Un genio. E prima di giudicare, andatevi a leggere almeno questo, sul perche' questa particolare moschea non s'ha da fare. (Di moschee avevo gia' parlato qui).
Ovviamente mi aspetto l'indignazione di Fini. Gianfranco, ma perche' non te ne vai?
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13/09/07
07/09/07
Moschee in salsa europea
Nell’edizione del 1 Setttembre scorso, l’Economist sostiene che l’Europa sbaglia a opporsi alla costruzione di nuove moschee e che dovrebbe fare come negli Stati Uniti. Secondo l’Economist:
“negli Stati Uniti i progetti per la costruzione di nuove moschee si trovano di fronte a obiezioni di natura pratica, che hanno a che fare con piani regolatori, sfruttamento delle acque o i parcheggi. Alla fine pero’ questi problemi vengono superati, grazie anche a un ordinamento giuridico che protegge tutte le religioni. In paesi dell’Europa meridionale come la Spagna e l’Italia – dove l’attaccamento alla simbologia cattolica è forte –i cittadini somo molto più diretti nell’esprimere le proprie obiezioni in termini culturali: questa e’ una terra Cristiana, non c’e’ posto per le moschee”.
Secondo me l’Economist, come spesso accade, non ci ha capito una mazza. O meglio, dimentica (di proposito?) alcuni elementi che forse servono a spiegare la differenza di trattamento.
Innanzitutto ci sarebbe da considerare che i musulmani che vanno negli Stati Uniti credo ci vadano con una mentalita’ molto diversa da quelli che vengono in Europa. Se un iraniano, un marocchino, un tunisino prende e va nell’Ohio o in California, ci sono buone probabilita’ che ci vada perche’ vuole aderire al modello di vista americano, che promette si’ integrazione, ma a patto di un rispetto molto preciso di alcune regole di convivenza sociale.
Nel caso dell’Europa siamo di fronte a un fenomeno diverso: molti dei musulmani che vengono da noi non lo fanno per aderire a un nuovo modello di vita o di valori. Non perche’ siano tutti terroristi. Ma semplicemente perche’ non siamo in grado di offriglielo questo modello di valori, ritenendo – sbagliando – che esigere l’adesione a valori condivisi sia una forma di razzismo verso le altre culture. E’ solo partendo da una cultura forte che posso aprire ad altre culture. Se questa cultura forte, condivisa, non ce l’ho, la mia apertura non potra’ che essere dettata da confusione e paura.
E’ un po’ come quando si organizza una festa a casa propria: il modello americano consiste nell’invitarti e nel dirti, magari, che non potrai fumare in casa mia. Se tu accetti di venire comunque, sai quali sono le regole e le accetti. Nel modello europeo io t’invito a casa mia, non voglio che tu fumi, ma non te lo dico, perche’ la mia ragazza dice che sono uno stronzo a importi di non fumare. Risultato: vieni, fumi, meta’ degli invitati s’incazza e ne nasce un litigio.
Sul fatto che in Italia non si costruiscano moschee, poi, vorrei far notare all’Economist la costruzione della moschea di Colle Val d’Elsa, in Toscana. Un comune di 20 000 abitanti, con un totale di 600 musulmani, dove si sta costruendo una delle moschee piu’ grandi d’italia, di 3200 metri quadrati. Dove il monte dei Paschi di Siena donera’ 500 mila euro per i lavori. Dove l’imam che guidera’ la moschea fa parte dell’UCOII, affiliata ai Fratelli Musulmani in Italia, un’organizzazione che non riconosce il diritto di’Israele all’esistenza, e, secondo Magdi Allam, mira a “convertire all’Islam l’insieme degli italiani”. Dove la biblioteca comunale sara’ chiusa e la biblioteca della nuova moschea fungera’ da biblioteca comunale.
Ecco, l’Economist mi saprebbe spiegare per quale motivo io non dovrei oppormi alla costruzione di questa moschea? Senza minacciare bombe come fece a sua tempo la mai troppo compianta Fallaci, posso chiedere perche’ si sta costruendo una roba da 600 metri quadri su un terreno da 3200 metri quadrati per un totale di 600 musulmani (e pare che in moschea ne vadano regolarmente solo una quarantina?). E’ un’emergenza questa moschea?
Ha ragione Sarkozy nel dire che “non sono i minareti ad essere pericolosi, ma i garage e i sementerrati che nascondono luoghi segreti di culto”. Ma questo presuppone che non si facciano erigere moschee a gruppi che dichiarano apertamente di volermi convertire e che dichiarano di voler distruggere uno stato sovrano.
O no?
“negli Stati Uniti i progetti per la costruzione di nuove moschee si trovano di fronte a obiezioni di natura pratica, che hanno a che fare con piani regolatori, sfruttamento delle acque o i parcheggi. Alla fine pero’ questi problemi vengono superati, grazie anche a un ordinamento giuridico che protegge tutte le religioni. In paesi dell’Europa meridionale come la Spagna e l’Italia – dove l’attaccamento alla simbologia cattolica è forte –i cittadini somo molto più diretti nell’esprimere le proprie obiezioni in termini culturali: questa e’ una terra Cristiana, non c’e’ posto per le moschee”.
Secondo me l’Economist, come spesso accade, non ci ha capito una mazza. O meglio, dimentica (di proposito?) alcuni elementi che forse servono a spiegare la differenza di trattamento.
Innanzitutto ci sarebbe da considerare che i musulmani che vanno negli Stati Uniti credo ci vadano con una mentalita’ molto diversa da quelli che vengono in Europa. Se un iraniano, un marocchino, un tunisino prende e va nell’Ohio o in California, ci sono buone probabilita’ che ci vada perche’ vuole aderire al modello di vista americano, che promette si’ integrazione, ma a patto di un rispetto molto preciso di alcune regole di convivenza sociale.
Nel caso dell’Europa siamo di fronte a un fenomeno diverso: molti dei musulmani che vengono da noi non lo fanno per aderire a un nuovo modello di vita o di valori. Non perche’ siano tutti terroristi. Ma semplicemente perche’ non siamo in grado di offriglielo questo modello di valori, ritenendo – sbagliando – che esigere l’adesione a valori condivisi sia una forma di razzismo verso le altre culture. E’ solo partendo da una cultura forte che posso aprire ad altre culture. Se questa cultura forte, condivisa, non ce l’ho, la mia apertura non potra’ che essere dettata da confusione e paura.
E’ un po’ come quando si organizza una festa a casa propria: il modello americano consiste nell’invitarti e nel dirti, magari, che non potrai fumare in casa mia. Se tu accetti di venire comunque, sai quali sono le regole e le accetti. Nel modello europeo io t’invito a casa mia, non voglio che tu fumi, ma non te lo dico, perche’ la mia ragazza dice che sono uno stronzo a importi di non fumare. Risultato: vieni, fumi, meta’ degli invitati s’incazza e ne nasce un litigio.
Sul fatto che in Italia non si costruiscano moschee, poi, vorrei far notare all’Economist la costruzione della moschea di Colle Val d’Elsa, in Toscana. Un comune di 20 000 abitanti, con un totale di 600 musulmani, dove si sta costruendo una delle moschee piu’ grandi d’italia, di 3200 metri quadrati. Dove il monte dei Paschi di Siena donera’ 500 mila euro per i lavori. Dove l’imam che guidera’ la moschea fa parte dell’UCOII, affiliata ai Fratelli Musulmani in Italia, un’organizzazione che non riconosce il diritto di’Israele all’esistenza, e, secondo Magdi Allam, mira a “convertire all’Islam l’insieme degli italiani”. Dove la biblioteca comunale sara’ chiusa e la biblioteca della nuova moschea fungera’ da biblioteca comunale.
Ecco, l’Economist mi saprebbe spiegare per quale motivo io non dovrei oppormi alla costruzione di questa moschea? Senza minacciare bombe come fece a sua tempo la mai troppo compianta Fallaci, posso chiedere perche’ si sta costruendo una roba da 600 metri quadri su un terreno da 3200 metri quadrati per un totale di 600 musulmani (e pare che in moschea ne vadano regolarmente solo una quarantina?). E’ un’emergenza questa moschea?
Ha ragione Sarkozy nel dire che “non sono i minareti ad essere pericolosi, ma i garage e i sementerrati che nascondono luoghi segreti di culto”. Ma questo presuppone che non si facciano erigere moschee a gruppi che dichiarano apertamente di volermi convertire e che dichiarano di voler distruggere uno stato sovrano.
O no?
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