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20/12/11

Paralisi del sonno

Avevo 11 o 12 anni, non ricordo con esattezza, quando ebbi l'esperienza piu' nitidamente terrificante della mia vita. Almeno fino ad oggi.

Era un pomeriggio estivo, e dopo aver giocato con altri bambini nel cortile del palazzo di mia nonna, mi stesi sul suo letto per schiacciare un pisolino. A un certo punto mi svegliai. O almeno, ero convinto di essermi svegliato. Ma non potevo muovermi. Potevo aprire gli occhi, vedere la luce che entrava dalla finestra, sentire i rumori della TV che mia nonna guardava nell'altra stanza, ma non potevo muovere un muscolo. Avvertivo la sensazione di bagnato sulla mia gota: la  bava colava dalla mia bocca, la sentivo, eppure non potevo fare niente, neanche chiudere la bocca. Potevo solo aprire o chiudere gli occhi. La voce non usciva, il corpo non rispondeva. A un certo punto fui assalito dal terrore piu' nero, quando mi convinsi che c'era qualcuno (qualcosa) nella stanza. Qualcosa che stava entrando negli oggetti della stanza, facendoli muovere. In particolare, ricordo la cyclette che mia nonna teneva nella stanza sollevarsi di fronte ai miei occhi.

A quel punto riuscii non a svegliarmi, ma a staccarmi dal mio corpo, e a controllare la stanza da un punto piu' alto: vedevo il mio corpo, la chiazza della bava sulla coperta, vedevo la cyclette muoversi. Poi mi svegliai ed emisi un urlo disumano (almeno secondo mia nonna).

Da allora ci ho pensato a volte. Non spesso, non ogni giorno, ma a volte si'. Ma ero convinto che si trattasse di un semplice incubo. L'incubo piu' nitido che avessi mai avuto, ma un incubo.

Poi pero' oggi e' accaduto di nuovo.

Dopo un pranzo particolarmente pesante, con birre di natale a volonta', e dopo aver messo il bimbo a letto per la sua pennichella pomeridiana, mi sono sdraiato sul divano. A un certo punto mi sono svegliato. Non so se perche' il bimbo piangesse, ma di sicuro lo potevo sentire piangere. Solo che non mi potevo muovere. Ancora una volta potevo solo aprire gli occhi, e vedere attraverso la finestra, ma i muscoli non rispondevano. Ho cercato di muovermi, roteare le braccia, progettare il movimento delle braccia nella mia testa, ma ogni volta, pensavo di essere riuscito a muovermi, solo per riaprire gli occhi e trovarmi nell'esatta posizione di prima. Il bimbo piangeva, aveva fame (che ore erano? Le 3,30, le 4 si sarebbe detto dalla luce che entrava dalla finestra), e io non riuscivo a muovermi.

Ho provato a "slegarmi" dal corpo, per guardarmi da fuori. Nel mentre mi e' parsa la cosa piu' naturale del mondo da provare. Mi rendo conto ora che puo' sembrare stranissimo. In ogni caso, per quanto riuscissi a liberare la parte superiore del corpo, a distaccarla dal corpo dormiente, non riuscivo a liberare le gambe. Una, due, tre volte. Ogni volta tornavo a guardare fuori dalla finestra.

Sentivo i minuti passare, il bimbo piangere, e ho cominciato a pensare a che cosa sarebbe successo. Mia moglie sarebbe arrivata alle 7 di sera, trovandomi in questo stato catatonico? Si sarebbe resa conto che ero cosciente, e che ero "sveglio", ma che non riuscivo a muovermi? E il bimbo? Chi gli avrebbe dato da mangiare fino alle 7 di sera?

Riprovando a roteare il mio corpo liberandolo dal sonno, alla fine ci sono riuscito. Mi sono svegliato. Mi sono alzato, ma ho barcollato. Era come se il corpo non mi appartenesse. Sono rimasto con un mal di testa lancinante finche' non mi sono mangiato un barattolo di pistacchi.

Dopo aver dato da mangiare al nano, con la testa rintontita dal sonno, ho fatto il collegamento con quanto mi era accaduto quando avevo 12 anni. Oggi, al contrario di allora, non ci sono state presenze a muovere oggetti, ma mi pareva che i due fenomeni potessero considerarsi simili. Ho digitato in inglese su su google "svegliarsi ma non riuscire a muoversi", ed ecco che ho trovato una pletora d'informazioni sulla cosiddetta paralisi del sonno. Pare sia molto piu' comune di quanto non sapessi. E' stata spesso associata nel tempo a episodi di vampiri, possessioni, rapimenti di alieni. Il soggetto che soffre di paralisi del sonno infatti ha quelle che la scienza ufficiale considera allucinazioni sensoriali: avverte la presenza di altre persone, avverte come un peso sul busto, sente voci, ha l'impressione di soffocare. 

Semplificando molto, la parte cosciente del cervello, chiamiamola la mente, si sveglia prima che un'altra parte del cervello abbia acceso l'interruttore che permette di muovere i muscoli. Per cui si e' pienamente coscienti, ma i comandi che si danno ai propri muscoli non passano, perche' quell'interruttore e' spento. 

Ovviamente nel 1984-85, quando ebbi il primo fenomeno, non sapevo cosa fosse. Internet non c'era, e per me fino ad oggi si era trattato solo di un brutto sogno. Solo oggi ho capito che invece si tratta dello stesso disturbo.

Alcune persone ne soffrono regolarmente. Altre, come me, hanno alcuni episodi a distanza di 20-30 anni. Altri ancora attivamente cercano di raggiungere questo stadio di paralisi, perche' pare favorire percezioni extra corporee.

Io dico solo che mi sono cagato addosso dalla paura. E che, considerando anche le altre cose bizzare che mi accadono a volte (e di cui parlai brevemente anche qui un paio d'anni fa) non so che succede. Boh.

02/08/10

Novita del terzo anno

Per il terzo compleanno del blog (il primo post qui) volevo farvi notare solo un paio di novita': c'e' un nuovo feed qui in alto a destra, con feed burner. In teoria dovrebbe permettere di scaricare/seguire il blog in formati compatibili con vari lettori.

Ho anche aggiunto in calce ad ogni post la possibilita' di distribuirne il contenuto su twitter, facebook e un paio di altri siti.

Grazie a tutti i lettori: a quelli che si fanno vivi nei commenti, a quelli che rimangono in perpetuo silenzio, a quelli che leggono il blog attraverso i feed automatici, e agli avanguardisti che addirittura si scaricano il contenuto del blog sul Kindle...

19/05/10

Aiutami a scegliere il nome della nuova moto

Qui in alto a sinistra trovate un sondaggio con due possibili nomi per la nuova moto. Ho ridotto la scelta a due nomi degli indiani d'America. Wakanda, che significa colei che possiede poteri magici, e Orenda, che significa potere magico.

Ovviamente Orenda e' molto autoironico, visto cosa potrebbe voler dire in Italiano. Sono molto indeciso: votate?

16/05/10

Il digiuno e' finito

Il Demonio e' di nuovo in moto. Per il momento non commento, ho solo fatto 90km per portarla a casa. Vi posso solo dire che e' la prima moto che ho che ha un suono che m'incanta (merito del marmittone straightshots Vance & Hines).











06/03/10

A cavallo di draghi che non significano un cazzo

Capita di riascoltare canzoni imparate a memorie vent'anni fa. Capita di ripensare a quanto quei testi ci sembrassero pieni di significato. Si ricordano le emozioni provate a cantarle insieme a quella ragazzina di 16 anni che ci permise di allenarci per diventare dei maghi nello slacciare reggiseni con una mano sola, tanto da meritarci il soprannome di Kris Kros.

Capita di riascoltarle ora, a 36 anni, in macchina mentre si va al lavoro un anno dopo l'inizio dell'ennesima nuova vita, quella giusta, pare. E capita di capire finalmente, e senza nessuno dubbio, che frasi come "a cavallo di un drago, la tentazione non puo' far male", frasi sulle quali si e' fantasticato per anni, non vogliano dire assolutamente un cazzo.

15/02/10

Scoperte

  • Ho scoperto che qui lo snowboard e' molto piu' mainstream rispetto all'Europa.
  • Ho scoperto che sulle piste da sci ci sono cinquantenni che prendono lezioni di snowboard, che cadono prendendo delle culate immonde, che si rialzano e ridono.
  • Ho scoperto che lo snowboard qui non e' patrimonio solo di gggggiovani al di sotto dei 25 anni.
  • Ho scoperto che la neve del Midwest e' considerata tra le piu' secche, e quindi particolarmente adatta allo snowboard.
  • Ho scoperto che una localita' dal nome pretenzioso di Alpine Valley ha una collina di ben 180 metri di altezza.
  • Ho scoperto che in Wisconsin non mangiano la neve fresca appena caduta.
  • Ho scoperto che non e' mai troppo tardi per imparare lo snowboard, a patto che si sia pronti a cadere svariate volte sbattendo culo, gomiti, polsi, schiena, testa, e a patto che non ci si prenda troppo sul serio, ma che si prenda la tavola seriamente.
  • Ho scoperto che adoro lo snowboard.

01/12/09

"Soldi per partire non ne ho"

Ritorno sulla discussione scatenata dalla lettera del paraculo Celli a suo figlio, di cui parlavo ieri. Le reazioni, come fa notare Luca Sofri, non sono state tutte positive. Anzi.

Pero' qui vorrei parlare di un aspetto dell'andarsene dall'Italia, cercando di sfatare un mito: che per andarsene ci vogliano soldi, sempre e comunque.

L'ho letto spesso in giro. "Eh, ma io non posso partire perche' non ho i soldi...eh, parla bene lui, che viene da una famiglia ricca che l'ha fatto studiare in scuole prestigiose, ma io?...eh, parla bene lui che se lo puo' permettere".

Ecco, questa e' una scusa. Soprattutto se detta da persone sotto i trenta e senza figli (i figli cambiano tutto).

Non voglio esaltare il mio operato, che alla fine e' comune a molti, ma io sono partito dall'Italia senza una lira. E quando dico "senza una lira", non voglio dire che avevo "solo" una decina di milioni di lire in tasca o genitori ricchi alle spalle. No. Voglio dire che sono partito esattamente con 373mila lire in tasca, che avrebbero dovuto bastare per 9 mesi di vita all'estero (vitto e alloggio esclusi). E dopo aver fatto scuole pubbliche normalissime.

Eh - sento gia' dire - ma i soldi per pagare il master ce li avevi, eh? No. Il master me lo ha pagato il ministero degli affari esteri italiano, con una borsa di studio.

Eh, ma allora conoscevi qualcuno che ti ha raccomandato, eh? No. Non conoscevo nessuno. E mi sono piazzato tra gli ultimi di quelli che hanno preso con borsa di studio, molti dei quali figli di. Solo che poi al master, all'estero, tra gli ultimi in termini di risultati c'erano loro.

Voglio ripetere il concetto: avevo 373mila lire in tasca per nove mesi, tutto quello che i miei genitori avevano potuto darmi. Alcuni immigrati clandestini arrivano in Italia con piu' soldi di quelli con cui io sono partito.

Arrivato li', mi sono reso conto che 373mila lire mi sarebbero bastati forse per due mesi. Non sapevo che i libri di testo li avrei dovuti pagare. Non sapevo che ci fossero spese extra di cui non avevo tenuto conto. Non sapevo che non c'erano abbastanza pc gratuiti per tutti, e che avrei dovuto comprarmene uno, forse, o passare le notti in sala pc.

Strinsi i denti. Arrivai a Natale, e poi successe il miracolo. Arrivarono altri fondi, non ho mai ben capito come e perche', da parte del Ministero. 700mila lire, credo, o giu' di li'. Ci arrivai in fondo all'anno accademico.

Ricordo ancora i figli di (italiani) che mi prendevano per il culo perche' non avevo una giacca. Perche' non avevo mai studiato all'estero. Perche' non parlavo il francese.

Strinsi i denti. Mi feci amici, non italiani (Pablo, Martin) ai quali non importava un cazzo di niente di dove venissi e di quanti soldi avessi.

Dopo il master io in Italia non avevo nulla. Mi avevano rimbalzato fuori dal phd, nonostante master, pubblicazioni, e progetto di ricerca considerato eccellente da professori non italiani. In compenso avevano preso la nipote di un importante funzionario delle Nazioni Unite, appena laureata, senza pubblicazioni, senza master, e con una media universitaria piu' bassa.

E li' davvero mi sono detto: "ma che, davero davero?"

Il primo lavoro, in Belgio, mi dava appena i soldi per pagare l'affitto, e poco altro. Il primo mese avevo esattamente 800 franchi belgi in tasca (40mila lire). Non sapevo che per affittare un appartamento dovessi dare un anticipo. Lo diedi, e 40mila lire fu quello che rimase. Per un mese. Sopravvissi: mangiai pasta produit blanc (una sottomarca della sottomarca), olio e peperoncino.

Mi sono indebitato per comprare il mio primo abito blu, da Zara. Ce l'ho ancora, nell'armadio, da qualche parte.

Dopo il primo mese cominciai a scialare: non solo pasta in bianco, ma a volte al pomodoro, e una volta a settimana la carne. Dopo tre mesi arrivo' la mia ragazza di allora a vivere con me e a dividere le spese. Ci rimase due mesi, poi parti': era ancora innamorata del suo ex, che ex non lo era mai stato. Ma questa e' un'altra storia.

Poi finalmente, dopo sei mesi di stage, l'assunzione a tempo indeterminato e i primi stipendi veri. E via.

Sono un eroe? Non credo. Sono uno che non aveva niente da perdere in Italia, e a cui il sistema-italia aveva chiuso la porta in faccia. Lo dicevo ieri nei commenti: quando non hai nulla da perdere, rischiare tutto e' molto piu' facile.

Sono l'unico ad aver fatto una cosa del genere? No: al master, nella mia stessa situazione, ce n'era almeno un altro, con cui divenni amico pero' solo dopo il master (ciao Lo).

Pero' davvero, smettiamola con il dire che senza soldi non si puo' far nulla.

E soprattutto, figli di, andatevene affanculo.

23/11/09

New York e Chicago

Torno da un lungo fine settimana New York. Alcune impressioni rispetto a Chicago.
  • Assolutamente piu' vibrante e viva come citta'. Chicago non e' che dorma, ma a New York senti davvero una potenza che altrove (non solo a Chicago) non senti. Ho avvertito la stessa sensazione soltanto in un'altra citta' del mondo: Tokyo.
  • Molto piu' sporca.
  • Molto piu' rumorosa. Un casino immane.
  • Molto piu' europea, non solo nelle persone, ma anche nei ristoranti, nei bar, nei negozi di vestiti. E' proprio vero che l'America cominci non appena si sia usciti da New York.
  • Molto piu' agghindata per le feste.
  • A parte gli hotel (da furto con scasso) i prezzi sono addirittura piu' bassi che a Chicago.
Si', ci vivrei volentieri.

19/09/09

Americanizzazioni

Il processo che ti porta ad assimilare la cultura del paese che ti ospita e' lungo e difficile, a volte. Piacevole e immediato, in altre. In ogni caso e' inevitabile, e quando si cerca di opporvisi, i risultati sono solo due: o il ritorno a casa, o lo sbroccamento (tipo l'uccisione di Hina e Sanaa da parte dei rispettivi padri perche' troppo "italiane").

Nel mio caso specifico, una recente visita dei miei familiari, mi ha fatto capire come il mio processo di americanizzazione sia non solo gia' iniziato, ma addirittura abbastanza inoltrato.

Si tratta delle piccole cose, essenzialmente: come il fatto di non poter piu' neanche concepire l'idea di prendere un caffe' in un bar nel quale non ci sia una connessione wifi gratuita e dove il caffe' non sia in un bicchiere di carta da mezzo litro, per dire. In questo momento, per esempio, mi trovo in uno Starbucks di un'immensa libreria Barnes & Noble, sorseggiando un frappuccino alla zucca. E mi pare assolutamente naturale vedere dalla finestra la biblioteca pubblica di Chicago, con le sue enorme gargolle. Per non dire del fatto che trovi normale l'idea di un frappuccino (una specie di frullato di caffe') al gusto di zucca.

"Ma tutto questo non e' che una semplice abitudine che passa com'e' venuta: tornatene in Eurabia e vedrai come ti passano le ruzze", mi si potrebbe dire.

Ma anche no, per citare il Santo Veltroni. Ci sono anche le cose piu' grandi: il cambiamento nel mio modo di lavorare, per esempio, o del mio modo di scrivere memo. Ho sempre scritto in inglese, cercando di conformarmi agli stilemi di brevita' e immediatezza che si richiedono, anche quando lavoravo a Bruxelles nella stessa azienda. Ma qui ho fatto un passo ulteriore che mi porta a scrivere in modo completamente americano. Un modo che a lungo avevo consderato molto brusco e al limiti della scortesia, quando ricevevo email dal mio capo americano un paio d'anni fa, ma che invece ho scoperto essere non solo una norma, ma una forma di rispetto per la persona alla quale si scrive: niente saluti, subito al punto, perche' il ricevente puo' non avere tempo da perdere.

E' un cambiamento di mentalita'. O, per essere piu' precisi, la necessita' di integrare, modificare il proprio modo di rapportarsi, per poter pienamente comunicare. E ovviamente non e' solo una questione linguistica: certo, c'e' anche quella. Ma senza peccare di falsa modestia, sia io sia mia moglie abbiamo un livello d'inglese che non ci da' problemi da questo punto di vista.

Ovviamente non sto dicendo che uno debba abbandonare la propria cultura originale. Anzi, io sostengo il contrario: bisogna servirsi della propria cultura come di una scala per raggiungere i piani (a volte piu' alti, a volte piu' bassi) della nuova cultura. Ma bisogna saper anche aggiustare la propria scala a seconda dell'altezza dei piani: non si puo' pretendere che tutto sia raggiungibile sempre allo stesso modo...

Tutto questo pippone per che cosa ve l'ho fatto? Per dirvi che ho deciso d'iniziare questa nuova rubrica, Americanizzazioni, nella quale parlero' proprio del processo di americanizzazione che sto affrontando, insieme con mia moglie. Perche' e' un processo che avanza su tre fronti separati: su di me come italiano vissuto all'estero per molti anni, su di lei come belga alla sua prima "vera" esperienza lunga all'estero, e su di noi come coppia internazionale che ha le sue gatte da pelare al proprio interno in termini di amalgama culturale, ma che invece qui e' percepita semplicemente come "europea", come un blocco unico. E per uno come me, che pensa che l'Europa non esista come soggetto culturale unico, e' una lotta.

09/09/09

Camminate

"Le montagne si dovrebbero scalare col minor sforzo possibile e senza fretta. La velocità dovrebbe essere determinata dallo stato d'animo dello scalatore. Se sei inquieto, accelera. Se rimani senza fiato, rallenta. Le montagne si scalano in un equilibrio che oscilla tra inquietudine e sfinimento. Poi, quando smetti di pensare alla meta, ogni passo non è soltanto un mezzo, ma un evento fine a stesso. 'Questa' foglia ha l'orlo frastagliato. 'Questa' roccia è instabile. Da 'qui' la neve è meno visibile benché più vicina. Queste sono cose che dovresti notare comunque. Vivere soltanto in funzione di una meta futura è sciocco. E' sui fianchi delle montagne, e non sulla cima, che si sviluppa la vita.

Ma evidentemente senza la cima non si possono avere i fianchi. E' la cima che 'determina' i fianchi. E cosi' saliamo."

Lo zen e l'arte di manutenzione della motocicletta, Robert Pirsig (Recensione qui).

19/04/09

Un nuovo Demonio?

Il qui presente Demonio, giunto in terra americana, aveva promesso a se stesso che NON avrebbe comprato una moto. Poi pero' e' andato al museo Harley Davidson. Poi pero' e' andato a un concessionario harley Davidson. Poi pero' ha visto il prezzo in dollari della moto che gli ha toccato il cuore. Per cui, sempre il qui presente Demonio, sta seriamente pensando di comprarsi la moto del video qui sotto (che e' questa moto qui).

Che dite? 

12/03/09

Un demonio dall'altro mondo

Allora, non disperate gente, il qui presente Demonio sta lavorando per voi (ma anche no, nel senso che voi non mi pagate, quindi mi tocca lavorare anche per qualcun'altro...). Vabbe', per farla breve, tra un po' si riprende a postare. Restate sintonizzati (lo dicono ancora alle radio?).

22/02/09

Periodo ESP

Come avrete potuto notare, in questo periodo sono un po' assente. Spieghero' a breve il perche'. Nel frattempo pero', vorrei raccontare delle cose che mi stanno capitando che mi turbano non poco.

Gli episodi piu' significativi sono quattro (ce ne sono altri che possono pero' essere derubricatI a semplici coincidenze...ma per questi quattro la spiegazione "coincidenza" non funziona...)

Fatto 1 - Robin
Prima di Natale, sono in macchina con mia moglie, che mi accompagna all'aeroporto, e discutiamo di varie cose. A un certo punto, senza un motivo particolare, mi viene in mente una persona, tale Robin, che non vediamo da una decina d'anni, e con il quale non eravamo neanche particolarmente amici. Una persona completamente dimenticata, che mi e' rivenuta a mente senza una ragione particolare. Bene, scendo dalla macchina, vado in aeroporto, entro in bagno, e chi ti trovo con la fava in mano al vespasiano? Robin.

Sono rimasto allibito. Una persona alla quale NON penso da dieci anni, la penso, e la vedo dopo dieci minuti.

Ma questo e' niente rispetto al fatto 2, che si sarebbe verificato di li' a poco.

Fatto 2 - il gatto nero
Qualche giorno dopo il fatto 1, sono a casa dei miei, e sto guardando la mia biblioteca giovanile per cercare un libro. A un certo punto mi viene la voglia di prendere una vecchia edizione dei racconti di Poe, e mi viene l'impulso di leggere il racconto de Il Gatto Nero, l'unico che non avevo letto 17 anni prima (perche'? Boh!). Bene, il giorno dopo, un'amica scrittrice mi manda un suo racconto, nel quale, indovinate un po'?, il personaggio principale e' il gatto nero di Poe.

Sconvolto, scrivo all'amica per raccontarle tutto, e, incredibilmente, non mi sfancula ma mi crede.

L'amica in questione e' anche la vittima del mio fatto 3.

Fatto 3 - il sesto piano
Parlando con l'amica di cui sopra, le chiedo : ma e' vero che tu vivi al sesto piano? Perche' ieri sera, le dico, stavo pensando a cosa potresti mettere come descrizione per la quarta di copertina, e pensavo che sarebbe stato carino mettere "Lara ha 32 anni e vive al sesto piano". Lei, sconvolta, mi dice che vive al sesto piano. Nota Bene che io non ho mai visto casa sua, ne' se n'era mai parlato.

Fatto 4- il taxi
Vado sul blog de La Noisette, vedo un suo post nel quale annuncia di aver scritto un racconto, e nel quale da' il link verso il sito dove il racconto si trova. Prima di aprire il racconto ho chiaro nella mente che il racconto parlera' di lei in un taxi, che conosce il tassista. E ovviamente, BINGO!

Ora, io mi chiedo, ma perche' queste esperienze ESP (extrasensory perceptions - vedi qui la definizione) non mi fanno indovinare qualche numero del Lotto?

E piu' seriamente, che cazzo succede?

31/10/08

Lungo intervallo - Intervallo 1

Cari lettori, il tenutario del presente blog è partito in viaggio per un po'. Ci rivedremo l'ultima settimana di Novembre. 

Per non lasciarvi del tutto soli, ho previsto la pubblicazione automatica di due post settimanali con le foto delle "più belle copertine di dischi" di tutti i tempi. Alcune sono veramente meravigliose. La prima la trovate qui sotto. 

Consideratelo come una specie di Intervallo, tipo quello che davano sulla RAI tanti anni fa, tra un programma e l'altro. 

A presto. 


05/10/08

Gli inizi del demonio


All'inizio fu un Califfone Atala Rizzato rosso. Volevo fortissimamente un Malaguti Fifty, o almeno il Si' (era un periodo di paninari). Mio padre mi compro' questo. 

Li odiai. Lui e il Califfone, un motorino da burino di campagna, da povero. Sono sicuro che devo a lui il fatto di essere stato uno sfigato con le donne fino ai 18 anni, quando passai alla Honda NX125. 

Le ragazze uscivano con chi aveva il Si', o addirittura il mitico ETX 50. Non con quelli con il Califfone. 

Mi ricordo ancora una discussione con un futuro delinquente: "boia, bello deh, 'r califfo, con quella corona li' ci puoi anda' fino sur monte serra, io bestia". 

Non capivo per quale motivo un ragazzino di 14 anni dovesse voler andare fino in cima al Monte Serra, e soprattutto perché questa cosa qualificasse il Califfone come un grande motorino. Sta di fatto che da allora lo guardai sotto un occhio diverso. E mi avvicinai al lato oscuro della forza. 

Quante volte dovetti asciugare la candela, posta sotto il serbatoio, e che prendeva acqua alla prima pioggia...quante volte mi ritrovai a piedi senza benzina, e senza poter pedalare. Devo sicuramente a lui, al mitico califfo, buona parte della mia inventiva in fatto di bestemmie...

Iddio lo abbia in gloria. 

19/09/08

Uso del blog a fini personali: Australia

Cari lettori, se tra di voi c'è qualcuno che puo' dare consigli su cosa fare e soprattutto DOVE andare in Australia, costa occidentale, si faccia avanti. 

A parte Sidney, ovviamente, ed escludendo Melbourne, avete idee, informazioni? Quali spiaggie sono le migliori attorno a Brisbaine e Cairns? 

07/09/08

Blade runner di ostriche

Ieri sera sono andato a mangiare in un ristorante nel quale hanno avuto l'ardire di inserire nel menu' un piatto che si chiama "Blade Runner di ostriche". Ho spaccato tre bicchieri da vino e una scodella per principio, cazzo. 

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