13/07/10

Moto Guzzi Stelvio 1200 - le impressioni di Jigen

Tempo fa, in uno dei suoi commenti, Jigen - alias Luca - aveva detto che si era da poco comprato la Moto Guzzi Stelvio. La Stelvio mi ha affascinato sin da quando e' uscita, un paio di anni fa. Per cui ho chiesto a Jigen se gentilmente poteva scrivermi due righe su quello che ne pensava. E Jigen ha scritto questa bellissima "recensione" qua sotto (anche le foto sono sue). E' particolarmente interessante perche' i suoi commenti sono quelli di un ex vespista.

Tra poco pubblichero' anche le mie impressioni su Wakanda. Ma se avete una moto, uno scooter, e volete scrivere una recensione da pubblicare sul Demonio, contattatemi e se ne discute. Nel frattempo buona lettura. E grazie JIGEN!

***

Ciao a tutti, sono Luca, aka Jigen, e ringrazio il Demonio Pellegrino per l’ospitalità; dietro suo invito vi faccio partecipi dei miei primi 5.000 chilometri sulla mia Moto Guzzi Stelvio 1200 4V del 2008 acquistata a fine maggio di quest’anno. Premessa: è la mia prima moto, abbandono per lei la mia fidatissima Vespa 200L Gran Turismo del 2003 che da Milano mi ha accompagnato fino a Dublino (due volte) e a Salonicco (l’estate passata).


Laroux, si chiama così la mia Guzzi, (anch’io come il proprietario di questo blog non mi sottraggo a dare nomi a oggetti “inanimati”) si sta comportando bene anche se il suo peso quando torno sulla Vespa mi fa sembrare quest’ultima uno scooter giocattolo…I suoi 250 kg infatti sono il mio più grande cruccio, ho davvero più paura di farla cadere da ferma che quando è in moto! Ad ogni modo, si comincia.

Come va la moto
La Stelvio mi ha fatto scoprire cosa significa avere un motore sotto il culo. È difficile, me ne rendo conto, per chi ha sempre guidato un’auto o un mezzo a due ruote di bassa cilindrata, capire quest’affermazione, credetemi sulla parola. La si cavalca come una puledra, anzi si tende a scivolare alla fine della sella verso il bicilindrico tanto che hanno messo delle protezioni per le ginocchia; la sua posizione di guida, tipica delle enduro stradali è quella che ho sempre cercato.


Laroux va giù in curva se lo vuoi tu. O meglio, data la sua massa, non ci vuole niente a piegare con questo tipo di moto nonostante non sia una sportiva, devo solo capire bene quanto/quando posso farlo e a quali velocità. A differenza della Vespa anche a settanta chilometri orari mi sembra di correre e la lontananza dal terreno mi fa sentire in totale balia della moto. Sono alto un metro e ottanta ma consiglio questa Guzzi a quelli alti dal metro e ottantacinque in su.

Raggio e precisione dello sterzo: buono il primo, ma mi aspettavo di meglio, da ferma mi capita spesso di fare manovre automobilistiche per uscire da alcuni parcheggi; impeccabile la seconda, il manubrio molto ampio contribuisce a identificare il pilota con la moto, se decidi di passare in un punto stretto, anche nel traffico milanese più caotico, ti ci infili senza tentennamenti. Sono spesso gli automobilisti a percepire la moto più grossa di quello che è ed a farle spazio!

Il cambio
La Stelvio non ha la catena ma il cardano e la classica leva al piede come cambio, non è una moto come, che ne so, la Mana… Com’è passare da uno scooter senza marce a un 1200 che ne ha sei? Ecco, un po’ traumatico. Adesso che mi sono abituato posso dirvi che credo Laroux abbia i rapporti troppo corti: mi trovo molto spesso a cercare le marce più alte, anche sopra la sesta! La prima è nervosissima al pari della seconda, mi trovo a mio agio con la terza, la quarta quasi non la conosco, la quinta ogni tanto la uso in superstrada e la sesta è la regola in autostrada.

A 4.500 giri la Stelvio tocca i 130 km/h e tanto mi basta. Come avevo già letto sulla Rete prima di acquistarla non è una moto per chi desidera avere una spinta sempre “pronta”. Potreste rispondermi che allora è una moto che ha qualcosa che non va se presenta difetti di erogazione… Non, so, proverò una Stelvio NTX (dove hanno risolto la cosa, ho letto) e vi farò sapere! Risposta per quanto mi riguarda, sopra i 5.000 giri trovo tutta la grinta di cui ho bisogno quando raramente mi serve e sono contento così.

Il cambio dicevamo: talmente dolce che bisogna maltrattarlo. Ringrazio il meccanico che me l’ha consegnata, il consiglio è stato “Non essere timido con le marce”; le marce entrano tutte facilmente ma non perdonano tocchi troppo incerti, la sensazione in questi casi è che la marcia sia entrata ma non completamente – ditemi voi se è possibile –, allora scalo e la inserisco meglio.

La seduta è la dimostrazione di come la posizione di guida e non l’imbottitura influisca su eventuali dolori dopo due/tre ore di viaggio, questo il mio pensiero. Davvero comoda, il pilota ha anche molto gioco se vuole cambiare durante la guida mentre il passeggero ha una sella praticamente tutta sua; la mia passeggera l’ha trovata piacevole lamentandosi solo delle vibrazioni provenenti dai pedalini e del calore della marmitta.

Invece pilota e passeggero non possono che ringraziare le sospensioni, avete idea di quante “botte” si prendono con una Vespa? Adesso le buche sono solo un lontano ricordo ed è anche possibile scendere da un marciapiede senza problemi. Le ruote trasmettono un buon feeling, quella anteriore, forse per il peso del motore proprio a ridosso, l’ho trovata a volte un po’ incerta.

I comandi
C’è quello che serve, metà analogico (i giri) e metà digitale (indicatore della benzina, tachimetro e temperatura esterna), più le solite spie. In condizioni di luce particolari la plancia dei comandi riflette molto e infastidisce. Il display già presenta i difetti degli schermi a cristalli liquidi lasciati al sole, peccato. Assolutamente impreciso l’indicatore della benzina, mi regolo grazie ai due “trip” parziali che è possibile programmare, infatti adesso vi parlo dei consumi:


Riempiendo il serbatoio fino all’orlo non ce n’è, la spia della riserva, almeno sulla mia Guzzi, si accende sempre dopo 215 chilometri (a 120 km/h di media). In seguito a un percorso misto mi è capitato di fare 235 chilometri. Ovvero, Laroux fa i 16,5 km con un litro o giù di lì. Quando “parte la riserva” il contachilometri inizia un conteggio parziale ad hoc che fa innervosire parecchio, per ora in queste condizioni ho fatto quaranta chilometri (così non vi angosciate!).

Il computer della moto dicevo può gestire due “trip” diversi che riportano chilometri, velocità, durata e consumi di un determinato viaggio. Piccolo appunto, se impostate “trip” numero due e fate rifornimento una volta riaccesa la moto ricordatevi di tornare sul secondo programma perché il computer va sul primo in automatico e addio statistiche.

Il famigerato sportellino sul lato destro del serbatoio… Lo trovo comodo – ci sta al più il portafoglio, il telefonino e il biglietto dell’autostrada –, si apre solo quando la moto è accesa e in folle. Il tasto è dietro e opposto a quello delle frecce, anche troppo imboscato. Ad alte velocità lo sportello presenta un po’ di gioco che lascia dubbi circa la sua chiusura stagna, per ora acqua non ci è mai entrata.

Concludo come il Demonio copiandogli l’idea degli applausi e anche dei vaffanculo, versione pellegrina dei cari vecchi pro e contro.

APPLAUSI SCROSCIANTI per
* i fari, due occhioni tondi che ti illuminano la strada così bene che tra anabbaglianti e abbaglianti non c’è praticamente differenza, avrete capito che il look della Stelvio mi piace;
* il borbottio del bicilindrico trasversale a V, ti ci affezioni a questa bestiola da cento cavalli appena davanti alle ginocchia;
* il vano sottosella, accoglie il libretto e – importante – una catena bella massiccia fatta come si deve facendo solo un po’ di attenzione a come la si dispone;
* il cambio, come passare da uno scooter senza marce a una moto che ne può vantare sei senza bestemmiare più di tanto, necessita un po’ di brutalità;
* le ridotte vibrazioni, ricordo che arrivo da una Vespa che non sa cosa siano. Diventano fastidiose dai 5.000 giri in su, provare per credere;
* il parabrezza, protegge davvero molto anche in presenza di forti temporali (se si va a velocità sostenute).
* il cavalletto laterale – la Stelvio ha anche quello centrale –, facile da raggiungere con il tacco della scarpa dalla normale posizione di guida, diventa il tuo migliore amico.

VAFFANCULO MERITATI per
* l’indicatore della benzina. Se ho riempito al massimo il serbatoio perché non mi segna tre tacche su tre ma solo due? Perché? Qualche ingegnere di Mandello me lo può dire?
* il peso eccessivo, vabbè. Non ci posso fare niente, dovrò mettermi sotto a sviluppare massa muscolare, non per essere figo ma per non avere paura di far cadere la mia moto;
* il posizionamento delle borse rigide, troppo “attaccate su”. Fare uno sforzo in più per capire come renderle più aderenti alla moto no? Vedi alla voce Yamaha Super Ténéré 1200…;
* le marce corte. Sarà l’inesperienza ma mi sembra una moto impossibile da guidare alle basse velocità, come se la Stelvio avesse sempre voglia di scappare via;
* la regolazione del parabrezza. O.k., capisco la soluzione manuale rispetto a quella elettrica. La procedura è tuttavia troppo laboriosa e si tende a regolarlo una volta sola e finito lì;
* le plastiche delle protezioni per le ginocchia. Sarò solo io a percepirle troppo economiche? Probabilmente la loro elasticità e il loro aspetto mi inducono a pensarlo;
* l’aspetto della marmitta. Non riesco ancora ad abituarmici e a capire se era l’unica soluzione possibile per la Stelvio, per ora penso solo che non sia del tutto indovinata;

Questo è quanto. In occasione di viaggi più impegnativi rispetto a scampagnate di trecento chilometri chiederò al Demonio Pellegrino se è ancora dell’idea di lasciarmi spazio in casa sua per dire la mia. Se vedete in giro per il Nord Italia una delle poche Stelvio in circolazione fate un cenno con la mano o un lampo con gli abbaglianti, potrei essere io!



6 commenti:

pizzeriaitalia ha detto...

Grazie a Jigen (ed a Demonio che lo ospita) per la "recensione" della Stelvio. A me non piace..., ma il mondo è bello vasto e libero... per cui... in bocca al lupo!

Per quanto riguarda l'indicatore della benzina della Guzzi.., pare che sia stato elaborato dallo stesso team che ha studiato le tacche dell'iPhone4. Appena arriverà il 5 anche la benzina arriverà al pieno!

Demonio Pellegrino ha detto...

Pizza, cos'e' che non ti piace della Guzzi? Il design?

Sull'iphone no comment...Mentre sulla questione tacche della benzina, be', con Wakanda ho risolto il problema: non c'e' nessun indicatore, e quando entra in riserva devo girare la chiavetta, visto che ha i vecchi carburatori...amarcord.

pizzeriaitalia ha detto...

Si, un design "pesantissimo"... le BMW GS, e persino la Triumph Tiger, "sembrano" più leggere... ma è solo design!

Jigen ha detto...

@pizzeriaitaliana

Inizio a pensarlo anch'io che a Mandello abbiano mandato i loro ingegneri a studiare a Cupertino ;-) Dimmi cosa non ti piace di questa Guzzi però! E crepi il lupo.

Ad ogni modo un aggiornamento sulla riserva della Stelvio: in città sono riuscito a fare 70 chilometri prima di finire, letteralmente, a piedi. Come si suol dire, "volevo toccare con mano..."

Demonio Pellegrino ha detto...

Pizza, si', la Triumph sembra piu' leggera, ma la BMW no, secondo me. Detto questo, tra le tre, gia' prima dell'esperienza Mana avrei preso la GS. Pero' la prova di Jigen mi conferma che (al di la' dei soldi) faccio bene a non comprarle proprio ste moto: sono troppo basso. Gia' con la V-Strom 650 ho problemi, ed e' piu' leggera del GS o della Stelvio.

E a me fanno ridere quelli che ti dicono (come le goldwind) eh, si', e' pesa, ma una volta che sei in movimento e' una bicicletta. Si', ok, cazzo, ma a un certo punto ti devi fermare, o no??

Jigen, gli ingegneri guzzi sono gli stessi dell'aprilia, purtroppo. Il cruscotto, i sistemi di apertura autmatici che descrivi, sono gli stessi che erano sulla Mana. Ti auguro miglior fortuna di me.

Demonio Pellegrino ha detto...

Aggiungo: non e' che le moto italiane siano tutte una merda. Ma le case italiane hanno il viziaccio porco di far fare agli acquirenti i beta tester. Per cui per me se ne possono andare a fare in culo. Io col cazzo che ricompro una moto italiana.

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