Honey Badger non c'e' piu'. E' arrivata Skimpy Slut.
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29/07/15
15/12/11
17/11/11
10/11/11
MotE
Mentre e' in corso il salone motociclistico di Milano, l'Eicma, appaiono le prime immagini delle moto che saranno presentate al salone internazionale di Tokyo a Dicembre. E io mi sono innamorato di questa Yamaha Ryoku, da 250cc.
Dell'Eicma invece, la moto che mi ha colpito di piu' e' questa Moab della Husqvarna, marchio svedese ora in mano a BMW. Il fanale anteriore e' da urlo, ma anche tutto il resto e' proprio bello.
Poi invece ho trovato un video della mia piccolina, ma vestita di bianco. E devo dire che anche in bianco e' proprio bella. Ma in nero, versione Honey Badger, e' molto meno paciosa...
Harley-Davidson XR 1200X from Johanes Duarte on Vimeo.
Dell'Eicma invece, la moto che mi ha colpito di piu' e' questa Moab della Husqvarna, marchio svedese ora in mano a BMW. Il fanale anteriore e' da urlo, ma anche tutto il resto e' proprio bello.
Poi invece ho trovato un video della mia piccolina, ma vestita di bianco. E devo dire che anche in bianco e' proprio bella. Ma in nero, versione Honey Badger, e' molto meno paciosa...
Harley-Davidson XR 1200X from Johanes Duarte on Vimeo.
20/10/11
Friday Pin-up/16
Halloween si avvicina, e con esso - si sa - anche gli spiriti cattivi: questo pero' non pare cosi' malaccio...
12/10/11
Prova Harley Davidson XR1200X: i primi 8500km
Come sapranno i miei lettori piu' assidui, nell'Aprile scorso ho comprato la Harley Davidson XR1200X, battezzandola Honey Badger (la spiegazione del nome e' qui e qui).
Da allora, in poco meno di 6 mesi, ho percorso 8500 km, alternando lunghi viaggi a pieno carico, scampagnate domenicali e utilizzo cittadino. Buffo, dal momento che quando la comprai, pensavo che ci avrei fatto ben pochi km a causa della nascita del pupo a luglio. E invece, considerando anche che con il V-Strom che tenevo in Italia avevo percorso gli stessi km, ma in 4 anni, direi che Honey Badger lo sto sfruttando a dovere.
Dopo la mia esperienza con altre moto che non voglio nominare, di cui avevo parlato un gran bene dopo i primi 1000 km, per poi avere problemi infiniti subito dopo, ho preferito aspettare a lungo prima di scrivere questo post, nel quale voglio parlarvi di come va la moto, di quello che mi piace e di quello che non mi piace per niente. Cominciamo
Harley Davidson XR1200X: Com'e'

Per me e' bellissima, la moto piu' bella che abbia mai posseduto, e quella che, da un punto di vista meramente passionale, mi da' piu' gusto possedere. Ma qui - lo si sa - i gusti sono soggettivi. Per me e' moto allo stato puro: un motore enorme ben in evidenza, assenza completa di sovrastrutture che possano nascondere la meccanica, tutta in bella vista, dettagli cromatici che la rendono cattiva e preziosa allo stesso tempo.
L'ho scelta anche per questo, proprio perche' rappresenta l'essenza della moto ai miei occhi: un motore, un manubrio, l'aria in faccia, e via. Una special di serie. Trovo anche che il design sia un compromesso riuscitissimo tra richiami al passato Harley (la moto d'isperazione e' la moto da corsa XR750 dirt track degli anni '70) e futuro.
Ripeto, e' una cosa personale. Puo' piacere o non piacere: ma il doppio scarico nero, da solo, per me vale un orgasmo. Cosi' come i dettagli arancioni sparsi qua e la' (arancione e nero sono i colori della Harley).
Dicevo di quanto sia sottile la sella all'attaccatura con il serbatoio (lo si vede bene nella prima foto in alto): questo, unito alla sottigliezza del serbatoio stesso, rende impossibile guidare la moto stringendo il serbatoio con le ginocchia, come avevo sempre fatto in passato. Stringendo le ginocchia si stringe...il motore. Non scherzo: non e' un caso, infatti, che sul lato destro, proprio laddove la coscia e il ginocchio destri vengono a contatto con il motore quando si cerca di stringere la moto, ci sia una barra di metallo (ben visibile nella foto qui sotto), per evitare di bruciarsi le gambine...
Da allora, in poco meno di 6 mesi, ho percorso 8500 km, alternando lunghi viaggi a pieno carico, scampagnate domenicali e utilizzo cittadino. Buffo, dal momento che quando la comprai, pensavo che ci avrei fatto ben pochi km a causa della nascita del pupo a luglio. E invece, considerando anche che con il V-Strom che tenevo in Italia avevo percorso gli stessi km, ma in 4 anni, direi che Honey Badger lo sto sfruttando a dovere.
Dopo la mia esperienza con altre moto che non voglio nominare, di cui avevo parlato un gran bene dopo i primi 1000 km, per poi avere problemi infiniti subito dopo, ho preferito aspettare a lungo prima di scrivere questo post, nel quale voglio parlarvi di come va la moto, di quello che mi piace e di quello che non mi piace per niente. Cominciamo
Harley Davidson XR1200X: Com'e'
Per me e' bellissima, la moto piu' bella che abbia mai posseduto, e quella che, da un punto di vista meramente passionale, mi da' piu' gusto possedere. Ma qui - lo si sa - i gusti sono soggettivi. Per me e' moto allo stato puro: un motore enorme ben in evidenza, assenza completa di sovrastrutture che possano nascondere la meccanica, tutta in bella vista, dettagli cromatici che la rendono cattiva e preziosa allo stesso tempo.
L'ho scelta anche per questo, proprio perche' rappresenta l'essenza della moto ai miei occhi: un motore, un manubrio, l'aria in faccia, e via. Una special di serie. Trovo anche che il design sia un compromesso riuscitissimo tra richiami al passato Harley (la moto d'isperazione e' la moto da corsa XR750 dirt track degli anni '70) e futuro.
| XR 750 dirt track del 1972 |
Ripeto, e' una cosa personale. Puo' piacere o non piacere: ma il doppio scarico nero, da solo, per me vale un orgasmo. Cosi' come i dettagli arancioni sparsi qua e la' (arancione e nero sono i colori della Harley).
Che il design della moto piaccia ne e' prova il fatto che dovunque io mi fermi, a qualsiasi semaforo, a qualsiasi negozio, c'e' sempre qualcuno che si ferma a chiedermi che moto e'. Una Harley? Davvero? Non sembra...
| Honey Badger quando era pulita: le prime due settimane. |
E infatti, per chi non lo sapesse, la moto era stata pensata per e lanciata originariamente solo sul mercato europeo. Harley voleva qualcosa che tentasse i motociclisti europei con un look, uno stile di guida e una performance molto diversi da quelli dei modelli Harley in listino. Solo che poi in America si sono giustamente incazzati: ma come, hanno detto: mi fai un modello ispirato ai gloriosi modelli da corsa dirt track, di cui in Europa non frega proprio nulla a nessuno, e me lo vendi solo in Europa? Detto fatto, la moto e' stata messa in listino anche in America.
Da notare che le grafiche del serbatoio della versione americana sono diverse da quella della versione europea (visibili qui), e per me piu' belle.
La posizione di guida e i comandi
La posizione di guida, la prima volta che ci si monta sopra, e' del tutto innaturale: il manubrio e' largo, enorme, molto spostato verso il guidatore. Quelli - come me - abituati a anni di endurone stradali ci si troveranno bene subito. Pero' commetteranno un errore, cercando di appoggiare i piedi sulle pedane...che non troveranno. La posizione delle pedane e' infatti MOLTO arretrata, proprio come su una sportiva.
Si ha quindi una posizione ibrida: le gambe sono piegate, allungate all'indietro, la schiena e' dritta, e le braccia belle larghe.
La sorpresa - per me - non e' che questa posizione garantisca un controllo totale del mezzo: questo me l'aspettavo, e infatti e' successo. La sorpresa e' la comodita' della posizione. Temevo di soffrire nelle gambe, soprattutto nei lunghi trasferimenti, e invece non ho mai avuto un crampo, ne' ho mai sentito il bisogno di sgranchire le gambe anche quando mi sono fatto 6-8 ore in sella (sono alto 180cm: per altri sara' diverso).
Il problema eventualmente e' la sella: scarsamente imbottita, molto sottile all'attaccatura col serbatoio. Dopo un paio d'ore la sella fa male, c'e' poco da fare. Ma dal momento che TUTTE le moto che ho avuto mi facevano male al culo dopo tre ore, io il problema l'ho risolto alla radice un paio d'anni fa comprando un cuscino ad aria air hawk che si mette sopra la sella. Gia' con la Shadow, l'anno scorso, ci avevo fatto 1800km in 3 giorni senza nemmeno un dolore al culo o alla schiena. Con la XR la stessa cosa.
Dicevo di quanto sia sottile la sella all'attaccatura con il serbatoio (lo si vede bene nella prima foto in alto): questo, unito alla sottigliezza del serbatoio stesso, rende impossibile guidare la moto stringendo il serbatoio con le ginocchia, come avevo sempre fatto in passato. Stringendo le ginocchia si stringe...il motore. Non scherzo: non e' un caso, infatti, che sul lato destro, proprio laddove la coscia e il ginocchio destri vengono a contatto con il motore quando si cerca di stringere la moto, ci sia una barra di metallo (ben visibile nella foto qui sotto), per evitare di bruciarsi le gambine...
| Il motore - e la barra (in alto a sinistra) per evitare che la gamba lo tocchi |
I comandi sono una delle cose che piu' mi hanno esaltato di questa Harley: gli interruttori degli indicatori di direzione sono collocati a destra per quello destro, e a sinistra per quello sinistro. entrambi vengono azionati con il pollice, ma la vera figata e' che non c'e' bisogno di ripigiarli per spegnere la freccia. Harley utilizza un sistema giroscopico che riconosce quando la moto ha girato, e spegne la freccia automaticamente. Inutile, direte voi: io invece dico che e' una gran comodita', non solo perche' alzi la mano chi non ha mai dimenticato una freccia accesa, ma anche perche' ti permette di restare concentrato sulla guida, senza andare a cercare il bottoncino della freccia.
Il tachimetro e' digitale, mentre il contagiri e' analogico, e contiene un display (piccolo) per due trip parziali, e l'orologio. La spia per la folle, la spia per la riserva, le due spie per la frecce completano il tutto. Spartano, ma c'e' tutto quello di cui si ha bisogno. Trovo scomodo, pero', il posizionamento del bottone per cambiare le informazioni visualizzate sul display: dietro il contagiri, ti obbliga a contorsioni pericolose se vuoi farlo mentre sei in corsa.
Come va la moto?
Come dicevo prima, Harley ha sviluppato la moto per un mercato europeo, con le curve e i tornanti europei in mente. Se non si vive qui, non si puo' capire quanto questo stile di guida sia completamente inutile nel piattume del Midwest da cui Harley proviene. Il risultato e' che la XR si guida come una buona nuda giapponese o inglese. Non e' una sportiva (anche se esistono i trofei monomarca sia in Europa sia in America), ma non e' una custom: e' la classica nuda con cui piegare allegramente fino a sfare i pneumatici (se lo sai fare: io non lo so fare), e che alla fine della corsa ti stampa un bel sorrisone in faccia.
Il cambio e' molto, molto duro se si proviene da una giapponese, ed e' anche molto rumoroso, con un clank metallico che i primi giorni m'impauriva. Pensavo non potesse essere normale un rumore mostruoso di quel genere, e invece pare di si'.
Sulle stradine del Wisconsin e del North Carolina, la XR si e' dimostrata maneggevole (nonostante i suoi 250kg), piantata per terra in curva anche per uno restio alla piega come me, e con un motore sempre prontissimo. Lo si puo' far ruggire ad alte velocita', oppure riprendere in quinta a 30 km/h, l'elasticita' e' soprendente.
Una cosa che ho notato e' che con il passare dei KM il motore ha davvero cambiato comportamento. Capita a tutti i motori, intendiamoci, di cambiare dopo il rodaggio, di allungare le marce etc. Ma nel caso della XR i cambiamenti sono stati davvero notevoli: se prima a 3000 giri ero a 100 km/hr in quinta, adesso i 3000 giri li raggiungo a 130. Se vi pare un piccolo cambiamento...
Per quanto riguarda la velocita', basti dire che questa moto va molto piu' veloce di quanto abbia senso andarci. E' una nuda, con un manubrio larghissimo: il che vuol dire che sopra i 130 km/hr diventa inutile insistere, a meno che non ci si voglia fare le braccia e le spalle di Hulk. Tra l'altro il vero problema non e' tanto la spinta dell'aria, quanto le vibrazioni alle manopole, che a partire dei 4000 giri diventano molto, molto fastidiose. E mi spingono a ridurre la velocita' naturalmente finche' le vibrazioni non rientrano nella norma.
In autostrada mi trovo quindi a veleggiare sui 100-120 km/h, in perfetta linea con i limiti imposti.
Intendiamoci: questa moto vibra sempre. Ma e' una vibrazione piacevole, fino ai 4000 giri, avvertibile (molto piu' avvertibile che su qualsiasi altra moto abbia mai posseduto) ma piacevole. Un'amica che mi ha fatto da passeggera un paio di volte mi ha detto, vergognandosi, che "queste vibrazioni sono al limite dell'orgasmo".
Come accennavo prima, pero', la conformazione della moto rende impossibile guidarla con le gambe: chi e' abituato ad usare le gambe per spingere la moto in piega, dovra' reimparare ad usare solo il piede sulla pedana e soprattutto la mano al manubrio.
Il passeggero
Questa e' una moto da single. O meglio: e' la moto ideale per un single che voglia eventualmente avere la possibilita' di rimorchiare la tipa, portarla in moto nel bosco obbligandala ad attaccarsi a se' (mancano infatti i maniglioni per tenersi), trombarla, e riportarla a casa. Tutto li': dalle foto si vede bene che lo spazio per il passeggero e' poco, anche se mi si e' detto che la posizione delle gambe e' buona (e delle vibrazioni orgasmiche ho gia' detto).
I viaggi lunghi con la XR1200X?
Guardatela: e' una nuda. Manca qualsiasi protezione dal vento, dalla pioggia, dal caldo inumano dell'estate, dagli insetti. Manca il portapacchi. Manca tutto. Pero' io di viaggi lunghi con Honey Badger ne ho fatti due, a pieno carico, con borse morbide, sacchi legati dietro, e una borsa da serbatoio. Senza problemi. Ovviamente quando si prende l'acqua - come ce l'ho presa a Maggio scorso facendo 4500 km in una settimana - la si prende tutta.
Il serbatoio e' piccolo, contiene solo 13 litri. Il che vuol dire che vi dovrete fermare ogni 180-200 km per fare rifornimento. In pratica un pit stop ogni due ore, che per come la vedo io e' il modo giusto.
Per i viaggi lunghi di piu' di 3 ore e' indispensabile il cuscino air hawk, che gia' utilizzavo sulla Shadow: i 90$ meglio spesi in vita mia.
Comunque e' inutile girarci intorno: la XR e' tutto fuorche' una turistica. Potrei aggiungere forse un parabrezza (Harley, al modico costo di un rene e di un occhio, ne vende uno staccabile senza attrezzi che pare ben fatto), vedremo l'anno prossimo.Ma credo che non lo comprero', perche' mi piace molto l'assenza totale di turbolenze sul casco e l'aria pura sul casco e sul petto.
Ricordiamoci sempre una cosa, comunque: i limiti delle moto in molti casi sono nella testa di chi le guida: ricordiamoci che Giorgio Bettinelli con la Vespa ci giro' il mondo, mentre tanti con il GS o la Multistrada ci vanno solo al bar.
| Quando feci 4500 km in una settimana su strade magnifiche... |
La XR1200 in citta' o sulle statali
In citta' la moto e' agilissima, nonostante il peso: la seduta infatti ti permette di poggiare il piede a terra senza nessun problema in qualsiasi situazione. Dato il baricentro molto basso e' praticamente impossibile perdere l'equilibrio da fermo, come invece capitava con la Strom.
In citta' c'e' un solo problema, soprattutto d'estate: dal motore si sprigionano temperature infernali. Il fatto che il sedile e il serbatoio siano cosi' sottili vuol dire che i vostri gioielli di famiglia (se siete uomo) o la vostra passerina (se siete donna) verranno arrostiti a temperature da forno. In movimento la cosa ovviamente si risolve, ma basta fermarsi a un semaforo per soffrire come bestie.
Detto questo, quando invece le temperature si abbassano anche solo un pochino, questo tepore puo' essere molto, molto confortante.
Da un punto di vista pratico la XR non ha nulla per facilitarvi la vita: il vano sottosella e' talmente piccolo da non contenere neanche i documenti: ci entra a mala pena un adesivo (non scherzo). Non c'e' un gancio per il casco. Non c'e' un posto dove mettere una catena, o il panino che andate a comprare all'alimentari. Rassegnatevi ad avere sempre un ragno attaccato dietro, e magari una borsa a tracolla, se volete portare qualcosa.
Sulle statali la XR da' il meglio di se'. E' una moto fatta per andare sugli 80 km/h, oppure a passeggio, gustando il paesaggio, proprio come molte nude dai motori enormi.
E per finire qualche applauso e qualche vaffanculo
Applausi a scena aperta
- Per il design della moto, per me una delle piu' belle di sempre.
- Per la posizione di guida: le gambe e la schiena non si stancano neanche dopo molte ore, il manubrio largo vi garantisce un controllo perfetto della moto.
- Per l'elasticita' del motore, che ti permette di riprendere in quinta anche a velocita' molto basse.
- Per gli indicatori di direzione intelligenti, che capiscono quando avete svoltato, e si spengono da soli.
- Per il sound profondamente Harley.
Sonori vaffanculo
- Al materiale plastico usato per il serbatio, che - a causa dell'alto contenuto di etanolo nelle benzine americane - sgalla. E' vero che sgalla in due punti quasi invisibili, ma il punto resta che sgalla. Le Ducati qui in America hanno lo stesso problema, perche' il fornitore dei serbatoi e' lo stesso. Harley ha riconosciuto il problema, e si dice debba presentare un serbatoio diverso da sostituire in garanzia. Vedremo.
- Alla ruggine: inaccettabile che alcune viti si siano arrugginite dopo due mesi, soprattutto in una moto tenuta sempre in garage quando non e' sulla strada.
- Al calore inumano sprigionato dal bicilindrico se si e' costretti agli stop and go tipici della citta'.
- Alle vibrazioni alle manopole che diventano insopportabili al di sopra dei 4-5000 giri.
- Agli specchietti: i bracci degli specchietti sono troppo corti, ed e' impossibile riuscire a vedere qualcosa senza fare contorsioni con le braccia. Il problema e' risolvibile comprando (al modico preddo di un rene e una milza) gli specchietti Harley con i bracci piu' lunghi. Pero' questa cosa mi fa troppo incazzare. E' impossibile che in Harley non se ne siano resi conto, viste anche le dimensioni ragguardevoli dell'uomo medio di Milwaukee, che si presume essere tra gli ingegneri Harley.
- Ai concessionari Harley, che per i tagliandi chiedono il doppio - se non il triplo - di Honda e Suzuki.
E' sempre difficile dirlo con certezza, ma a meno di problemi improvvisi e/o imprevisti, credo che questa moto rimarra' nel mio garage per molto, molto, molto tempo.
19/07/11
02/06/11
Deus ex machina
Ci capitai per caso durante il mio viaggio di nozze in Australia: Deus ex Machina, un enorme negozio di abbigliamento, motociclette fatte su misura, ristorante, meccanico. Una figata pazzesca. Presi un paio di t-shirt, niente di piu', ma mi ricordo che pensai che una roba del genere sarebbe il sogno di una vita.
Se siete a Sidney (citta' meravigliosa) andate a farci un giro anche se non siete appassionati di moto. Merita!
Deus - Camperdown, Sydney from Deus Customs on Vimeo.
Via Motorcycle Photo of the day.
Se siete a Sidney (citta' meravigliosa) andate a farci un giro anche se non siete appassionati di moto. Merita!
Deus - Camperdown, Sydney from Deus Customs on Vimeo.
Via Motorcycle Photo of the day.
01/06/11
La mia Honey Badger su Rocket Garage
Orazio di Rocket Garage ha incluso la mia XR1200X Honey Badger sul suo (fantastico) blog. Qui. Se vi piacciono le moto (e in particolar modo le cafe racer), le belle donne (e in particolare poco vestite, e su motociclette) e il Rockabilly, quel blog e' da seguire.
24/05/11
XR1200X Harley: Honey Badger (Il tasso del miele/2)
Perche' si chiama Honey Badger l'avevo spiegato qui. In sostanza, perche' gl'importa una sega di tutto e tutti. E si vede. 4500km in un mese. Ma a Honey Badger gl'importa una sega.



23/05/11
L'uomo che sussurrava alle motociclette
Per quanto io adori le motociclette, e per quanto ne abbia possedute parecchie nel corso degli ultimi venti anni, sono completamente negato nella meccanica motociclistica. Se la moto non parte, non so cosa fare. Non so dove guardare. E non sto parlando necessariamente di problemi all'elettronica della moto, quella si' di difficile soluzione anche per gli esperti. Sto dicendo che davvero quando la moto mi si ferma e non parte io non so che pesci pigliare.
Se rovisto nelle cartelle della mia memoria per trovare un episodio in cui io sia riuscito a far ripartire un motore fermo, mi ricordo solo il caso del Califfone, il mio primo aggeggio a due ruote. Aveva la candela piazzata sotto il serbatoio, e quindi a volte, se un po' di benzina fuoriosciva mentre facevi rifornimento e finiva sulla candela, col cazzo che ti ripartiva: la candela andava staccata, pulita, asciugata, e poi - dopo molte bestemmie - si ripartiva. Forse. E tra l'altro non era neanche farina del mio sacco, questo rimedio: all'epoca avevamo una Seat Marbella che la mattina, quando faceva freddo ed era umido, non partiva se prima non asciugavi il motore con l'asciugacapelli...Quindi io mi ero limitato ad applicare al Califfone un rimedio che avevo visto per la Marbella!
Ho sempre nutrito un profondo rispetto e una malcelata invidia nei confronti delle persone che sanno mettere mano alla proprio moto e farla ripartire. Ma consapevole dei miei limiti meccanici, pago i miei bei 39$ all'anno per avere l'assistenza immediata nel caso in cui la mia moto sia in panne. Un bel numero di telefono dedicato che mi risponde nel giro di due squilli 24 ore su 24 nel caso in cui mi succeda qualcosa, e mi arriva un bel camioncino che mi porta da un qualsiasi meccanico o in qualsiasi hotel se il meccanico e' chiuso. Soldi ben spesi.
C'e' un punto debole in tutto questo. L'assistenza funziona se si ha modo di contattarla. Se non c'e' copertura telefonica, be', sei abbastanza del gatto.
Bene: la settimana scorsa ho fatto un bel giro in moto di un totale di 2800km verso Sud. Destinazione Tail of the Dragon, un passo di montagna che e' una delle strade piu' famose per i motociclisti americani, con piu' di 300 curve (molte delle quali a gomito) in meno di 17km.
Dei bei giri in montagna, rovinati pero' dalla pioggia battente che ci ha accompagnato per giorni e giorni. E qui veniamo al dunque: il primo giorno, su un passo di montagna a 3000 metri, ci dobbiamo fermare perche' eravamo finiti in mezzo a una nebbia e a una pioggia talmente fitte da non riuscire a vedere a dieci metri di distanza. E su strade ricche di tornanti sconosciuti non e' il massimo. La foto qui sotto mi e' testimone. Non credo di aver mai avuto tanta paura come su quella strada, in quelle condizioni (la strada, per la cronaca, era la Cherohala Skyway).
Li' mi rendo conto che sono giorni che sto guidando la moto in zone SENZA copertura telefonica. E quandi dico senza copertura telefonica, intendo che davvero non ce n'e'. Non solo sui passi di montagna, ma neanche nei villaggi. Una roba da terzo mondo. Mi rendo quindi conto che la mia assistenza e' inutile. E ovviamente cominciano i problemi.
Passata un'ora senza che il tempo migliorasse, facciamo per ripartire. Ma la moto di un tizio non parte. Non da' nessun segnale. "Hai gli attrezzi?", ci chiediamo l'un l'altro? "Certo...in hotel", ci rispondiamo quasi tutti. Che poi chissa' che cosa ci avremmo fatto con questi attrezzi...Pero' uno gli attrezzi li ha. Li tira fuori, si mette ad aggeggiare sulla moto mentre il proprietario - un ragazzo di 23 anni - cerca di nascondere il terrore negli occhi (sono le 4 del pomeriggio in un posto dove gli orsi si sono svegliati da un paio di settimane e hanno fame...e c'e' la prospettiva concreta per lui di 1) abbandonare la moto del padre, che se lo inculera' o 2) restare con la moto mentre noi andiamo a cercare aiuto, e un orso se lo inculera').
Il tizio con gli attrezzi si mette a parlare con la moto mentre la smonta pezzo per pezzo. Una moto, sottolineo, che non aveva mia visto in vita sua: lui era con una suzuki sv650, mentre la moto era una harley v-rod 1200. Nel giro di un'ora la moto riparte.
Un grande sospiro di sollievo, e tutti giu' dal monte (uno letteralmente giu' dal monte, perche' con la nebbia non ha visto la curva ed e' andato dritto nel dirupo...solo che non ce ne siamo accorti fino alla fine, perche' non lo abbiamo visto andare giu'. E' sempre vivo. Da notare che era il fenomeno che si lamentava della velocita' mia e di un altro nella nebbia. Devo ammettere che un po' ho goduto).
Prima di arrivare a casa pero' ecco di nuovo il fato avverso: la Suzuki si ferma pure lei. Niente paura. Ryan, il proprietario, la smonta nel giro di un'ora, e la rimette in marcia. Ovviamente da quel momento sono sempre stato molto vicino a Ryan, l'uomo che sussurrava alla moto. E ho deciso di andare a prendere lezioni di meccanica da lui, visto che e' qui a Chicago.
Ah, ovviamente non e' un meccanico: e' un musicista (!)
10/05/11
Il Tasso del Miele/1
Il tasso del miele, o mellivora o ratele, e' un mammifero della famiglia dei mustelidi. E' diffuso in Africa, in Medio Oriente, India.
La bestia e' lunga circa un metro, e puo' pesare fino a 15 kili. E' molto robusto, ha l'aria paciosa, ma cattiva, con dei muscoli notevoli. E' spesso definito come il mammifero piu' coraggioso del mondo animale, perche' non si fa problemi ad attaccare briga con animali molto piu' grossi (tipo le antilopi) e/o piu' pericolosi (tipo i cobra). A questo proposito, wikipedia dice che "È noto per la sua abilità nell'uccidere serpenti, e si nutre persino di quelli velenosi. Inoltre possiede una resistenza al veleno di suddetti serpenti; infatti dopo un eventuale morso da parte del serpente, [il tasso del miele] invece di andare incontro alla morte dorme per circa due ore, dopodiché riprende conoscenza e continua a cacciare".
In due parole, come si evince chiaramente anche dalla foto, al tasso del miele gl'importa una sega. Se ne frega di tutto e di tutti, e va giu' ignorante. Non e' un caso che i Sudafricani abbiano dato il nome di questa bestiola a uno dei loro veicoli militari corazzati.
Per capire quanto e' ignorante guardate questo video. In inglese la frase Honey badgers don't care, honey badgers don't give a shit e' diventata un tormentone. (In inglese il tasso del miele si chiama Honey Badger).
Ovviamente c'e' un motivo per cui vi dico queste cose.
13/04/11
La prima cosa da fare quando si aspetta un figlio e' comprare la moto nuova
Quando si aspetta un figlio, si sa, ci sono molte cose da comperare, e molti piani a cui pensare: il lettino, il passeggino, i vestitini, e via cantando. Ma la prima cosa in assoluto che un uomo deve comprare e' la moto nuova. Non per il bimbo, ma per se stesso.
Ora, questa cosa puo' sembrare assurda a molte donne, ma credo che gli uomini mi capiranno pienamente. Pensateci un attimo: e' chiaro a tutti che, dalla nascita del pargolo, i rubinetti delle spese saranno dirottati ad altri tipi di acquisto per i prossimi 20 anni a dire poco. Asili, baby sitter, scuole. E' quindi evidente che se l'uomo proponesse come acquisto necessario dopo la nascita del pargolo quello di una motocicletta, le probabilita' di non suscitare grossi casini in casa sarebbero molto piccole.
Ma non avrai il tempo di guidarla la moto nuova, mi si dira', con un bambino piccolo. Esatto: ed e' proprio per questo che la moto nuova va comprata PRIMA dell'arrivo del pargolo. Per poterla guidare nei prossimi tre mesi. E perche' una volta che e' in garage, sara' comunque possibile prenderla quelle quattro ore al mese di un sabato mattina...la moto e' gia' li', perche' non usarla? Molto piu' difficile sarebbe giustificare l'acquisto della moto DOPO la nascita de pargolo, per un uso che per forza di cose sara' limitato.
Chiarito come l'acquisto della moto prima del parto sia dunque la cosa piu' razionale che ci sia, rimane il problema del quale moto.
Ora, e' chiaro proprio alla luce di quanto detto sopra, che per i primi sei anni di vita del piccolo Tiranno, il tempo per andare in moto sara' molto poco. Per cui i giri in moto saranno brevi, probabilmente le classiche scappate del sabato o della domenica mattina. La moto potra' anche essere utilizzata in citta' o per andare in ufficio.
D'altro canto, e' evidente che per molti anni sara' IMPOSSIBILE andare a fare delle belle vacanze in moto in due con mia moglie. I bei ricordi legati alle vacanze col Demonio Pellegrino rimarranno ricordi, fino a quando il Tiranno potra' venire anche lui guidando la moto sua. Le vacanze saranno in macchina, e tanti saluti al vento.
Per cui, ricapitalondo: una moto per andare a fare le sfogate di mezza giornata, che sia comoda per andare in citta', e non necessariamente una moto atta al viaggio di coppia e a lungo raggio.
In quest'ottica, avevo evidenziato come candidato ideale la Triumph Scrambler. Il cielo ha voluto che la provassi per bene prima di staccare l'assegno, e meno male, perche' e' una moto DI MERDA. Mi ha dato un'impressione pessima, di una bicicletta settata male, con cambio duro, scomoda, e con un on-off da schifo.
Rimangono al momento in lizza due Harley: la Iron 883 nero opaca, che ha un look da paura, e' una moto tranquillona, e mi piace da sempre (e' quella nera nella foto sotto). O la XR1200, una grossa stradale naked a meta' tra una scrambler e una sportiva (quella arancione nella foto sotto), che ho provato l'altro giorno e che mi ha stampato in faccia un sorrisone da ebete che solo la notizia che devo pagare un pacco di tasse allo Zio Sam ha potuto togliermi dopo molte ore.
Il tutto, ovviamente, in nome del futuro figlio. Che dite?

11/04/11
Acceterebbe mia moglie in permuta?
Quando ho messo in vendita la moto che ha dato il nome a questo blog, l'amico di Racing Cafe mi aveva avvisato: hai specificato bene che non sei interessato a permute, mi disse? Perche' altrimenti riceverai offerte di permute assurde.
Li' per li' pensai che l'amico esagerasse. D'altronde, negli annunci che avevo messo sui siti specializzati avevo ben specificato che vendevo la moto perche' mi ero trasferito all'estero. Quindi la proposta di un'eventuale permuta non avrebbe avuto senso: perche' avrei dovuto accettare un'altra moto come pagamento di una moto che adoravo, ma che non potevo piu' usare perche' fisicamente non c'ero?
Be', ovviamente sbagliavo. E' evidente che la realta' supera sempre la fantasia piu' assurda, e che la gente e' piu' stupida di quanto pensassi. Un buon 50% delle persone che mi hanno contatto per la moto mi hanno infatti offerto permute. Cose assurde: mancava solo il tizio che mi offrisse la figliola ignuda (nel qual caso, ci avrei fatto un pensierino).
C'e' stata la persona educata che mi ha scritto e proposto una permuta in modo molto pacato (mi chiamo X e sono molto interessato alla tua moto però devo proporti una permuta piu conguaglio a tuo favore con kavasaki XXX ottima, fammi sapere se ne possiamo parlare. ciao grazie). Quando ho risposto che non ero interessato perche' - COME AVEVO SCRITTO NELL'ANNUNCIO - vivevo all'estero, e quindi non avrei potuto utilizzare neanche la sua pur bellissima moto, mi ha risposto scusandosi, ed e' finita li'.
Ma c'e' anche il mentecatto che non solo mi offre una permuta, ma di uno scooter piu' vecchio della mia moto, e in piu' vuole soldi da me (Salve, non so se può interessare un t-max 500 anno 2002 appena effettuato il tagliandone, molti optionals, perfetto in tutto, qualsiasi prova....più 1000 euro a differenza in mio favore). Ma Zio Mattone, ma se io vendo la moto del 2007 perche' non vivo piu' in Italia, possibile che ti venga solo in mente di contattarmi per propormi in mermuta uno scooter di ben cinque anni piu' vecchio della mia moto, chiedendomi addirittura in piu' 1000 euri? Ma mi pigli per il culo?
Poi c'e' quello con intenzioni losche e dall'Italiano molto dubbio. Mi scrive X "sarei interessato; mi dai qualche altra informazione sul mezzo. ciao X". Al che io gentilmente rispondo chiedendo che tipo d'informazioni volesse: c'era tutto nell'annuncio, i km, l'anno, lo stato, per cui che voleva in particolare il tizio? La sua risposta m'insospettisce: "Grazie x la risposta; dove è rintracciabile la moto ? cioè dove potrei vederla dal vivo ? Se dai indirizzo cosi' io vado a vederla anche da fuori cancello, non c'e' problema. grazie per tue infos". Di che mi ringrazia il tizio? E com'e' che vuole andare a vedere la mia moto senza nessuno in casa? Magari con un bel furgone su cui caricarla e rubarmela? Ma vaffanculo.
E infine, il migliore, l'incazzoso: propone una permuta di una saltafossi molto di nicchia, mi chiede un conguaglio in danaro (aridaglie!), e s'incazza a bestia quando lo sfanculo: "Tu non sai a che moto stai dicendo no", dice il tizio. "Io capisco tu voglia vendere la Strom perche' alla fine rispetto alla mia e' una merdina, diciamo, ma la mia ti dara' grandi soddisfazioni". Al che mi e' venuto spontaneo chiederli per quale motivo volesse allora avere la mia merdina abbandonando una moto che gli sa dare tali sensazioni...e ovviamente non mi ha risposto.
Comunque la moto e' ora in buone mani. Buona strada al Demonio Pellegrino e al nuovo proprietario, che mi ha mandato questa foto che mi ha fatto piangere il cuore...guardate quant'e' bello il Demonio!
01/03/11
V-strom 650 del 2007 in vendita
Cari lettori, ho deciso di vendere la moto che ha dato il nome a questo blog. La moto e' un Suzuki V-strom 650 del 2007, con 8300 km. La vendo perche' ormai sono due anni - da quando mi sono trasferito in America - che viene usata solamente da mio padre la domenica mattina per andarci a comprare il giornale o andarci al mare d'estate.
La moto e' sempre stata tenuta in garage, coperta ed ha pochissimi km. Come saprete se siete dei lettori del blog, la moto non mi ha mai dato problemi, e' sempre partita al primo colpo, ed e' stata usata con mio somma goduria sia per brevi giri sia su viaggi a medio raggio in assetto da viaggio (e la passeggera dice che e' la moto piu' comoda che abbia mai avuto).
La descrizione precisa della moto e degli accessori che vendo e' qui sotto Se qualcuno di voi e' interessato, mi contatti per email (demoniopellegrino CHIOCCIOLA yahoo.com). Ho anche vari altri articoli in piu' (borse laterali Givi E41, borsa per il serbatoio...) che vendo SOLO con la moto, a prezzi bassi. La moto e' vicino Pisa, e posso organizzare visite.
Se anche non foste interessati, mi fareste un favorone se faceste girare questo annuncio tra i vostri contatti.
V-strom 650 del 2007, 8300 Km in vendita a 4400 Euri
Cilindrata: 650
Km: 8300
Prezzo: 4.400 Euri
Contatti per informazioni: demoniopellegrino CHIOCCIOLA yahoo.com
Accessori inclusi nel prezzo:
- Parabrezza maggiorato + parabrezza originale
- Paramani Suzuki
- Bauletto Givi V-46 per due caschi integrali con poggiaschiena
- Telaietti per borse laterali Givi E41 gia' installati (le borse sono vendute separatamente a 200 Euri per entrambe).
Accessori disponibili non compresi nel prezzo e venduti SOLO con la moto:
- Borsa da serbatoio gialla espandibile (mi pare di 20 litri): 20 Euri
- Borse laterali rigide Givi E41, di 41 litri ciascuna (ci entra il mondo): 200 Euri per le due borse
- Borsa pacsafe da 80 litri da fissare alla moto (io l'ho usata molto per andare al mare, per lasciarci i giubbotti e le protezioni e non portarmele dietro in spiaggia): 30 Euri
14/02/11
13/07/10
Moto Guzzi Stelvio 1200 - le impressioni di Jigen
Tempo fa, in uno dei suoi commenti, Jigen - alias Luca - aveva detto che si era da poco comprato la Moto Guzzi Stelvio. La Stelvio mi ha affascinato sin da quando e' uscita, un paio di anni fa. Per cui ho chiesto a Jigen se gentilmente poteva scrivermi due righe su quello che ne pensava. E Jigen ha scritto questa bellissima "recensione" qua sotto (anche le foto sono sue). E' particolarmente interessante perche' i suoi commenti sono quelli di un ex vespista.
Tra poco pubblichero' anche le mie impressioni su Wakanda. Ma se avete una moto, uno scooter, e volete scrivere una recensione da pubblicare sul Demonio, contattatemi e se ne discute. Nel frattempo buona lettura. E grazie JIGEN!
***
Ciao a tutti, sono Luca, aka Jigen, e ringrazio il Demonio Pellegrino per l’ospitalità; dietro suo invito vi faccio partecipi dei miei primi 5.000 chilometri sulla mia Moto Guzzi Stelvio 1200 4V del 2008 acquistata a fine maggio di quest’anno. Premessa: è la mia prima moto, abbandono per lei la mia fidatissima Vespa 200L Gran Turismo del 2003 che da Milano mi ha accompagnato fino a Dublino (due volte) e a Salonicco (l’estate passata).
Laroux, si chiama così la mia Guzzi, (anch’io come il proprietario di questo blog non mi sottraggo a dare nomi a oggetti “inanimati”) si sta comportando bene anche se il suo peso quando torno sulla Vespa mi fa sembrare quest’ultima uno scooter giocattolo…I suoi 250 kg infatti sono il mio più grande cruccio, ho davvero più paura di farla cadere da ferma che quando è in moto! Ad ogni modo, si comincia.
Come va la moto
La Stelvio mi ha fatto scoprire cosa significa avere un motore sotto il culo. È difficile, me ne rendo conto, per chi ha sempre guidato un’auto o un mezzo a due ruote di bassa cilindrata, capire quest’affermazione, credetemi sulla parola. La si cavalca come una puledra, anzi si tende a scivolare alla fine della sella verso il bicilindrico tanto che hanno messo delle protezioni per le ginocchia; la sua posizione di guida, tipica delle enduro stradali è quella che ho sempre cercato.
Laroux va giù in curva se lo vuoi tu. O meglio, data la sua massa, non ci vuole niente a piegare con questo tipo di moto nonostante non sia una sportiva, devo solo capire bene quanto/quando posso farlo e a quali velocità. A differenza della Vespa anche a settanta chilometri orari mi sembra di correre e la lontananza dal terreno mi fa sentire in totale balia della moto. Sono alto un metro e ottanta ma consiglio questa Guzzi a quelli alti dal metro e ottantacinque in su.
Raggio e precisione dello sterzo: buono il primo, ma mi aspettavo di meglio, da ferma mi capita spesso di fare manovre automobilistiche per uscire da alcuni parcheggi; impeccabile la seconda, il manubrio molto ampio contribuisce a identificare il pilota con la moto, se decidi di passare in un punto stretto, anche nel traffico milanese più caotico, ti ci infili senza tentennamenti. Sono spesso gli automobilisti a percepire la moto più grossa di quello che è ed a farle spazio!
Il cambio
La Stelvio non ha la catena ma il cardano e la classica leva al piede come cambio, non è una moto come, che ne so, la Mana… Com’è passare da uno scooter senza marce a un 1200 che ne ha sei? Ecco, un po’ traumatico. Adesso che mi sono abituato posso dirvi che credo Laroux abbia i rapporti troppo corti: mi trovo molto spesso a cercare le marce più alte, anche sopra la sesta! La prima è nervosissima al pari della seconda, mi trovo a mio agio con la terza, la quarta quasi non la conosco, la quinta ogni tanto la uso in superstrada e la sesta è la regola in autostrada.
A 4.500 giri la Stelvio tocca i 130 km/h e tanto mi basta. Come avevo già letto sulla Rete prima di acquistarla non è una moto per chi desidera avere una spinta sempre “pronta”. Potreste rispondermi che allora è una moto che ha qualcosa che non va se presenta difetti di erogazione… Non, so, proverò una Stelvio NTX (dove hanno risolto la cosa, ho letto) e vi farò sapere! Risposta per quanto mi riguarda, sopra i 5.000 giri trovo tutta la grinta di cui ho bisogno quando raramente mi serve e sono contento così.
Il cambio dicevamo: talmente dolce che bisogna maltrattarlo. Ringrazio il meccanico che me l’ha consegnata, il consiglio è stato “Non essere timido con le marce”; le marce entrano tutte facilmente ma non perdonano tocchi troppo incerti, la sensazione in questi casi è che la marcia sia entrata ma non completamente – ditemi voi se è possibile –, allora scalo e la inserisco meglio.
La seduta è la dimostrazione di come la posizione di guida e non l’imbottitura influisca su eventuali dolori dopo due/tre ore di viaggio, questo il mio pensiero. Davvero comoda, il pilota ha anche molto gioco se vuole cambiare durante la guida mentre il passeggero ha una sella praticamente tutta sua; la mia passeggera l’ha trovata piacevole lamentandosi solo delle vibrazioni provenenti dai pedalini e del calore della marmitta.
Invece pilota e passeggero non possono che ringraziare le sospensioni, avete idea di quante “botte” si prendono con una Vespa? Adesso le buche sono solo un lontano ricordo ed è anche possibile scendere da un marciapiede senza problemi. Le ruote trasmettono un buon feeling, quella anteriore, forse per il peso del motore proprio a ridosso, l’ho trovata a volte un po’ incerta.
I comandi
C’è quello che serve, metà analogico (i giri) e metà digitale (indicatore della benzina, tachimetro e temperatura esterna), più le solite spie. In condizioni di luce particolari la plancia dei comandi riflette molto e infastidisce. Il display già presenta i difetti degli schermi a cristalli liquidi lasciati al sole, peccato. Assolutamente impreciso l’indicatore della benzina, mi regolo grazie ai due “trip” parziali che è possibile programmare, infatti adesso vi parlo dei consumi:

Riempiendo il serbatoio fino all’orlo non ce n’è, la spia della riserva, almeno sulla mia Guzzi, si accende sempre dopo 215 chilometri (a 120 km/h di media). In seguito a un percorso misto mi è capitato di fare 235 chilometri. Ovvero, Laroux fa i 16,5 km con un litro o giù di lì. Quando “parte la riserva” il contachilometri inizia un conteggio parziale ad hoc che fa innervosire parecchio, per ora in queste condizioni ho fatto quaranta chilometri (così non vi angosciate!).
Il computer della moto dicevo può gestire due “trip” diversi che riportano chilometri, velocità, durata e consumi di un determinato viaggio. Piccolo appunto, se impostate “trip” numero due e fate rifornimento una volta riaccesa la moto ricordatevi di tornare sul secondo programma perché il computer va sul primo in automatico e addio statistiche.
Il famigerato sportellino sul lato destro del serbatoio… Lo trovo comodo – ci sta al più il portafoglio, il telefonino e il biglietto dell’autostrada –, si apre solo quando la moto è accesa e in folle. Il tasto è dietro e opposto a quello delle frecce, anche troppo imboscato. Ad alte velocità lo sportello presenta un po’ di gioco che lascia dubbi circa la sua chiusura stagna, per ora acqua non ci è mai entrata.
Concludo come il Demonio copiandogli l’idea degli applausi e anche dei vaffanculo, versione pellegrina dei cari vecchi pro e contro.
APPLAUSI SCROSCIANTI per
* i fari, due occhioni tondi che ti illuminano la strada così bene che tra anabbaglianti e abbaglianti non c’è praticamente differenza, avrete capito che il look della Stelvio mi piace;
* il borbottio del bicilindrico trasversale a V, ti ci affezioni a questa bestiola da cento cavalli appena davanti alle ginocchia;
* il vano sottosella, accoglie il libretto e – importante – una catena bella massiccia fatta come si deve facendo solo un po’ di attenzione a come la si dispone;
* il cambio, come passare da uno scooter senza marce a una moto che ne può vantare sei senza bestemmiare più di tanto, necessita un po’ di brutalità;
* le ridotte vibrazioni, ricordo che arrivo da una Vespa che non sa cosa siano. Diventano fastidiose dai 5.000 giri in su, provare per credere;
* il parabrezza, protegge davvero molto anche in presenza di forti temporali (se si va a velocità sostenute).
* il cavalletto laterale – la Stelvio ha anche quello centrale –, facile da raggiungere con il tacco della scarpa dalla normale posizione di guida, diventa il tuo migliore amico.
VAFFANCULO MERITATI per
* l’indicatore della benzina. Se ho riempito al massimo il serbatoio perché non mi segna tre tacche su tre ma solo due? Perché? Qualche ingegnere di Mandello me lo può dire?
* il peso eccessivo, vabbè. Non ci posso fare niente, dovrò mettermi sotto a sviluppare massa muscolare, non per essere figo ma per non avere paura di far cadere la mia moto;
* il posizionamento delle borse rigide, troppo “attaccate su”. Fare uno sforzo in più per capire come renderle più aderenti alla moto no? Vedi alla voce Yamaha Super Ténéré 1200…;
* le marce corte. Sarà l’inesperienza ma mi sembra una moto impossibile da guidare alle basse velocità, come se la Stelvio avesse sempre voglia di scappare via;
* la regolazione del parabrezza. O.k., capisco la soluzione manuale rispetto a quella elettrica. La procedura è tuttavia troppo laboriosa e si tende a regolarlo una volta sola e finito lì;
* le plastiche delle protezioni per le ginocchia. Sarò solo io a percepirle troppo economiche? Probabilmente la loro elasticità e il loro aspetto mi inducono a pensarlo;
* l’aspetto della marmitta. Non riesco ancora ad abituarmici e a capire se era l’unica soluzione possibile per la Stelvio, per ora penso solo che non sia del tutto indovinata;
Questo è quanto. In occasione di viaggi più impegnativi rispetto a scampagnate di trecento chilometri chiederò al Demonio Pellegrino se è ancora dell’idea di lasciarmi spazio in casa sua per dire la mia. Se vedete in giro per il Nord Italia una delle poche Stelvio in circolazione fate un cenno con la mano o un lampo con gli abbaglianti, potrei essere io!

19/05/10
Aiutami a scegliere il nome della nuova moto
Qui in alto a sinistra trovate un sondaggio con due possibili nomi per la nuova moto. Ho ridotto la scelta a due nomi degli indiani d'America. Wakanda, che significa colei che possiede poteri magici, e Orenda, che significa potere magico.
Ovviamente Orenda e' molto autoironico, visto cosa potrebbe voler dire in Italiano. Sono molto indeciso: votate?
16/05/10
Il digiuno e' finito
Il Demonio e' di nuovo in moto. Per il momento non commento, ho solo fatto 90km per portarla a casa. Vi posso solo dire che e' la prima moto che ho che ha un suono che m'incanta (merito del marmittone straightshots Vance & Hines).


26/04/09
Vi presento Calypso
Per vari motivi, di natura prettamente economica, credo che la sola due-ruote americana che avro' e' quella nella foto qui sotto. Si chiama Calypso ed e' la mia nuova compagna: una "beach cruiser", come le chiamano qui, nel piu' puro spirito americano.
Certo, non e' una Harley 883 Iron. Ma e' comunque la realizzazione di un sogno che avevo fin da quando ero bambino. Un sogno molto piu' abbordabile. Per la 883, vedremo.
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