tocchi



I comandi sono una delle cose che piu' mi hanno esaltato di questa Harley: gli interruttori degli indicatori di direzione sono collocati a destra per quello destro, e a sinistra per quello sinistro. entrambi vengono azionati con il pollice, ma la vera figata e' che non c'e' bisogno di ripigiarli per spegnere la freccia. Harley utilizza un sistema giroscopico che riconosce quando la moto ha girato, e spegne la freccia automaticamente. Inutile, direte voi: io invece dico che e' una gran comodita', non solo perche' alzi la mano chi non ha mai dimenticato una freccia accesa, ma anche perche' ti permette di restare concentrato sulla guida, senza andare a cercare il bottoncino della freccia. 

Il tachimetro e' digitale, mentre il contagiri e' analogico, e contiene un display (piccolo) per due trip parziali, e l'orologio. La spia per la folle, la spia per la riserva, le due spie per la frecce completano il tutto. Spartano, ma c'e' tutto quello di cui si ha bisogno. Trovo scomodo, pero', il posizionamento del bottone per cambiare le informazioni visualizzate sul display: dietro il contagiri, ti obbliga a contorsioni pericolose se vuoi farlo mentre sei in corsa. 

Come va la moto?
Come dicevo prima, Harley ha sviluppato la moto per un mercato europeo, con le curve e i tornanti europei in mente. Se non si vive qui, non si puo' capire quanto questo stile di guida sia completamente inutile nel piattume del Midwest da cui Harley proviene. Il risultato e' che la XR si guida come una buona nuda giapponese o inglese. Non e' una sportiva (anche se esistono i trofei monomarca sia in Europa sia in America), ma non e' una custom: e' la classica nuda con cui piegare allegramente fino a sfare i pneumatici (se lo sai fare: io non lo so fare), e che alla fine della corsa ti stampa un bel sorrisone in faccia. 

Il cambio e' molto, molto duro se si proviene da una giapponese, ed e' anche molto rumoroso, con un clank metallico che i primi giorni m'impauriva. Pensavo non potesse essere normale un rumore mostruoso di quel genere, e invece pare di si'. 

Sulle stradine del Wisconsin e del North Carolina, la XR si e' dimostrata maneggevole (nonostante i suoi 250kg), piantata per terra in curva anche per uno restio alla piega come me, e con un motore sempre prontissimo. Lo si puo' far ruggire ad alte velocita', oppure riprendere in quinta a 30 km/h, l'elasticita' e' soprendente. 

Una cosa che ho notato e' che con il passare dei KM il motore ha davvero cambiato comportamento. Capita a tutti i motori, intendiamoci, di cambiare dopo il rodaggio, di allungare le marce etc. Ma nel caso della XR i cambiamenti sono stati davvero notevoli: se prima a 3000 giri ero a 100 km/hr in quinta, adesso i 3000 giri li raggiungo a 130. Se vi pare un piccolo cambiamento...

Per quanto riguarda la velocita', basti dire che questa moto va molto piu' veloce di quanto abbia senso andarci. E' una nuda, con un manubrio larghissimo: il che vuol dire che sopra i 130 km/hr diventa inutile insistere, a meno che non ci si voglia fare le braccia e le spalle di Hulk. Tra l'altro il vero problema non e' tanto la spinta dell'aria, quanto le vibrazioni alle manopole, che a partire dei 4000 giri diventano molto, molto fastidiose. E mi spingono a ridurre la velocita' naturalmente finche' le vibrazioni non rientrano nella norma. 

In autostrada mi trovo quindi a veleggiare sui 100-120 km/h, in perfetta linea con i limiti imposti. 

Intendiamoci: questa moto vibra sempre. Ma e' una vibrazione piacevole, fino ai 4000 giri, avvertibile (molto piu' avvertibile che su qualsiasi altra moto abbia mai posseduto) ma piacevole. Un'amica che mi ha fatto da passeggera un paio di volte mi ha detto, vergognandosi, che "queste vibrazioni sono al limite dell'orgasmo". 

Come accennavo prima, pero', la conformazione della moto rende impossibile guidarla con le gambe: chi e' abituato ad usare le gambe per spingere la moto in piega, dovra' reimparare ad usare solo il piede sulla pedana e soprattutto la mano al manubrio. 

Il passeggero
Questa e' una moto da single. O meglio: e' la moto ideale per un single che voglia eventualmente avere la possibilita' di rimorchiare la tipa, portarla in moto nel bosco obbligandala ad attaccarsi a se' (mancano infatti i maniglioni per tenersi), trombarla, e riportarla a casa. Tutto li': dalle foto si vede bene che lo spazio per il passeggero e' poco, anche se mi si e' detto che la posizione delle gambe e' buona (e delle vibrazioni orgasmiche ho gia' detto).

I viaggi lunghi con la XR1200X?
Guardatela: e' una nuda. Manca qualsiasi protezione dal vento, dalla pioggia, dal caldo inumano dell'estate, dagli insetti. Manca il portapacchi. Manca tutto. Pero' io di viaggi lunghi con Honey Badger ne ho fatti due, a pieno carico, con borse morbide, sacchi legati dietro, e una borsa da serbatoio. Senza problemi. Ovviamente quando si prende l'acqua - come ce l'ho presa a Maggio scorso facendo 4500 km in una settimana - la si prende tutta. 

Il serbatoio e' piccolo, contiene solo 13 litri. Il che vuol dire che vi dovrete fermare ogni 180-200 km per fare rifornimento. In pratica un pit stop ogni due ore, che per come la vedo io e' il modo giusto. 

Per i viaggi lunghi di piu' di 3 ore e' indispensabile il cuscino air hawk, che gia' utilizzavo sulla Shadow: i 90$ meglio spesi in vita mia. 

Comunque e' inutile girarci intorno: la XR e' tutto fuorche' una turistica. Potrei aggiungere forse un parabrezza (Harley, al modico costo di un rene e di un occhio, ne vende uno staccabile senza attrezzi che pare ben fatto), vedremo l'anno prossimo.Ma credo che non lo comprero', perche' mi piace molto l'assenza totale di turbolenze sul casco e l'aria pura sul casco e sul petto. 

Ricordiamoci sempre una cosa, comunque: i limiti delle moto in molti casi sono nella testa di chi le guida: ricordiamoci che Giorgio Bettinelli con la Vespa ci giro' il mondo, mentre tanti con il GS o la Multistrada ci vanno solo al bar. 

Quando feci 4500 km in una settimana su strade magnifiche...

La XR1200 in citta' o sulle statali
In citta' la moto e' agilissima, nonostante il peso: la seduta infatti ti permette di poggiare il piede a terra senza nessun problema in qualsiasi situazione. Dato il baricentro molto basso e' praticamente impossibile perdere l'equilibrio da fermo, come invece capitava con la Strom. 

In citta' c'e' un solo problema, soprattutto d'estate: dal motore si sprigionano temperature infernali. Il fatto che il sedile e il serbatoio siano cosi' sottili vuol dire che i vostri gioielli di famiglia (se siete uomo) o la vostra passerina (se siete donna) verranno arrostiti a temperature da forno. In movimento la cosa ovviamente si risolve, ma basta fermarsi a un semaforo per soffrire come bestie. 

Detto questo, quando invece le temperature si abbassano anche solo un pochino, questo tepore puo' essere molto, molto confortante. 

Da un punto di vista pratico la XR non ha nulla per facilitarvi la vita: il vano sottosella e' talmente piccolo da non contenere neanche i documenti: ci entra a mala pena un adesivo (non scherzo). Non c'e' un gancio per il casco. Non c'e' un posto dove mettere una catena, o il panino che andate a comprare all'alimentari. Rassegnatevi ad avere sempre un ragno attaccato dietro, e magari una borsa a tracolla, se volete portare qualcosa. 

Sulle statali la XR da' il meglio di se'. E' una moto fatta per andare sugli 80 km/h, oppure a passeggio, gustando il paesaggio, proprio come molte nude dai motori enormi.

E per finire qualche applauso e qualche vaffanculo

Applausi a scena aperta
  • Per il design della moto, per me una delle piu' belle di sempre.
  • Per la posizione di guida: le gambe e la schiena non si stancano neanche dopo molte ore, il manubrio largo vi garantisce un controllo perfetto della moto.
  • Per l'elasticita' del motore, che ti permette di riprendere in quinta anche a velocita' molto basse.
  • Per gli indicatori di direzione intelligenti, che capiscono quando avete svoltato, e si spengono da soli.
  • Per il sound profondamente Harley. 

Sonori vaffanculo
  • Al materiale plastico usato per il serbatio, che - a causa dell'alto contenuto di etanolo nelle benzine americane - sgalla. E' vero che sgalla in due punti quasi invisibili, ma il punto resta che sgalla. Le Ducati qui in America hanno lo stesso problema, perche' il fornitore dei serbatoi e' lo stesso. Harley ha riconosciuto il problema, e si dice debba presentare un serbatoio diverso da sostituire in garanzia. Vedremo.  
  • Alla ruggine: inaccettabile che alcune viti si siano arrugginite dopo due mesi, soprattutto in una moto tenuta sempre in garage quando non e' sulla strada. 
  • Al calore inumano sprigionato dal bicilindrico se si e' costretti agli stop and go tipici della citta'.
  • Alle vibrazioni alle manopole che diventano insopportabili al di sopra dei 4-5000 giri.
  • Agli specchietti: i bracci degli specchietti sono troppo corti, ed e' impossibile riuscire a vedere qualcosa senza fare contorsioni con le braccia. Il problema e' risolvibile comprando (al modico preddo di un rene e una milza) gli specchietti Harley con i bracci piu' lunghi. Pero' questa cosa mi fa troppo incazzare. E' impossibile che in Harley non se ne siano resi conto, viste anche le dimensioni ragguardevoli dell'uomo medio di Milwaukee, che si presume essere tra gli ingegneri Harley. 
  • Ai concessionari Harley, che per i tagliandi chiedono il doppio - se non il triplo - di Honda e Suzuki.  
E' sempre difficile dirlo con certezza, ma a meno di problemi improvvisi e/o imprevisti, credo che questa moto rimarra' nel mio garage per molto, molto, molto tempo. 

09/10/11

Pioggia di foglie

Arriva agognato ogni anno, come sempre, da quando sono bambino: ottobre. Segna l'inizio del periodo piu' bello dell'anno, che da quando siamo negli USA e' ancora piu' bello: un carosello di feste che con Columbus Day (oggi), Halloween, Thanksgiving ti porta in crescendo fino al Natale. Un sabato del villaggio ininterrotto, colorato di giallo e di rosso.

Sono andato a fare un piccolo giro di un paio di giorni in Wisconsin. Cercavo i colori d'autunno. Che dite: li ho trovati?















































07/10/11

Doppi sensi

L'inglese, a volte, e' una lingua meravigliosa. Succhia - strizza - spara - smorza (*).



















(*) Ho tradotto blow con smorza, perche' cosi' mantengo il doppiosenso sessuale e relativo al motore. Il termine blow in realta' in inglese richiama il pompino, e quindi e' una ripetizione di suck, se si guarda al solo significato sessuale delle parole.

22/09/11

Il volto (o quasi) del Demonio

Questa e' per Inazuma (e per tutti quelli che non potevano vivere senza un'immagine del Demonio): in realta' il "graffito" che avevo usato come sfondo per queste foto di Honey Badger, che Inuzuma ha ri-postato ieri sul suo bellissimo blog, c'e' ancora: ci sono passato oggi per controllare. Ecco la prova.

21/09/11

Le donne vanno pazze per le moto (?)

In una commedia uscita qualche mese fa c'e' una scena molto divertente (forse l'unica dell'intero film). I due protagonisti, due individui sposati, tristarelli, sulla quarantina, stanno provando in tutti i modi a rimorchiare, con scarso successo. Alla fine uno ha un colpo di genio, e si presenta in un bar con un casco da motociclista. "Che ci fai col casco", domanda l'amico, "siamo venuti in macchina!". "Chicks dig motorcycles", le ragazze vanno pazze per le moto, risponde l'altro.

Ora: che le donne (alcune donne) vadano pazze per i tipi in moto (per alcuni tipi in moto), e' un dato di fatto un po' ovunque. Ma e' vero che qui negli USA la cosa sembra avere dimensioni diverse rispetto a quanto ho potuto sperimentare in Italia (ma ero parecchio giovane) e in Belgio. In Italia il motociclista ha sicuramente il suo fascino, ma quelli che vanno in moto sono talmente tanti che alla fine l'essere motociclista non e' che sia proprio un elemento di differenziazione. In Belgio il 99% dei motociclisti sono vecchi grossi e rubizzi che girano con vecchie Honda Pan European: sicuramente non uno spettacolo eccitante per le donne.

Qui in America la cosa e' diversa. Ovviamente il mercato si divide in vari settori: c'e' chi preferisce l'uomo Harley, chi preferisce l'uomo con la sportiva. Chi preferisce l'uomo sulla cafe racer. Ma in ogni caso, almeno nel Midwest, l'uomo in moto non e' cosi' presente come in Italia e in Europa. E le reazioni femminili a volte sono al limite dell'imbarazzante.

Nelle ultime due settimane mi sono successe le tre seguenti cose:

- Fermo al semaforo un pomeriggio, giubbotto di pelle, jeans, casco integrale e occhiali di sole (e quindi non c'era modo di vedere se avessi una faccia almeno decente o meno), sono quasi caduto per terra quando una pazza di Greenpeace che era sul marciapiede accanto cercando di convincere la gente a firmare per la protezione delle balene tibetane mi e' saltata sul sedile del passeggero all'improvviso, non invitata, stringendomi e gridando "take me for a ride!!!". Io pensavo fosse una candid camera. E mi sono anche incazzato, perche' come sanno tutti quelli che vanno in moto, la donna che monta dietro senza avvisare e' una delle ragioni piu' comuni delle cadute da fermo...e infatti non so grazie a quali bestemmie sono riuscito a rimanere in piedi.

- Fermo a un altro semaforo, le dieci di sera,  due tipe si avvicinano. Una e' visibilmente ubriaca, e barcolla: mi si aggancia al braccio, e biascica un "take us for a ride, we are from Saudi Arabia". Al che pensavo fosse davvero uno scherzo: portaci a fare un giro, siamo saudite??? Cioe': SAUDITE? Ma ziocantante! Questa e' troppa bella. Quando io ho detto che non potevo portarle tutte e due, la risposta della sobria e' stata geniale: "ci puoi prendere a turni". E vi assicuro che i vocaboli inglesi utilizzati erano equivoci come l'italiano "prendere". Ci. Puoi. Prendere. A. Turni. Due saudite. Mah.

- Entro a Walgreen, uno di quei negozi americani che sono principalmente una cosa (una farmacia), ma che sono anche centomila altre cose (alimentari, affita dvd, negozio di vestiti). Prendo una lattina di cocacola, vado a pagare, e la cassiera, asiatica, mi guarda, guarda il casco e dice "that's a big one". Io sorrido, e dico "e' per una moto grossa". E lei: "e cos'altro hai di grosso?".

Sara' l'aria di settembre?

06/09/11

Moto. Notte. Sempre.

Questo e' quello che vorrei fare praticamente ogni sera. Chi va in moto senza motivo sa bene di cosa parlo. Per vari motivi, e' parecchio che non lo faccio. E maremma impestata quanto mi manca.
Lossa Engineering's short film "Solus" from Jay Lossa on Vimeo.

29/08/11

Donne in moto/1

Come avevo detto qui, si comincia con la serie di Donne in moto. Foto di donne che hanno fatto la storia del motociclismo, o che, semplicemente, vanno in moto. Non pin-up appoggiate o che si strusciano sulla moto, quindi. Quelle restano una prerogativa del venerdi'.

Visto il mio passato "belga", non potevo non cominciare con Marianne Weber, una giornalista belga famosa negli anni '50 del secolo scorso per la sua velocita'. In questa foto - pubblicata sul numero 81 della rivista francese Motorcycle dell'agosto del 1952 - sta provando la "nuova" BMW R68. La moto in questione era stata presentata come una moto capace di raggiungere 100 miglia orarie, e la Weber voleva verificare che non si trattasse solo di una trovata pubblicitaria.

Nel test immortalato da questa foto Weber riusci' a raggiungere i 160 km/h, cioe' 99.5 miglia orarie...Non soddisfatta, nel 1954 ci riprovo', e raggiunse i 162,895 km/h, e cioe' le 101,24 miglia orarie. BMW non aveva mentito...e la Weber si confermo' come una delle donne piu' veloci su due ruote.

E' una delle foto motociclistiche che piu' mi piacciono in assoluto.

Ah, notate che abbigliamento tecnico...


Posted by Picasa

11/08/11

Donne in moto

Da oggi si cambia. O meglio: si aggiunge. Le donne pin-up che ho pubblicato nelle ultime settimane sono sexy. E infatti ho intenzione di continuare la rubrica Pin-up Friday a partire dalla settimana prossima. Ma c'e' una cosa ancora piu' sexy di una pin-up che fa finta di essere interessata ai motori o che ci si struscia come una gatta (o una cagna): una donna vera che va in moto.

Non c'e' niente di piu' bello del sorriso di una donna che toglie il casco e profuma ancora del vento. Lo penso sul serio.

Quindi ogni tanto pubblichero' anche foto di donne vere che vanno in moto. Donne che hanno fatto la storia del motociclismo al femminile, rompendo barriere di genere in anni difficili, e donne che semplicemente amano andare in moto e viaggiare.

Se poi qualche lettrice volesse mandare foto sue (vestite, e in moto) le pubblico volentieri.

Non ho idea da dove venga questa foto...Pero' rende molto bene l'idea, no?

19/07/11

01/07/11

Pin-up Friday/7

Questa ragazza non ha letto lo studio australiano sull'efficacia delle protezioni in moto di cui ho parlato nel post precedente. O forse si': ha gli stivali, effettivamente.

26/06/11

Studio GEAR sull'efficacia dell'abbigliamento motociclistico in caso d'incidente

Qui in America l'abbigliamento tecnico da moto e' quasi sconosciuto. Al massimo un giacchettaccio di pelle (che comunque puo' proteggere nel caso di scivolate), e basta. Quante volte qui vedo furboni in canottiera e pantaloni corti sulle loro Harley, senza casco.. Ma quante volte ho anche visto in Italia motociclisti o scooteristi a torso nudo d'estate...Basta una scivolata e non oso immaginare cosa possa succedere alla loro pelle al contatto con l'asfalto, anche solo a 20 km/h (e molto raramente si va a 20 km/h...)

Incidente, scultura di Duane Hanson, 1967. Da qui.
A conferma delle mie convinzioni, la settimana scorsa l'Universita' di Sidney in Australia e il Georgia Institute for International Health hanno pubblicato i risultati dello Studio GEAR sull'efficacia protettiva dell'abbigliamento tecnico motociclistico nel caso d'incidenti. A detta dei promotori, questo sarebbe il primo studio di questo tipo. Non so se sia vero, ma personalmente non ricordo di aver letto dati precisi come questi in passato.
Era da tanto che non mi occupavo di prodotti motociclistici, e la rubrica motoconsumatore languiva. Siccome non ho visto articoli o post in italiano che riportassero i risultati di questo studio, ve li riporto io.

Studio GEAR: obiettivi e modalita'
L'obiettivo dello studio GEAR, diretto dalla dott.ssa Liz de Rome, era di verificare se, e in che misura, indossare abbigliamento tecnico - e in particolar modo quello con protezioni rigide o semirigide su spalle, gomiti, mani e ginocchia - diminuisca le probabilita' che il motociclista si faccia male in modo grave. Non si parla di casco, perche' l'efficacia del casco e' gia' stata ampiamente dimostrata (anche se qui in Illinois da questo orecchio non ci sentono...)

Lo studio e' stato effettuato su un periodo di 12 mesi, durante i quali la Dott.ssa de Rome ha contattato il maggior numero possibile di motociclisti o scooteristi coinvolti in un incidente, per capire se 1) fossero rimasti feriti; 2) indossassero abbigliamento motociclistico; 3) indossassero anche protezioni. E' importante sottolineare che lo studio e' stato condotto su 12 mesi: come sappiamo bene tutti, anche il sostenitore piu' convinto dell'uso dell'abbigliamento tecnico puo' cedere al richiamo del pantalone corto o della maglietta per andare al mare o dal giornalaio sotto casa...Si sono presi in considerazione anche fattori come la velocita' alla quale l'incidente e' avvenuto, l'eta' del motociclista, gli ostacoli contro i quali si e' eventualmente sbattuto.

Studio Gear: i risultati
I risultati dello studio sono abbastanza in linea con le aspettative, anche se ci sono un paio di sorprese.
  • I motociclisti che in caso d'incidente indossano abbigliamento tecnico di qualsiasi tipo (con o senza protezioni) hanno MENO probabilita' di finire all'ospedale rispetto a chi NON indossa abbigliamento tecnico. Nessuna sorpresa qui.
  • I motociclisti che indossano abbigliamento con protezioni hanno probabilita' estremamente basse di riportare ferite alle parti del corpo protette. Esempi:
    • Il motociclista con un giubbotto con protezioni ha il 23% di probabilita' in meno di riportare una ferita, rispetto al motociclista senza giubbotto, e il 63% di probabilita' in meno di avere ferite aperte (tagli, sbucciature).
    • Chi indossa guanti con protezioni ha il 45% di probabilita' in meno di riportare una ferita alle mani rispetto a chi non indossa guanti, e il 73% di probabilita' in meno di avere ferite aperte. 
    • Chi indossa pantaloni con protezioni al ginocchio ha il 39% di probabilita' in meno di riportare una ferita, e il 91% di probabilita' in meno di avere ferite aperte alle gambe.
  • I dati riguardanti l'uso degli stivali da moto sono molto interessanti: 
    • Chi indossa stivali da moto ha il 45% di probabilita' in meno di riportare ferite ai piedi e alle caviglie rispetto a quelli che usano scarpe normali che NON sono stivali. La cosa interessante e' che chi indossa qualsiasi tipo di stivale, da moto o non, ha il 53% di probabilita' in meno di avere danni ai piedi rispetto a chi indossa scarpe da tennis o scarpe "normali". Pensateci la prossima volta che vi mettete le vostre Nike per andare al mare. 
  • Niente sembra suggerire che le protezioni possano ridurre il rischio di fratture, purtroppo.
  • Cattivissime notizie riguardo la qualita' dell'abbigliamento tecnico: il 29% dei giacchetti, il 28% dei pantaloni, e il 25% dei guanti tecnici coinvolti in incidenti non ha funzionato come si deve. Il che indica che c'e' parecchio bisogno di controllo di qualita'...
In calce a questo post c'e' un video, in inglese, nel quale la Dott.ssa Liz de Rome spiega le modalita' e i risultati dello studio. E qui sotto vi metto anche i link alle mie vecchie comparative di varie categorie di prodotti motociclistici...nel caso vi sia venuta voglia di comprare qualcosa...

22/06/11

Facce da moto (e moto)

L'altro giorno vi avevo parlato della mia partecipazione al raduno Freedom Ride 2011. Vi avevo detto che c'erano gente e moto particolari per me, ma tipiche del paesaggio motociclista americano. Ecco le prove (cliccate sotto questa foto per vedere le altre).



16/06/11

Pin-up Friday/5

Per l'odierna Pin-up Friday andiamo un po' fuori dai sentieri battuti nelle settimane scorse. Vi propongo infatti non una, non due, non tre, ma ben...8 pin-up! Solo che sono tutte vintage e tutte disegnate.

Alcuni sostengono che il fenomeno pin-up nasca verso la fine dell''800, con disegni di donne quasi sempre in biancheria, in pose che diventeranno classiche e che verrano poi copiate e riprodotte in fotografia all'inizio del XX secolo. Altri ritengono invece che nasca solo nel XX secolo, direttamente con le foto. Quello che si sa con certezza e' che il termine Pin-up appare negli anni '40 del secolo scorso per indicare quelle foto o quei disegni che si appendevano (pin-up, appunto) nelle camere o negli armadietti...il famoso paginone centrale di Playboy, con la grande foto da staccare e appendere, non fara' altro che rafforzare questa tradizione.

Le Pin-Up non nascono associate ai motori: sono semplicemente immagini di sex symbol dell'epoca ritratte in pose considerate sexy e audaci per quegli anni (pose che ora sono da educanda). Oppure donne in situazioni allora considerate sconvenienti e quindi "sexy". Il connubio pin-up/motocicletta entra in scena proprio per questo secondo motivo: donne che andavano in moto c'erano, ma erano davvero pochine, per cui i disegni e le foto di donne e moto erano considerati molto sexy.

Da notare che fin da subito si propongono due filosofie molto diverse nel fotografare donne e moto. Da un lato si propongono donne che la moto la guidano davvero, sono indipendenti, vivono la motocicletta, non solo un mero accessorio. Queste donne sono raramente ignude, perche' ignudo in moto, a meno che tu non sia un coglione come questo, non ci vai.  Dall'altro ci si limita a presentare donne mezze nude in pose inverosimili, sdraiate sul parafango, piegate sul manubrio, a gambe larghe sulla targa, oppure intente a lavare la moto indossando la giarrettiera (un altro classico).

Qui sotto vi ho messo disegni di entrambi i tipi. Personalmente trovo piu' sexy la donna che guida la moto: anche perche' preferisco lavarla da solo la moto per evitare graffi. Voi?










14/06/11

L'approssimazione e l'ignoranza di (alcune?) imprese italiane

Napole(t)one Luca Luciani
Molti di voi ricorderanno il famoso video del manager TIM, Luca Luciani, che cercando di motivare i proprio impiegati, li invitava con cipiglio duro a fare come Napoleone a Waterloo. Secondo questo manager d'assalto, infatti, Napoleone (lui lo chiamava NapoleTone, ma vabbe') a Waterloo avrebbe conseguito la sua piu' bella vittoria. Sottolineo che Luciani all'epoca guadagnava 844mila Euri all'anno.

Ricordo che rimasi colpito non solo per l'errore madornale (capita anche ai migliori), ma anche e soprattutto perche' il nostro dimostrava grosse difficolta' di espressione e una scarsa padronanza di linguaggio in italiano (figuriamoci a fare presentazioni in altre lingue). Se l'ignoranza storica non implica di per se' scarse capacita' manageriali, certamente la mancanza di capacita' comunicativa per un manager di alto livello e' molto grave. Nonostante questo Luciani venne poi promosso a Direttore Generale di Telecom Italia, e di lui ho poi perso le tracce (anzi: volli perdere le tracce, perche' io e i miei congiuntivi guadagnamo molto meno, e francamente questa cosa mi fa parecchio incazzare).

Vi parlo di questa cosa ora, a tre anni dall'accaduto, perche' mi e' venuta a mente leggendo una notizia du Italian Motor, un bel blog di un inglese appassionato di moto italiane. E' accaduto questo: Motociclismo, il giornale piu' importante di motociclismo (doh!), pubblica una comparativa molto particolareggiata tra sette moto enduro (qui alcuni video e la presentazione di Motociclismo). Il nostro blogger la compra e si aspetta di trovare la performance della Moto Guzzi Stelvio (di cui il nostro lettore Jigen aveva parlato bene proprio qui sul Demonio) e vedere come va rispetto alla concorrenza giapponese, austriaca, inglese e tedesca.

Bene, la Moto Guzzi, l'italiana, non c'e'. Com'e' possibile?

Spiega Motociclismo in un piccolo riquadro leggibile ingrandendo la foto qui a sinistra (presa sempre da qui) che la Guzzi e' un'assente ingiustificata: "manca nella comparativa la contendente italiana; abbiamo chiesto alla Moto Guzzi la Stelvio 8V NTX [...], ma la moto ci e' stata consegnata con estremo ritardo, quando ormai ci trovavamo gia' in Sicilia". 

Ora: Yamaha, Honda, Triumph, KTM, BMW hanno TUTTE messo a disposizione dei tester le loro moto. In Moto Guzzi evidentemente credono di poter fare un po' come cazzo par loro, e/o non credono di aver bisogno di aiuto per vendere le loro moto (siccome vendono tanto, nevvero?). Oppure, semplicemente, si tratta di un'azienda nella quale manca un management coi coglioni.

Ecco, io m'immagino cosa potrebbe accadere dopo una roba del genere in un'azienda americana (o francese; o giapponese; o tedesca...) all'addetto marketing con la responsabilita' di fare in modo che Motociclismo (non il giornale dell'oratorio, ma IL giornale che orienta il mercato italiano) riceva questa benedetta moto in tempo. Provo ad immaginarlo, ma in realta' non ci riesco. Perche' in NESSUNA azienda americana ne' giapponese si potrebbe creare un ambiente nel quale fosse anche solo concepibile una cosa del genere (le aziende francesi e tedesche non le conosco).

Non sto esagerando, ragazzi. Errori madornali se ne fanno tutti, ma questo tipo di cose qui denota solo una completa mancanza di professionalita: mancare una roba del genere puo' essere quantificato tranquillamente e con precisione, in migliaia di moto vendute IN MENO. Cioe' migliaia di euro di ricavi IN MENO. Cioe' centinaia di posti di lavoro in pericolo. Quante persone credete che, leggendo una roba del genere su quel giornale, decidano di NON comprare la Guzzi? Se questo e' il modo in cui cercano di vendere le moto, figurati poi come possono trattare il cliente: non e' un pensiero difficile da maturare, no?

Ignoranza, mancanza di rispetto per se stessi e il proprio lavoro, approssimazione: questo e' quello da cui sono fuggito. Credo abbia ragione il pizzaiolo quando mi dice di non tornare.

Piccola postilla. Motociclismo alla fine della comparativa non dice quale moto sia la migliore. Valgono qui le osservazioni che gia' feci un paio d'anni fa a proposito di questa rivista e delle sue concorrenti straniere. Le riviste italiane di settore non danno MAI un'opinione chiara, mai un consiglio definito: evidentemente l'incapacita' - o il bisogno di tenere cari gli inserzionisti tutti - impedisce di essere onesti. Ecco perche' smisi di comprare quel giornale, e - obtorto collo - cominciai a leggere Motomag, un giornale francese. Anche questo e' un aspetto della metastasi italiana.

Aggiornamento interessante: un mio commento su motoblog.it, in calce a un articolo su Moto Guzzi, nel quale raccontavo quanto avvenuto, e' stato cancellato senza motivi e senza spiegazioni. Sicuramente una coincidenza...

Ti potrebbero interessare anche questi post qui:

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...