Visualizzazione post con etichetta Americanizzazioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Americanizzazioni. Mostra tutti i post
22/06/11
Facce da moto (e moto)
L'altro giorno vi avevo parlato della mia partecipazione al raduno Freedom Ride 2011. Vi avevo detto che c'erano gente e moto particolari per me, ma tipiche del paesaggio motociclista americano. Ecco le prove (cliccate sotto questa foto per vedere le altre).

19/06/11
Adunanza
Il mio assoluto disprezzo per le adunanze di massa e le manifestazioni di esaltazione collettiva mi ha sempre portato ad evitare le assemblee politiche di piazza, nelle quali centinaia di migliaia di persone che la pensano tutte allo stesso modo si muovono come indemoniate strillando slogan che risultani barbari indipendentemente dalla bonta' dei contenuti. Per lo stesso motivo ho sempre bazzicato molto poco gli stadi per le partitite di calcio, i club sportivi o intellettuali nei quali l'appartenenza e la lealta' sono misurati dal non avere sfumature di pensiero su un dato argomento, o dal possedere un determinato oggetto.
Questo mio rifiuto si e' esteso sempre anche alla moto: fino al mese scorso non avevo mai partecipato a raduni motociclistici, e quando l'ho fatto e' stato piu' per interesse antropologico (quello di uno straniero che vuole apprendere i costumi della terra che lo accoglie) che per volonta' di sentirsi parte "di un gruppo".
La moto, l'ho sempre detto, e' onanismo. La si pratica da soli.
Pero' quanto un paio di giorni fa Ryan, l'uomo che sussurrava alle motociclette, mi ha invitato a partecipare a un raduno di motociclisti americani che avrebbe coinvolto migliaia di motociclette, ci ho messo un nanosecondo per accettare. Anche perche' il modo in cui Ryan me lo ha presentato non ammetteva defezioni: sara' l'occasione perfetta per vedere un bello spaccato di Americana: migliaia di moto, individui animati da sano e vero patriottismo, il tutto viziato dal tipico ciarpame Harley Davidson. Non puoi non venire.
E infatti sono andato. E se da un lato confermo il piu' profondo disprezzo per queste adunanze oceaniche, dall'altro ho avuto paura delle mie emozioni. 2900 moto in fila per partecipare a una motociclettata di 15 km per celebrare i caduti americani nelle guerre medioorientali, passando per piccoli villaggi del Mid West con centinaia di anziani, bambini, giovani che ti salutano sventolando bandiere dai bordi delle strade. Vecchietti con il loro cappello John Deer e la loro camicia plaid a quadri rossi che vengono a toccarti per benedirti e ringraziarti di ricordare i loro figli e nipoti morti.
No. La mia opinione nei confronti delle adunanze non e' cambiata. Le disprezzo ancora, forse di piu'. Di sicuro pero' capisco meglio come possano dare un senso di appartenenza a individui spesso ai margini della societa'. Ma non nascondo che sentire questa nazione parlare di liberta' contando e celebrando i suoi caduti, fa tutto un altro effetto che sentire De Magistris parlare di "Napoli liberata" dopo la sua elezione. Soprattutto quando ci si trova di fronte a un muro di centinaia di metri, nero come la disperazione dei genitori che piangono i loro figli, ricoperto di nomi di caduti. E si vede un bambino di 5 anni indossare un vecchio gilet di pelle, visibilmente troppo grande per lui, con il nome di un padre motociclista morto in chissa' quale deserto per difendere una parola che da noi De Magistris usa per parlare di Napoli.
Le parole sono importanti. Qui sanno ancora morire per difenderne il significato (o almeno, per difendere quello che loro interpretano come il giusto significato).
Detto questo, c'era davvero una caterva di disadattati e di moto allucinanti. Postero' le foto...
Detto questo, c'era davvero una caterva di disadattati e di moto allucinanti. Postero' le foto...
13/06/11
Arretratezza americana
Ci sono due cose sulle quali l'America e' profondamente indietro rispetto alla maggior parte dell'Europa sviluppata e al Giappone: la telefonia e i sistemi di pagamento.
Mi spiego: e' quasi impossibile a Chicago, New York, Los Angeles non avere almeno due, tre chiamate su dieci (fatte o ricevute) che o sono interrotte perche' si e' perso il segnale o che non si riescono a fare perche' non si riesce a prendere la linea. Spessissimo poi si chiamano cellulari, il telefono pare squillare, ma in realta' dall'altra parte non squilla una fava: il che implica che tu sei convinto che l'altra persona vedra' la tua chiamata ("ehi, il telefono squillava"), mentre l'altro telefono non ha proprio squillato. Le litigate che ho fatto con mia moglie durante i primi mesi per questo motivo non ve le racconto.
In alcuni edifici poi - per esempio a casa mia - e' impossibile avere segnale. Impossibile. E la mia non e' un'eccezione, ve lo assicuro.
Francamente il sistema telefonico e' da terzo mondo. (E la superiorita' del blackberry sull'iphone in queste situazioni e' schiacciante: col blackberry con una barra di segnale si riesce a far tutto. Con l'iphone segno delle croce e/o bestemmie, a scelta vostra).
Poi c'e' l'arretratezza imbarazzante dei sistemi di pagamento. In Belgio, gia' dal 2001, potevo fare ogni tipo di pagamento o versamento bancario via internet. Non credo di aver mai messo piedo alle poste per pagare alcunche' dal 1998 (capito Italia?) data in cui mi trasferii a Bruxelles. E non credo di aver mai dovuto pagare con un assegno.
In America, la punta di diamante del mondo occidentale, armatevi di assegni e di tanto cash. E scordatevi un sistema di pagamenti su internet come in Belgio. Fermi: ovviamente si puo' fare parecchio con la carta di credito (ma aumenta il numero di ristoranti che non l'accetta...). Non e' un caso che il commercio elettronico qui vada fortissimo. Ma provate a fare un versamento dal vostro conto corrente a quello di vostra moglie. O provate a fare un versamento internazionale. Auguri.
Voglio dire: in tutti i negozi potete ancora trovare i portafogli enormi per ospitare il libretto degli assegni! E in alcuni casi il pagamento con assegno e' imposto: per alcuni servizi delle compagnie TV, o per comprare un'auto. Ogni volta che ricevete una fattura (della compagnia telefonica, della tv via cavo, della carta di credito), viene acclusa una busta gia' affrancata nella quale inserire l'assegno da inviare per posta per pagare. Come ai tempi dei Medici in Toscana, maremma impestata.
Poi certo, ci sono mille cose che funzionano meglio. Ma non riesco a capacitarmi dell'arretratezza in queste due cose. E' come incontrare un uomo dello spazio che usa ancora la miscela al 2% per la propria astronave. Boh.
Mi spiego: e' quasi impossibile a Chicago, New York, Los Angeles non avere almeno due, tre chiamate su dieci (fatte o ricevute) che o sono interrotte perche' si e' perso il segnale o che non si riescono a fare perche' non si riesce a prendere la linea. Spessissimo poi si chiamano cellulari, il telefono pare squillare, ma in realta' dall'altra parte non squilla una fava: il che implica che tu sei convinto che l'altra persona vedra' la tua chiamata ("ehi, il telefono squillava"), mentre l'altro telefono non ha proprio squillato. Le litigate che ho fatto con mia moglie durante i primi mesi per questo motivo non ve le racconto.
In alcuni edifici poi - per esempio a casa mia - e' impossibile avere segnale. Impossibile. E la mia non e' un'eccezione, ve lo assicuro.
Francamente il sistema telefonico e' da terzo mondo. (E la superiorita' del blackberry sull'iphone in queste situazioni e' schiacciante: col blackberry con una barra di segnale si riesce a far tutto. Con l'iphone segno delle croce e/o bestemmie, a scelta vostra).
Poi c'e' l'arretratezza imbarazzante dei sistemi di pagamento. In Belgio, gia' dal 2001, potevo fare ogni tipo di pagamento o versamento bancario via internet. Non credo di aver mai messo piedo alle poste per pagare alcunche' dal 1998 (capito Italia?) data in cui mi trasferii a Bruxelles. E non credo di aver mai dovuto pagare con un assegno.
In America, la punta di diamante del mondo occidentale, armatevi di assegni e di tanto cash. E scordatevi un sistema di pagamenti su internet come in Belgio. Fermi: ovviamente si puo' fare parecchio con la carta di credito (ma aumenta il numero di ristoranti che non l'accetta...). Non e' un caso che il commercio elettronico qui vada fortissimo. Ma provate a fare un versamento dal vostro conto corrente a quello di vostra moglie. O provate a fare un versamento internazionale. Auguri.
Voglio dire: in tutti i negozi potete ancora trovare i portafogli enormi per ospitare il libretto degli assegni! E in alcuni casi il pagamento con assegno e' imposto: per alcuni servizi delle compagnie TV, o per comprare un'auto. Ogni volta che ricevete una fattura (della compagnia telefonica, della tv via cavo, della carta di credito), viene acclusa una busta gia' affrancata nella quale inserire l'assegno da inviare per posta per pagare. Come ai tempi dei Medici in Toscana, maremma impestata.
Poi certo, ci sono mille cose che funzionano meglio. Ma non riesco a capacitarmi dell'arretratezza in queste due cose. E' come incontrare un uomo dello spazio che usa ancora la miscela al 2% per la propria astronave. Boh.
07/03/11
02/02/11
Tsunami di neve
Chicago e' stata attraversata da una delle piu' grandi tempeste di neve degli ultimi 40 anni. Per la prima volta in vita mia, ho visto e sentito tuoni e lampi mentre nevicava: un'esperienza sensoriale abbastanza spiazzante.
Ha nevicato ininterrottamente, forte, per circa 15 ore, fino a mezzogiorno di oggi ora locale. La neve non scendeva lieve giu' dal ciel, ma veniva giu' come un acquazzone di fiocchi, violento e implacabile. La citta' era preparata: dalla finestra ho visto camion spazzaneve in funzione continua per ore e ore, auto della polizia quasi ad ogni angolo di strada per aiutare eventuali automobilisti in difficolta'.
Gli uffici oggi sono rimasti chiusi, i negozi lo stesso. Alcune strade da ieri sera erano state chiuse, dal momento che le onde del Lago Michigan arrivavano a bagnarle, creando lastroni di ghiaccio pericolosi. E' caduto piu' di un metro di neve (in alcune zone piu' di 150cm...). Ci sono stati alcuni disagi, con alcune macchine bloccate sulle strade, ma nel complesso non ci sono stati problemi. E le strade - TUTTE quelle a alta circolazione, e anche alcune di quelle meno trafficate - sono gia' ora, a meno di tre ore dalla fine della tempesta, sgombre. Non solo: anche i vialetti pedonali nei parchi sono gia' stati sgombrati.
Ecco. E poi ripenso alla nevicata di 20 cm del dicembre scorso in Italia, con la Firenze-Pisa-Livorno chiusa al traffico per 6 giorni. E sono sempre piu' felice di non abitare piu' il natio borgo selvaggio. Bellissimo quanto si vuole, ma davvero indegno di appartenere al mondo sviluppato. Basta allontanarsene per rendersene conto.
19/11/10
Il giorrno del ringraziamento: tra miti e falsita'
| Il primo ringraziamento, di Brownscombe |
L'ultimo giovedi' di Novembre (quest'anno il 25 pv) si celebra in America il giorno del Ringraziamento. E' una festa alla quale mi pare gli americani siano addirittura piu' attaccati che al Natale. Immagino che il motivo sia legato alla storia della festivita', che celebra uno dei momenti fondanti di questa nuova Nazione. Pero' c'e' un pero'.
La storia ufficiale insegna che il Primo Ringraziamento fu celebrato nel 1621, quando i pellegrini sbarcati a Plymouth nel New England riuscirono a salvarsi grazie all'intervento degli indiani, che diedero loro cacciagione e mais. Cosi', ogni anno, l'ultimo giovedi' di Novembre, gli Americani celebrano questo momento conciliatore con la loro famiglia e i loro amici, cucinando un pasto che ricalcherebbe quello che venne mangiato in quel Primo Ringraziamento di quasi 500 anni fa. Purtroppo e' tutto falso: il mito del Primo Ringraziamento sarebbe infatti un'invenzione di un'autrce di romanzi del XIX secolo, o almeno cosi' sostiene Andrew F. Smith nel suo articolo The First Thanksgiving, pubblicato nel 2003.
La celebrazione di ringraziamenti (e cioe' preghiere per ringraziare il Signore per svariate cose, come un buon raccolto, una pioggia provvidenziale, la fine di una malattia) erano prassi comune in molte comunita' delle colonie inglesi in America. Questi vari ringraziamenti prevedevano preghiere comuni, ma non si tenevano a date fisse. E di sicuro non avevano niente a che fare con commemorazioni di un presunto Primo Ringraziamento dei pellegrini, di cui nessuno ha parlato per secoli. Infatti la prima volta che si fa menzione di un Primo Ringraziamento e' in una lettera del 1841 (e cioe' 220 anni dopo i presunti fatti): il mittente parla di un evento del 1621 che sarebbe durato tre giorni, per celebrare un ottimo raccolto. Secondo lo storico Smith pero' questa lettera non sarebbe nient'altro che una specie di forma di pubblicita' per convincere piu' inglesi a trasferirsi nelle colonie americane. Un po' come quelle pubblicita' che passano alla TV, nelle quali ci sono immagini bellissime di posti lontani e problematici, e che dovrebbero invitarci a visitarli.
Nel momento in cui quella lettera viene scritta, nel 1841, la serie di eventi che avrebbe trasformato un falso storico nella maggiore celebrazione americana si era gia' messa in moto. Nel 1827 Sarah J. Hale pubblica il suo romanzo Northwood: a Tale of New England, che contiene un capitolo intero che descrive con dovizia di particolari una cena di ringraziamento con il tacchino arrosto, marmellate, torte di zucca e gravy, il sugo di carne per cui qui vanno tutti matti. In pratica inventa dal niente quell'immagine che diventera' poi l'iconografia classica della cena del Ringraziamento americano.
Il romanzo della vedova Hale ha molto successo, tanto che Hale finisce a dirigere una pubblicazione molto influente all'epoca, la Godey's Lady's Book. Nel suo nuovo ruolo, la Sig.ra Hale fa una campagna senza sosta per tentare di convincere il governo a creare un giorno del Ringraziamento nazionale. I suoi sforzi vanno finalmente a buon fine durante la guerra civile americana, quando, nel 1863, il Presidente Lincoln dichiara per la prima volta l'ultimo giovedi' di Novembre come il giorno del Ringraziamento.
E' interessante notare pero' come neanche la Sig.ra Hale nel suo romanzo avesse MAI fatto il collegamento tra il Ringraziamento e un presunto Primo Ringraziamento del 1621. La prima volta che Hale fa questo collegamento e' in un editoriale del 1865, e quindi DOPO che Lincoln ha gia' creato la festa nazionale. Nel giro di un paio d'anni pero', l'editoriale di Hale viene ripreso praticamente in quasi ogni giornale dell'epoca, diventando una cosa (sbagliata) di dominio comune.
Il tutto torno' anche molto comodo come strumento per cercare di assimilare il flusso senza fine di immigrati non anglofoni che arrivava negli USA: il Primo Ringraziamento del 1621 divenne una facile storiella da insegnare a scuola, creando nei nuovi americani un senso di appartenenza e di unita' di cui in quel momento la nuova nazione aveva un bisogno disperato: i pellegrini venivano identificati con quell'ideale di liberta' che la maggior parte delle persone che emigravano in America perseguivano, e il Ringraziamento divenne il momento unificatore in cui un'intera nazione diceva grazie per tutto quello che aveva ottenuto.
| Freedom from Want, 1943, Rockwell - iconografia classica della cena del Ringraziamento |
Quindi e' tutto falso? Si' e no. Ogni paese ha i suoi falsi miti unificatori, (l'Italia ne e' piena), ma questo non vuol dire che le celebrazioni e i sentimenti dietro le celebrazioni siano falsi anche loro. Lo spirito che unisce gli Americani nel giorno del Ringraziamento e' ben reale: lo si respira quasi nell'aria, lo si sente nei discorsi della gente che fa carte false per prendere quell'ultimo areo e arrivare a casa in tempo per sedersi a tavola con la famiglia e riabbracciarla. E magari anche sterminarla tutta, come ha fatto un tizio in Florida l'anno scorso.
26/10/10
Raccomandazioni americane vs raccomandazioni all'italiana
Quando leggo di come in Italia il vero problema del mondo del lavoro sarebbero le raccomandazioni, mi viene da ridere. Perche' la raccomandazione nel mondo del lavoro americano non solo non e' un problema, ma e' considerata una risorsa fondamentale. Ma ovviamente non e' la raccomandazione all'italiana.
La raccomandazione, referral, e' non solo prassi accettata nel mondo del lavoro americano, ma incoraggiata. Non e' raro per un'impresa americana dare dei premi in danaro al proprio impiegato che raccomandi una persona di talento per un posto di lavoro, se la persona in questione viene poi assunta e fa un buon lavoro.
Avete capito bene: chiudete la bocca che avrete aperto presi dallo schock, che vi spiego meglio.
Tutte le aziende americane per le quali ho lavorato io hanno un programma d'incentivi per spingere i propri impiegati a raccomandare persone talentuose. L'obiettivo dell'azienda e' semplice: assumere le persone migliori sul mercato del lavoro. In un'azienda per cui ho lavorato in Belgio, per esempio, c'era un formulario che permetteva agli impiegati di presentare il CV di un loro conoscente (o amico, o altro) per posti di lavoro disponibili. Io l'ho fatto piu' volte. E piu' volte mi sono beccato un premio per aver presentato candidati che poi sono rimasti nel loro posto di lavoro per piu' di un anno.
Il sistema come capirete e' molto diverso: non raccomando Gina perche' mi ha fatto un pompino. E non raccomando Gino perche' e' figlio del ministro, e neanche Tullio nipote del mio barbiere che cosi' mi fa uno sconto quando vado a tagliarmi i capelli. Raccomando persone che so che sono qualificate per il posto di lavoro disponibile: ho un incentivo ben preciso a farlo, anche di natura economica. Perche' se la persona che raccomando non e' migliore degli altri candidati in lista, allora non verra' assunta e io non otterro' il mio bel gruzzoletto. Non solo: raccomandando capre mi farei anche un brutto nome all'interno dell'azienda e non andrei da nessuna parte.
Io stesso sono stato raccomdandato per un lavoro fatto in passato. Raccomandato da una persona per la quale avevo lavorato in precedenza, ma che non aveva nulla da guadagnare dalla mia eventuale assunzione. E io stesso ho raccomandato - come ho gia' detto - un paio di persone che hanno poi avuto successo. Per cui non e' raro che riceva chiamate di cacciatori di testa o dipartimenti di risorse umane che vogliono sapere se per caso conosco qualcuno che possa andare bene per il posto di lavoro X o Y.
Non mi credete? Bene. Allora leggete il primo consiglio che il Wall Street Journal da' a chi cerca lavoro: "La raccomandazione attraverso qualcuno che conosci e' la tua chance migliore per trovare un lavoro. Uno studio fatto da CareerXroad intervistando piu' di 200 datori di lavoro mostra che la percentuale di assunzioni fatte attraverso raccomandazioni e' rimasta stabile negli ultimi cinque anni. Quasi il 27% dei partecipanti allo studio ha risposto che la raccomandazione era il fattore piu' importante nell'assunzione di persone esterne all'azienda nel 2009, praticamente allo stesso livello del 27.1% del 2005".
Ovviamente il sistema per funzionare ha bisogno di due cose: di gente che non raccomanda capre, e di persone all'interno dell'azienda che non assumono capre. Non basterebbe - temo - importare nel sistema italiano questo meccanismo d'incentivi: sarebbe comunque possibile raccomandare capre, e assumerle, sempre nella speranza di favori futuri.
E' per questo che dico che in Italia non c'e' speranza. Voglio dire: in un paese in cui i sindacati pretendono che le banche assumano i figli dei propri impiegati, dove cazzo si vuole andare?
La raccomandazione, referral, e' non solo prassi accettata nel mondo del lavoro americano, ma incoraggiata. Non e' raro per un'impresa americana dare dei premi in danaro al proprio impiegato che raccomandi una persona di talento per un posto di lavoro, se la persona in questione viene poi assunta e fa un buon lavoro.
Avete capito bene: chiudete la bocca che avrete aperto presi dallo schock, che vi spiego meglio.
Tutte le aziende americane per le quali ho lavorato io hanno un programma d'incentivi per spingere i propri impiegati a raccomandare persone talentuose. L'obiettivo dell'azienda e' semplice: assumere le persone migliori sul mercato del lavoro. In un'azienda per cui ho lavorato in Belgio, per esempio, c'era un formulario che permetteva agli impiegati di presentare il CV di un loro conoscente (o amico, o altro) per posti di lavoro disponibili. Io l'ho fatto piu' volte. E piu' volte mi sono beccato un premio per aver presentato candidati che poi sono rimasti nel loro posto di lavoro per piu' di un anno.
Il sistema come capirete e' molto diverso: non raccomando Gina perche' mi ha fatto un pompino. E non raccomando Gino perche' e' figlio del ministro, e neanche Tullio nipote del mio barbiere che cosi' mi fa uno sconto quando vado a tagliarmi i capelli. Raccomando persone che so che sono qualificate per il posto di lavoro disponibile: ho un incentivo ben preciso a farlo, anche di natura economica. Perche' se la persona che raccomando non e' migliore degli altri candidati in lista, allora non verra' assunta e io non otterro' il mio bel gruzzoletto. Non solo: raccomandando capre mi farei anche un brutto nome all'interno dell'azienda e non andrei da nessuna parte.
Io stesso sono stato raccomdandato per un lavoro fatto in passato. Raccomandato da una persona per la quale avevo lavorato in precedenza, ma che non aveva nulla da guadagnare dalla mia eventuale assunzione. E io stesso ho raccomandato - come ho gia' detto - un paio di persone che hanno poi avuto successo. Per cui non e' raro che riceva chiamate di cacciatori di testa o dipartimenti di risorse umane che vogliono sapere se per caso conosco qualcuno che possa andare bene per il posto di lavoro X o Y.
Non mi credete? Bene. Allora leggete il primo consiglio che il Wall Street Journal da' a chi cerca lavoro: "La raccomandazione attraverso qualcuno che conosci e' la tua chance migliore per trovare un lavoro. Uno studio fatto da CareerXroad intervistando piu' di 200 datori di lavoro mostra che la percentuale di assunzioni fatte attraverso raccomandazioni e' rimasta stabile negli ultimi cinque anni. Quasi il 27% dei partecipanti allo studio ha risposto che la raccomandazione era il fattore piu' importante nell'assunzione di persone esterne all'azienda nel 2009, praticamente allo stesso livello del 27.1% del 2005".
Ovviamente il sistema per funzionare ha bisogno di due cose: di gente che non raccomanda capre, e di persone all'interno dell'azienda che non assumono capre. Non basterebbe - temo - importare nel sistema italiano questo meccanismo d'incentivi: sarebbe comunque possibile raccomandare capre, e assumerle, sempre nella speranza di favori futuri.
E' per questo che dico che in Italia non c'e' speranza. Voglio dire: in un paese in cui i sindacati pretendono che le banche assumano i figli dei propri impiegati, dove cazzo si vuole andare?
20/10/10
Halloween in America
Ripropongo pari pari il post che avevo scritto l'anno scorso sulle origini di Halloween.
Circa 2000 anni fa, i celti che occupavano le terre di Irlanda, Francia del Nord e Regno Unito attuali celebravano il primo Novembre come l’inizio del nuovo anno. Quella data coincideva con la fine dell’estate e del raccolto, e con l’inizio dell’inverno, un periodo da sempre associato con la morte, se non altro per motivi agricoli.
Il 31 Ottobre (quindi l’ultimo giorno del loro calendario), i celti celebravano un festival chiamato Samhain. A Samhain i confini tra il mondo dei vivi e quello dei morti diventavano permeabili: gli spiriti e i morti riuscivano a passare nel mondo dei vivi, e a danneggiare le piantagioni. Non solo: la presenza di spiriti e di morti rendeva più facile per i Druidi – i sacerdoti – predire il futuro.
Per celebrare questa notte particolare, i Druidi accendevano degli enormi falò. I celti vi si radunavano attorno, indossando teste e pelli di animali (i primi costumi), bruciavano sementi, sacrificavano animali per ingraziarsi gli spiriti e i morti.
I Romani che dominarono queste terre per circa quattrocento anni (I-V secolo d.C), continuarono a celebrare Samhain, ma le affiancarono due festività tipiche romane: i Feralia, celebrati a fine ottobre, per commemorare i morti, e il giorno dedicato a Pomona, la dea della frutta.
Dopo i romani, arriva la Chiesa cattolica. Già nel VII secolo il Papa Bonifacio IV aveva scelto la data del primo novembre per celebrare tutti i Santi. Questa celebrazione, nella popolazione dei territori celtici di allora, vene chiamata Alholowmesse, o All-hallowes, o All hallowmas.
Ci si cominciò a riferire al giorno prima, il 31 Ottobre, come a All-hallows Eve, e cioe’ la vigilia di All-Hallows, appunto. Da lì a Halloween il passo fu breve.
Halloween in America
Halloween sbarca in America con l’arrivo dell’immigrazione europea. In New England le celebrazioni partono in sordina, a causa del puritanesimo degli immigrati. Nel sud invece, Halloween prende piede quasi subito, e con lo spostarsi della frontiera interna verso ovest, si mischia anche a tradizioni, usi e costumi degli indiani d’America.
È qui che nasce l’Halloween in versione americana: i vicini si riuniscono, si celebra il raccolto appena finito, si raccontano storie di morti, ci si predice il futuro. Si comincia anche ad andare casa per casa a chiedere “dolcetto o scherzetto”: è un’evoluzione di quello che accadeva in Inghilterra secoli prima, quando, durante le festività, i poveri chiedevano la carità, e ottenevano dai ricchi dei dolcetti (soul cakes, dolci dell’anima), in cambio di preghiere per i loro morti.
A metà del 1800, Halloween non è ancora una festa nazionale. Ma nel 1846, la carestia delle patate in Irlanda dà il via a una massiccia immigrazione irlandese: milioni e milioni di discendenti dei celti arrivano negli USA e il gioco è fatto.
Ai giorni nostri gli americani spendono 7 miliardi di dollari per Halloween."
"Halloween non è una festa di origini americane e non ha niente a che fare con il Diavolo.
Circa 2000 anni fa, i celti che occupavano le terre di Irlanda, Francia del Nord e Regno Unito attuali celebravano il primo Novembre come l’inizio del nuovo anno. Quella data coincideva con la fine dell’estate e del raccolto, e con l’inizio dell’inverno, un periodo da sempre associato con la morte, se non altro per motivi agricoli.
Il 31 Ottobre (quindi l’ultimo giorno del loro calendario), i celti celebravano un festival chiamato Samhain. A Samhain i confini tra il mondo dei vivi e quello dei morti diventavano permeabili: gli spiriti e i morti riuscivano a passare nel mondo dei vivi, e a danneggiare le piantagioni. Non solo: la presenza di spiriti e di morti rendeva più facile per i Druidi – i sacerdoti – predire il futuro.
Per celebrare questa notte particolare, i Druidi accendevano degli enormi falò. I celti vi si radunavano attorno, indossando teste e pelli di animali (i primi costumi), bruciavano sementi, sacrificavano animali per ingraziarsi gli spiriti e i morti.
I Romani che dominarono queste terre per circa quattrocento anni (I-V secolo d.C), continuarono a celebrare Samhain, ma le affiancarono due festività tipiche romane: i Feralia, celebrati a fine ottobre, per commemorare i morti, e il giorno dedicato a Pomona, la dea della frutta.
Dopo i romani, arriva la Chiesa cattolica. Già nel VII secolo il Papa Bonifacio IV aveva scelto la data del primo novembre per celebrare tutti i Santi. Questa celebrazione, nella popolazione dei territori celtici di allora, vene chiamata Alholowmesse, o All-hallowes, o All hallowmas.
Ci si cominciò a riferire al giorno prima, il 31 Ottobre, come a All-hallows Eve, e cioe’ la vigilia di All-Hallows, appunto. Da lì a Halloween il passo fu breve.
Halloween in America
Halloween sbarca in America con l’arrivo dell’immigrazione europea. In New England le celebrazioni partono in sordina, a causa del puritanesimo degli immigrati. Nel sud invece, Halloween prende piede quasi subito, e con lo spostarsi della frontiera interna verso ovest, si mischia anche a tradizioni, usi e costumi degli indiani d’America.
È qui che nasce l’Halloween in versione americana: i vicini si riuniscono, si celebra il raccolto appena finito, si raccontano storie di morti, ci si predice il futuro. Si comincia anche ad andare casa per casa a chiedere “dolcetto o scherzetto”: è un’evoluzione di quello che accadeva in Inghilterra secoli prima, quando, durante le festività, i poveri chiedevano la carità, e ottenevano dai ricchi dei dolcetti (soul cakes, dolci dell’anima), in cambio di preghiere per i loro morti.
A metà del 1800, Halloween non è ancora una festa nazionale. Ma nel 1846, la carestia delle patate in Irlanda dà il via a una massiccia immigrazione irlandese: milioni e milioni di discendenti dei celti arrivano negli USA e il gioco è fatto.
Ai giorni nostri gli americani spendono 7 miliardi di dollari per Halloween."
11/10/10
Esempi dal mondo sviluppato
Ho fatto l'abbonamento a Netflix. Cos'e'? E' un servizio che, per 8.99$ al mese (6 euri) ti permette di avere direttamente a casa tua tutti i dvd che vuoi vedere, uno alla volta. E che ti permette di guardare direttamente sul tuo TV una valanga di film in streaming diretto.
Ripeto: 6 euri.
Come funziona? Si fa una lista di dvd che si vogliono vedere. Netflix vi manda il primo film, consegnato a casa in 24ore. Voi lo guardate, quando vi pare: lo potete anche tenere un mese, o un anno, se siete stupidi, perche' non ci sono penalita' di ritardo o roba del genere. Se siete intelligenti, invece, lo guardate, e poi lo infilate nella busta preaffrancata nella quale il dvd e' arrivato, e lo rispedite. Nel giro di 24 ore avrete il secondo film della vostra lista, qualsiasi sia il film. Poi il terzo. Poi il quarto. E cosi' via'.
Per 6 euri.
Poi, se avete un sistema (come la wii, la playstation 3, o un semplice lettore blu ray con wifi), potete collegarvi direttamente a Netflix e vedere tutti i film disponibili in streaming diretto, senza bisogno di un DVD. E con una qualita' che, se non pari a quella di un dvd, e' molto, molto, molto buona. E i film che guardate in streaming non bloccano i vostri dvd: sono IN PIU'.
Facciamo un esempio. Io ho appena visto su dvd the book of Eli con Denzel Washington. L'ho rispedito oggi, e domani mi arriva il dvd di Cloverfield. Lo guardo domani, e mercoledi' lo rispedisco. Giovedi' mi arriva Guerre stellari. E cosi' via.
Ma nel frattempo posso anche collegarmi e vedere in TV i film o le serie televisive che sono online: tipo il film 2012. O tutte le serie di X files. O di Mad Men. O i Simpson. O Old boy.
Il tutto per 6 euri al mese.
Ecco, direte, ma che ci vuole? Be', nulla, se siete in un paese sviluppato. Ma avete bisogno di due cose: di una posta che garantisca consegne in 24 ore, e di un sistema wifi che copra tutto il territorio. Ecco, i miei genitori, in Toscana, non nel Sud, hanno il wifi un giorno si' e tre no. E aspettano ancora una raccomandata inviata tre giorni fa da Milano.
Cosi', per dire. Per 6 euri.
Ripeto: 6 euri.
Come funziona? Si fa una lista di dvd che si vogliono vedere. Netflix vi manda il primo film, consegnato a casa in 24ore. Voi lo guardate, quando vi pare: lo potete anche tenere un mese, o un anno, se siete stupidi, perche' non ci sono penalita' di ritardo o roba del genere. Se siete intelligenti, invece, lo guardate, e poi lo infilate nella busta preaffrancata nella quale il dvd e' arrivato, e lo rispedite. Nel giro di 24 ore avrete il secondo film della vostra lista, qualsiasi sia il film. Poi il terzo. Poi il quarto. E cosi' via'.
Per 6 euri.
Poi, se avete un sistema (come la wii, la playstation 3, o un semplice lettore blu ray con wifi), potete collegarvi direttamente a Netflix e vedere tutti i film disponibili in streaming diretto, senza bisogno di un DVD. E con una qualita' che, se non pari a quella di un dvd, e' molto, molto, molto buona. E i film che guardate in streaming non bloccano i vostri dvd: sono IN PIU'.
Facciamo un esempio. Io ho appena visto su dvd the book of Eli con Denzel Washington. L'ho rispedito oggi, e domani mi arriva il dvd di Cloverfield. Lo guardo domani, e mercoledi' lo rispedisco. Giovedi' mi arriva Guerre stellari. E cosi' via.
Ma nel frattempo posso anche collegarmi e vedere in TV i film o le serie televisive che sono online: tipo il film 2012. O tutte le serie di X files. O di Mad Men. O i Simpson. O Old boy.
Il tutto per 6 euri al mese.
Ecco, direte, ma che ci vuole? Be', nulla, se siete in un paese sviluppato. Ma avete bisogno di due cose: di una posta che garantisca consegne in 24 ore, e di un sistema wifi che copra tutto il territorio. Ecco, i miei genitori, in Toscana, non nel Sud, hanno il wifi un giorno si' e tre no. E aspettano ancora una raccomandata inviata tre giorni fa da Milano.
Cosi', per dire. Per 6 euri.
05/10/10
Care inversioni a U
Nel giugno scorso, il vostro blogger preferito (ma anche no) effettua un'inversione a U. 30 secondi dopo, sente un gran suono di sirene e scorge una macchina della pula che lo insegue come se fosse un ladro in fuga (a 15km orari di velocita'). Si ferma. Come nei migliori film, il pulotto esce con la mano sulla fondina (giuro), si avvicina e chiede i documenti. Per dieci minuti verifica con una torcia tutto il verificabile della macchina. M'informa che ho commesso una seria violazione (un'inversione a U) e che devo stare attento.
Torna alla sua auto e per quindici minuti non si sa quello che cazzo sta facendo. Immagino stia controllando le liste dei terroristi. Non avendomici trovato, torna, e m'informa che deve ritirarmi la patente.
Per un'inversione a U.
Io rimango un po' interdetto, ma conscio del fatto che non si fa il fenomeno con un poliziotto americano se si e' in America con un visto, abbasso la testa (e lo sguardo) e obbedisco.
Mi si aprono tre opzioni:
- pagare una multa, e riavere la patente, ma avere questa "grave violazione" sul mio casellario giudiziario, con conseguente aumento dell'assicurazione.
- pagare una multa piu' alta, e fare un corso di "guida sicura" di 4 ore insieme a quelli che ammazzano la gente quando sono ubriachi alla guida, per evitare di avere questa "grave violazione" sul mio casellario giudiziario.
- contestare e andare di fronte al giudice.
Il vostro blogger di riferimento sceglia la seconda che ha detto. E decide di andare a fare il corso insieme a alcolizzati e drogati (per un'inversione a U). Quando pero' le autorita' lo informano che non potra' andare nella sede vicina a casa sua a fare il corso, ma in una sede in un quartiere dove ammazzano una persona un giorno si' e l'altro pure, il blogger qui presente opta di pagare un'aggiunta per farsi il corso online seduto comodamente a casa sua.
Alla fine il vostro Demonio fa il corso online. 4 ore e 45 di regole della strada. Da notare che PRIMA di fare il corso, il vostro fa un pre-test di valutazione e ottiene un punteggio del 94%. Alla fine del corso (su sistemi di fissaggio per bambini, le regole sulle cinture di sicurezza, come frenare con ABS, gradi di alcohol nel sangue, droghe e menate varie), il vostro fa l'esame finale e ottiene 100%.
Ecco, ma un dubbio resta, visto che in 4 ore e 45 non c'e' stata una-menzione-una di inversioni a U: sono illegali????
21/07/10
Vinny Vedecci
Avevo gia' parlato tempo fa della serie tv Jersey Shore per farvi capire l'immagine dei guidos (termine offensivo che indica noi italiani) in America. Ma Jersey Shore parla degli italo-americani, che sono davvero una razza a parte: prendete il meglio (ahem...) dell'americano medio, il meglio del meridionale d'Italia medio, shakerate ghetto style, ed eccovi l'americano d'America, stile quelli del film My name is Tanino. Per farvi capire, parlano e si comportano come questa ragazza qui (andate dal minuto 1.40)
Se non mi credete, guardate quest'altro video con Skooki, una delle guidettes protagoniste di Jersey Shore. Ditemi se non e' identica alla tipa del film di Tanino.
Ma che immagine hanno invece gli americani degli italiani d'Italia? Quelli che, come voi, vivono nella bella penisola?
Vi posto due video di Saturday Night Live, un programma comico molto famoso, dove si sono formati moltissimi comici americani, da John Belushi a Bill Murray a Tina Fey. Uno degli sketch ricorrenti e' La rivista della Televisione Italiana con Vinny Vedecci.
A me fa troppo ridere. Ci sono tutti i cliche': il sesso, la pasta, l'incapacita' di parlare le lingue. E pure una falsa sigla Rai.
Il primo video e' quello piu' carino, con Drew Barrymore. Siccome pero' spesso Hulu non e' visibile in Europa, vi posto piu' in basso un secondo video, da youtube. E' meno divertente, e l'attrice intervistata e' meno famosa (Julia Dreyfuss), ma cosi' vi fate un'idea.
Se non mi credete, guardate quest'altro video con Skooki, una delle guidettes protagoniste di Jersey Shore. Ditemi se non e' identica alla tipa del film di Tanino.
Ma che immagine hanno invece gli americani degli italiani d'Italia? Quelli che, come voi, vivono nella bella penisola?
Vi posto due video di Saturday Night Live, un programma comico molto famoso, dove si sono formati moltissimi comici americani, da John Belushi a Bill Murray a Tina Fey. Uno degli sketch ricorrenti e' La rivista della Televisione Italiana con Vinny Vedecci.
A me fa troppo ridere. Ci sono tutti i cliche': il sesso, la pasta, l'incapacita' di parlare le lingue. E pure una falsa sigla Rai.
Il primo video e' quello piu' carino, con Drew Barrymore. Siccome pero' spesso Hulu non e' visibile in Europa, vi posto piu' in basso un secondo video, da youtube. E' meno divertente, e l'attrice intervistata e' meno famosa (Julia Dreyfuss), ma cosi' vi fate un'idea.
16/06/10
I mondiali visti dal nuovo mondo
Nel mio primo mondiale di calcio visto dal nuovo mondo, mi sono trovato in dubbio: su che canale guardare le partite? Non mi fraintendete: questa e' l'America, non l'Europa. Per cui il problema non e' dettato dalla scarsezza delle risorse (e cioe' trovare un canale in chiaro che ti faccia vedere le partite), ma dall'abbondanza delle risorse e delle scelte: quale dei molti canali in chiaro scegliere per vedere le partite?
La scelta di base che mi si e' posta e' stata se guardare le partite sui canali in spagnolo, con commentatori sudamericani, o sul canale anglofono ESPN. ESPN e' il canale dello sport per eccellenza. Quest'anno ha investito parecchi soldi sul calcio - o soccer, qui - contando su un aumento degli spettatori. E essendo americani, hanno ovviamente fatto le cose in grande, con studi molto curati. E hanno ingaggiato degli "esperti" di calcio come commentatori che potessero spiegare il calcio agli americani (Parentesi: qui davvero gli americani di calcio ne capiscono proprio poco. E non si tratta solo di capire le regole, ma proprio lo spirito dello sport. Per farvi un esempio, mi si chiede spesso come sia possibile appassionarsi a uno sport che spesso lascia i risultati in pareggio (le partite di baseball, dove secondo me non succede mai un cazzo, possono durare ore e ore fino a che il risultato non si sblocca).
E insomma, io avevo grandi speranze per ESPN. Ma Fabrizio mi aveva gia' mezzo avvisato. Secondo lui l'approccio dei commentatori americani al calcio era troppo simile a quello verso il baseball e al rugby, e non avrebbe dato frutti applicato a uno sport come il calcio.
Forse per ovviare a questo problema, gli esperti che ESPN ha assunto sono europei, e quindi, ipso facto, nella mente americana, sanno di calcio.
Ora. Il problema e' che "gli esperti" sono tutti scozzesi o irlandesi. E conoscono - e parlano - solo della Premier League. E sono anche abbastanza arroganti nei confronti di tutte le squadre che non sono l'Inghilterra. E le squadre che non sono l'Inghilterra sono parecchie in questo mondiale (diciamo tutte, tranne una).
Risultato? Le telecronache in inglese sono insopportabili. E cosi' ho optato quasi immediatamente per le telecronache in spagnolo: commentatori messicani, argentini, cileni...che dimostrano di conoscere molto bene tutte le squadre, sono allegri, non sono arroganti...si sente che si divertono, non cagano il cazzo con statistiche del menga. C'e' entusiasmo.
Leggo che non sono il solo a pensare che le telecronache in castigliano siano migliori...Temo ESPN abbia cannato. E di brutto.
PS: qui ci sarebbe da fare un discorso piu' lungo sul mio processo d'integrazione in America, nel quale sono costantemente al centro di pressioni diverse. Da un lato, la cultura americana dominante, anglofona, e' quella di piu' immediata immedesimazione, in molte cose. Dall'altro, il richiamo dei latinos, per cui un italiano non puo' non essere uno di loro: caliente, y no frio. Como los putos gringos...ma su questo ritorneremo.
La scelta di base che mi si e' posta e' stata se guardare le partite sui canali in spagnolo, con commentatori sudamericani, o sul canale anglofono ESPN. ESPN e' il canale dello sport per eccellenza. Quest'anno ha investito parecchi soldi sul calcio - o soccer, qui - contando su un aumento degli spettatori. E essendo americani, hanno ovviamente fatto le cose in grande, con studi molto curati. E hanno ingaggiato degli "esperti" di calcio come commentatori che potessero spiegare il calcio agli americani (Parentesi: qui davvero gli americani di calcio ne capiscono proprio poco. E non si tratta solo di capire le regole, ma proprio lo spirito dello sport. Per farvi un esempio, mi si chiede spesso come sia possibile appassionarsi a uno sport che spesso lascia i risultati in pareggio (le partite di baseball, dove secondo me non succede mai un cazzo, possono durare ore e ore fino a che il risultato non si sblocca).
E insomma, io avevo grandi speranze per ESPN. Ma Fabrizio mi aveva gia' mezzo avvisato. Secondo lui l'approccio dei commentatori americani al calcio era troppo simile a quello verso il baseball e al rugby, e non avrebbe dato frutti applicato a uno sport come il calcio.
Forse per ovviare a questo problema, gli esperti che ESPN ha assunto sono europei, e quindi, ipso facto, nella mente americana, sanno di calcio.
Ora. Il problema e' che "gli esperti" sono tutti scozzesi o irlandesi. E conoscono - e parlano - solo della Premier League. E sono anche abbastanza arroganti nei confronti di tutte le squadre che non sono l'Inghilterra. E le squadre che non sono l'Inghilterra sono parecchie in questo mondiale (diciamo tutte, tranne una).
Risultato? Le telecronache in inglese sono insopportabili. E cosi' ho optato quasi immediatamente per le telecronache in spagnolo: commentatori messicani, argentini, cileni...che dimostrano di conoscere molto bene tutte le squadre, sono allegri, non sono arroganti...si sente che si divertono, non cagano il cazzo con statistiche del menga. C'e' entusiasmo.
Leggo che non sono il solo a pensare che le telecronache in castigliano siano migliori...Temo ESPN abbia cannato. E di brutto.
PS: qui ci sarebbe da fare un discorso piu' lungo sul mio processo d'integrazione in America, nel quale sono costantemente al centro di pressioni diverse. Da un lato, la cultura americana dominante, anglofona, e' quella di piu' immediata immedesimazione, in molte cose. Dall'altro, il richiamo dei latinos, per cui un italiano non puo' non essere uno di loro: caliente, y no frio. Como los putos gringos...ma su questo ritorneremo.
13/04/10
Nascita di un desiderio
Scrivo questo post con un po’ di emozione. Come sa bene chi mi segue da tanto tempo, non mi piace parlare dei dettagli della mia vita privata. In questo caso mi sento di dover fare un’eccezione, se non altro per spiegare i motivi della mia scelta di rottura netta col passato.
Vorrei poter dire che la mia storia e' unica, particolare, ma mentirei. E' una storia comune a molti uomini di qualsiasi eta'. L'avrete gia' sentita da molti. Uomini non perfetti, ma che hanno cercato - forse troppo a lungo - di rispettare impegni, mantenere promesse, restando su strade gia' tracciate. E che alla fine hanno capito che cosi' non andava. Hanno scoperto che la vita era altro. Che la passione, quella vera, la si puo' contenere solo per un certo tempo, ma che prima o poi tracimera' trascinando con se' tutto: certezze, impegni, promesse.
La prima volta che la vidi era vestita di rosso. Un rosso carnale, sensuale, ma allo stesso tempo morbido e accogliente come un divano di velluto. La sua pelle bianca, nascosta da un cappello anch'esso rosso, era visible a mala pena, ma ebbe su di me un effetto incontrollable. Sentii il desiderio crescere dentro senza controllo, prepotente. Un figlio arrogante che reclama tutto.
Mia moglie era accanto a me, e non so dire se abbia capito inmediatamente. So che vedendola il senso di colpa mi assali’ selvaggio, per poi abbandonarmi immediatamente. Come un cane al guinzaglio che sente finalmente il collare spezzarsi: un attimo di sbandamento, un attimo di incertezza, di voglia di fedelta' per le vecchie carezze, ma poi via, la corsa libera. Senza piu' guardarsi indietro. Senza piu' pasti riscaldati, verso una vita randagia. Libera.
Sapevo che questa volta non avrei resistito. Anzi, che non avrei saputo resistere. Ma sapevo soprattutto che, forse per la prima volta, non volevo resistere.
Non sono state molte le volte in cui ho pensato di cambiare la mia vita, tutta, da capo a piedi, per una come lei. Ci sono state, certo, non posso negarlo. Ma qualche cosa mi ha sempre riportato nel comfort della mia familiarita’. Mere scappatelle al gusto di sapori sconosciuti, ma lontani e forse troppo esotici. O forse troppo familiari anch’essi per attirarmi in una nuova dimensione.
Prima ancora che le mie labbra toccassero la sua pelle sapevo che con lei sarebbe stato diverso. Sapevo che sarebbe stato tutto. Sapevo che non avrei trovato resistenza alcuna, il suo odore me lo diceva con chiarezza. Le sue parole, prima ancora che fossero parlate, mi erano chiare nella testa: “mordimi, toccami, spogliami, leccami. Sporcati di me, succhia le dita che colano di me”.
Nel momento in cui l’ho vista, sapevo che non ci sarebbe stata redenzione. Non ci sarebbe stato argine. La mia vita si sarebbe divisa tra un prima e un dopo. Il dopo sarebbe stata lei. Il prima non avrebbe avuto alcuna importanza se non come un percorso per arrivare a lei.
Ed eccomi qui. Ancora a guardare le sue foto, cercando di rivivere nella mia testa - in un loop infinito - il sapore del primo bacio.
Vi lascio una sua foto, e forse capirete anche voi del perche' ormai il mio amore abbia solo un nome: Red Velvet cupcake with cream cheese.
21/01/10
Italiani d'america
Un termine offensivo per indicare gli italoamericani (termine di cui io ignoravo bellamente l'esistenza) e' Guidos. Si pronuncia in modo assurdo, pestando sulla U per dieci minuti, poi sulla I per un po' meno, e si corre a pronuciare velocemente l'OS. GUUUUUIIIIDOS.
Lo slang americano e' pieno di termini offensivi per indicare i vari gruppi razziali, e Guidos non e' che uno dei termini usati per gli italiani. Personalmente ci sono affezionato, perche' la mia amica afroamericana (185cm di simpatia per 130 chili, repubblicana piu' di Bush) mi ci ha chiamato dal primo giorno. Mi disse "WTF, you don't look like a Guido! I was hoping in a well built tall dark guy, possibly tattooed, and then I get you?"
Si', perche' i guidos hanno un certo look: quello da tamarro alla grande fratello, per intendersi, solo un po' meno rifinito. E ho detto tutto. Capelli scuri, ingelatinati indietro, muscoli in bella vista, machismo a palate. Immaginate un meridionale d'Italia rimasto all'epoca degli anni '30-'50. E trasportatelo in America, dove tutto e' comprabile se si ha del danaro. Capito il concetto?
Ora, capite bene che il biondo cenere con gli occhi cerulei, smilzo con panza non rientra nella categoria del Guido.
Perche' ne parlo? Perche' qui in America ha avuto molto successo una serie televisiva chiamata Jersey Shore, trasmessa su MTV. Racconta la vita di una comunita' di Guidos del New Jersey. Non e' una coincidenza: il New Jersey e' uno stato con un'altissima percentuale di immigrati dal Sud Italia...
Ovviamente le associazioni di italoamericani si sono incazzate come scimmie, ma non c'e' stato niente da fare. I guidos hanno imperversato in TV.
Qui, un articolo interessante sulla fenomenologia del guido.
19/09/09
Americanizzazioni
Il processo che ti porta ad assimilare la cultura del paese che ti ospita e' lungo e difficile, a volte. Piacevole e immediato, in altre. In ogni caso e' inevitabile, e quando si cerca di opporvisi, i risultati sono solo due: o il ritorno a casa, o lo sbroccamento (tipo l'uccisione di Hina e Sanaa da parte dei rispettivi padri perche' troppo "italiane").
Nel mio caso specifico, una recente visita dei miei familiari, mi ha fatto capire come il mio processo di americanizzazione sia non solo gia' iniziato, ma addirittura abbastanza inoltrato.
Si tratta delle piccole cose, essenzialmente: come il fatto di non poter piu' neanche concepire l'idea di prendere un caffe' in un bar nel quale non ci sia una connessione wifi gratuita e dove il caffe' non sia in un bicchiere di carta da mezzo litro, per dire. In questo momento, per esempio, mi trovo in uno Starbucks di un'immensa libreria Barnes & Noble, sorseggiando un frappuccino alla zucca. E mi pare assolutamente naturale vedere dalla finestra la biblioteca pubblica di Chicago, con le sue enorme gargolle. Per non dire del fatto che trovi normale l'idea di un frappuccino (una specie di frullato di caffe') al gusto di zucca.
"Ma tutto questo non e' che una semplice abitudine che passa com'e' venuta: tornatene in Eurabia e vedrai come ti passano le ruzze", mi si potrebbe dire.
Ma anche no, per citare il Santo Veltroni. Ci sono anche le cose piu' grandi: il cambiamento nel mio modo di lavorare, per esempio, o del mio modo di scrivere memo. Ho sempre scritto in inglese, cercando di conformarmi agli stilemi di brevita' e immediatezza che si richiedono, anche quando lavoravo a Bruxelles nella stessa azienda. Ma qui ho fatto un passo ulteriore che mi porta a scrivere in modo completamente americano. Un modo che a lungo avevo consderato molto brusco e al limiti della scortesia, quando ricevevo email dal mio capo americano un paio d'anni fa, ma che invece ho scoperto essere non solo una norma, ma una forma di rispetto per la persona alla quale si scrive: niente saluti, subito al punto, perche' il ricevente puo' non avere tempo da perdere.
E' un cambiamento di mentalita'. O, per essere piu' precisi, la necessita' di integrare, modificare il proprio modo di rapportarsi, per poter pienamente comunicare. E ovviamente non e' solo una questione linguistica: certo, c'e' anche quella. Ma senza peccare di falsa modestia, sia io sia mia moglie abbiamo un livello d'inglese che non ci da' problemi da questo punto di vista.
Ovviamente non sto dicendo che uno debba abbandonare la propria cultura originale. Anzi, io sostengo il contrario: bisogna servirsi della propria cultura come di una scala per raggiungere i piani (a volte piu' alti, a volte piu' bassi) della nuova cultura. Ma bisogna saper anche aggiustare la propria scala a seconda dell'altezza dei piani: non si puo' pretendere che tutto sia raggiungibile sempre allo stesso modo...
Tutto questo pippone per che cosa ve l'ho fatto? Per dirvi che ho deciso d'iniziare questa nuova rubrica, Americanizzazioni, nella quale parlero' proprio del processo di americanizzazione che sto affrontando, insieme con mia moglie. Perche' e' un processo che avanza su tre fronti separati: su di me come italiano vissuto all'estero per molti anni, su di lei come belga alla sua prima "vera" esperienza lunga all'estero, e su di noi come coppia internazionale che ha le sue gatte da pelare al proprio interno in termini di amalgama culturale, ma che invece qui e' percepita semplicemente come "europea", come un blocco unico. E per uno come me, che pensa che l'Europa non esista come soggetto culturale unico, e' una lotta.
Iscriviti a:
Post (Atom)