04/10/09

Intervista a Lara Manni, autrice di Esbat

Di Esbat avevo gia' fatto una recensione qui. Siccome l'autrice, Lara Manni, e' molto gentile, ha accettato di fare un'intervista con il Demonio sottoscritto. La trovate qui sotto. Chi volesse saperne di piu' su Esbat - che racconta un intreccio molto bello tra una disegnatrice di manga cinquantenne (la Sensei), un demone (Hyoutsuki), un mezzo demone (Yobai), una Dea (Axieros), e una sedicenne romana (Ivy) - puo' consultare questa scheda su Anobii.

Anche se non vi piace l'intervista io vi consiglio davvero di comprare il libro. Che e' proprio bello.

Esbat e' stato descritto in molti modi: un horror, un urban fantasy...dicci cosa e' Esbat.
Come mi piacerebbe essere Murakami, in questo momento.Per come scrive, ovviamente. Ma anche per poter rispondere: "La prego, mi dica lei cos'è, io so solo che l'ho scritto". E' una risposta che ha dato veramente e la trovo bellissima. Per me, comunque, Esbat è un horror: ma io non sono brava nelle classificazioni. Quindi accetto anche la definizione di horror-urban-fantasy. O di dark fantasy.

In parecchie altre interviste di Esbat, si parla di come il romanzo sia nato originariamente come una fan fiction. Ci spieghi esattamente cos'e' una fanfiction?
Una fan fiction è una storia raccontata da un appassionato che prosegue, modifica, reinterpreta una storia originale (libro, fumetto, quel che si vuole). O meglio, si inserisce nei "momenti di silenzio" di una storia data. Ma la definizione è riduttiva: perchè, detta così, sembra semplicemente: "racconto l'infanzia di Legolas visto che Tolkien non ne ha parlato". Ci può stare anche questo, naturalmente, ma non solo. Provo a dire cosa è dal mio punto di vista. Per me intervenire in una storia significa riferirsi non tanto a quei determinati personaggi o a quella determinata vicenda: ma "leggere dietro" quei personaggi e capire da dove essi stessi provengono, e cercare di andare oltre. Hyoutsuki, per me, non è semplicemente il tipico "cattivo-non-cattivo" di tanti manga: ma è il "Daimon". Il punto di snodo. La manifestazione del desiderio femminile verso il maschile. E, come ogni volta che il desiderio si manifesta, le vite ordinate vengono distrutte. Caos, appunto. Mi interessava questo. Il mio punto di partenza, in tutta la trilogia, è stata un'immagine epica. Elena sulle porte Scee, che guarda l'esercito degli Achei in attesa di attaccare. E' ferma, immobile, il vento le scompiglia il velo. Per il desiderio di una donna, il mondo conosciuto cambia irreversibilmente.
Questa è la
mia versione di fan fiction, e mi rendo conto che in realtà ho "usato" la modalità fan fiction per raccontare una storia che avevo in mente e che dormiva da qualche parte, dentro di me. Non è detto che sia così per tutti. La fan fiction può essere gioco, desiderio, esercizio. Può essere tante cose. Però, imprescindibilmente, è un testo narrativo. Con la dignità di un testo: che sia scritto bene, benino, malissimo. Esattamente come i libri.

Nei tuoi commenti sul tuo blog (che e' questo), professi apertamente il tuo amore per Stephen King. King dice che quando scrive, ha sempre in mente un lettore ideale. Hai in mente un lettore ideale quando scrivi? Se si', chi e'?
Il lettore ideale è quello che si fa travolgere dalla storia. Anzi, quello che ti segue mangiando le briciole che hai disseminato nel bosco, come Hansel e Gretel. E a volte si perde nel bosco stesso, e ci sta benissimo e non vuole tornare a casa. Credo che sia un po' il sogno di molti scrittori. Che, però, non possono fare a meno del lettore "tecnico": quello in grado di individuare il lavoro che c'è dietro a un libro.

Una delle cose che colpisce nel tuo libro e' il continuo alternarsi dei punti di vista dei vari protagonisti. Il tutto mi pare faccia si' che non si possa davvero parlare di un protagonista ben specifico, ma di vari comprimari: e' stata una scelta ragionata?
Ragionatissima, anche a costo di far faticare un po' di chi legge. Ho sempre amato i romanzi corali, anche se non credo che Esbat si possa davvero definire così, e tanto meno la trilogia. I personaggi sono tanti: ma la trilogia è la storia di un cambiamento. Di un'umana, e di un Demone.

E allora parliamone ancora di questa trilogia. Ci puoi dire la trama degli altri due libri? Ci saranno gli stessi personaggi? e hai gia' notizie sulla loro eventuale pubblicazione?
Dunque. Sulla pubblicazione, non ho ancora notizie. Così, veniamo subito alla trama.
Sopdet è un duello. Una lunga partita che si svolge tra due personaggi. Una partita voluta dalla Dea. Questa volta, il Giappone ha un ruolo piccolissimo, riservato a un solo capitolo. Il luogo è l'Italia, ma in tre diversi momenti e luoghi della sua storia: il Veneto del 1915, il Piemonte del 1943, Roma nel 1977. Prima Guerra Mondiale, Salò, anni di piombo. Non è un romanzo storico, naturalmente: è e resta un horror-urban fantasy. Ma mi piaceva l'idea che il "sopramondo", come lo chiamerebbe King, facesse irruzione in tre momenti che sono ancora una volta di crisi e di rottura di un equilibrio. Ci sarà Ivy: che giocherà la propria partita nel suo mondo, con l'aiuto di tre misteriose vecchiette. E c'è un nuovo personaggio femminile, Adelina: che ho amato moltissimo. Forse, tra i personaggi della storia, è quello che amo di più.
Tanit è il terzo e ultimo tempo. E se nel secondo libro è la figura di Yobai a stagliarsi fra le altre, qui è Axieros a scendere direttamente in campo. La sua presenza tra gli umani è l'inizio di una partita ancora più tremenda, dove i due stessi mondi sono in radicale pericolo. E poi, finalmente, sapremo qualcosa di più sull'Esbat, sui passaggi e su coloro che hanno il dono di interferire. Tanit è il punto di non ritorno del cambiamento: Ivy, infine, crescerà.
In poche parole, per me la trilogia non è un modo di diluire una storia: è un arco. E' l'evoluzione possibile di alcuni personaggi e di un punto di rottura che si è verificato all'inizio di Esbat. Tappe, leggibili separatamente ma necessarie le une alle altre. Esbat, Sopdet e Tanit sono momenti di un'unica vicenda, che tende alla ricomposizione di un equilibrio spezzato. Ma non dico se questo avverrà.

Parlando del tuo amore per i personaggi: hai piu' volte detto in giro che c'e' un po' di te sia nella Sensei, l'algida (per poco) disegnatrice di manga e Ivy, l'adolescente problematica. Anche tu, come la Meyer, t'innamori dei tuoi personaggi?
Penso che tutti gli autori si innamorino, almeno un po', dei propri personaggi. Non tutti, naturalmente: ma quelli a cui dedica più tempo, o quelli in cui traspare qualcosa di se stessi. Nei personaggi femminili della storia (Ivy, la Sensei, Misia, Adelina, Nadia e Laura di Tanit) c'è qualcosa di Lara. E, sì, persino in Axieros.
Quanto ai personaggi maschili, le cose sono un po' diverse: se Hyoutsuki è una sorta di Daimon, di incarnazione del desiderio in grado di far mutare, Yobai è l'umanità che pecca di ybris, quella che vuole superare il limite. Masada e Max sono il maschile accudente: anche se Max mostrerà aspetti diversi di se stesso nel corso della trilogia. Sono uomini (o semiumani) visti da una donna. E, per questo, sono i personaggi su cui ho lavorato di più.

Fai un commento interessante. Non voglio sembrarti sessista, ma spesso trovo che i personaggi maschili creati da scrittrici siano meno reali, meno veri dei personaggi femminili creati da autori uomini. Le donne di King - ma anche le ragazzine di Moccia - per esempio, sono donne. Gli uomini della Munro (o della Meyer) no. Tu che dici?

Hai citato King e hai citato l'eccellenza: le donne di King sono donne vere, non fantasmi. Già se peschi altrove, persino nello stesso, meraviglioso Murakami, trovi "l'idea" che Murakami ha della donna. Straordinaria, fiabesca, incantevole: ma scivoliamo comunque sul piano simbolico, e credo che sia inevitabile. Perchè devi lavorare moltissimo per trasformare un fantasma in personaggio. Io stessa, fin qui, mi rendo conto di aver ragionato spesso su questo territorio: vale per Hyoutsuki, Masada e Max. Forse non vale per Yobai, che è un personaggio molto particolare e poco imbrigliabile. E non vale per Brizio, che appare in Tanit. Credo che il suo maschile sia abbastanza vicino alla realtà. Ma il lavoro, appunto, è doppio.
Quanto ai personaggi maschili creati dalle scrittrici: quelli della Meyer mi infastidiscono, lo confesso. Perchè sono fantasmi a una dimensione, oltretutto. Ottusi come il padre di Bella o perfetti come Edward. A quelli della Munro non avevo mai pensato (e questo è indicativo, se ci pensi). Venendo all'Italia, ho amato i personaggi maschili di Chiara Palazzolo: perchè sono molto veri, o straordinariamente al di sopra del vero. Incarnazioni di simboli, ancora una volta: Robin, colui che Mirta ama, è un altro Daimon. Un tremendo, spaventoso Daimon. Viceversa, i personaggi maschili di Margaret Mazzantini mi lasciano fredda: è come se la presunta fragilità maschile venisse enfatizzata e resa caricaturale.
E' un bel guaio, sai? Mi chiedo se gli scrittori di sesso maschile si pongono lo stesso problema, e fino a che punto.

Citi la Palazzolo. Ho notato - da semplice lettore - che la letteratura italiana fantastica (e uso questo termine in modo molto ampio) sta producendo molte piu' cose che in passato. Anzi, mi correggo: ho notato che le grande case editrici italiane stanno scommettendo sempre di piu' su questo tipo di letteratura. Effetto Twilight/harry potter?

Sì, indubbiamente. Prima della Rowling e della Meyer - che soffro ad accomunare, ma tant'è - c'era diffidenza estrema nei confronti del genere. Anche se l'Italia ha avuto una tradizione niente male: alcuni autori della Scapigliatura, per esempio, o il grande Tommaso Landolfi. O Dino Buzzati. Però, fra i contemporanei, i nomi italiani che scrivevano narrativa fantastica erano pochi Valerio Evangelisti su tutti, Eraldo Baldini, Gianfranco Nerozzi, Vittorio Curtoni, Gianfranco Manfredi. Poi le cose sono cambiate.Sono arrivati altri nomi: appunto Chiara Palazzolo, e Cristiana Astori, e Francesco Dimitri, e Riccardo Coltri, e GL D'Andrea, e Claudio Vergnani, per quanto riguarda l'horror-urban-fantasy. E tantissimi altri per quanto riguarda il fantasy vero e proprio: permettimi di non fare nomi, qui, perchè sicuramente dimenticherei qualcuno e succederebbero catastrofi!

Le catastrofi a cui accenni immagino si riferiscano alle lotte intestine nel mondo fantasy italiano? Lo frequento poco, ma mi pare che soffra anche lui di una divisione netta pro/contro l'uno o l'altro. Come mai secondo te?
Non lo so, e sono sincera. Parlo da ultima arrivata e quindi qualsiasi cosa possa dire sarebbe sicuramente sbagliata. So che hai ragione, esistono gruppi e divisioni e schieramenti: come, immagino, in qualsiasi settore della letteratura. Forse perchè la narrativa fantastica, a dispetto della sua storia, è ancora editorialmente giovane. E soprattutto, secondo me, c'è un grosso e pericoloso equivoco: l'editoria ci sta facendo credere che scrivere fantasy, o dark fantasy, sia il modo più facile per vendere e NON una delle possibili strade che un autore intraprende perchè la sente propria. Questo avvelena gli animi, credo.

Stai lavorando ad altri progetti attualmente? C'e' qualche novita' in arrivo, a parte la trilogia?
C'è una storia che dorme, da qualche parte, e ogni tanto bussa. La storia di una donna e di un uomo. Lei italiana, lui americano. Non si sono mai visti, ma si incontrano. E c'è un dio. Ma ancora non è tempo di cominciare.

Ora che sei dall'altra parte, che sei una scrittrice professionista, cos'e' cambiato? Quali sono le differenze, se ci sono, rispetto al mondo della scrittura amatoriale su internet?
Non so se sono una scrittrice professionista: mi sono considerata, sempre, una persona che scrive, senza farsi il problema di dove scrive. Sono cambiata io, perchè sto imparando tecniche che all'inizio non possedevo, e che credo non smetterò mai di imparare. Certo, mi sono resa conto di come funziona "da dentro" il mondo editoriale, e questo è comunque benefico. Per il resto: si riceve amore sia da fan writer sia da autore pubblicato: amore dei lettori. Questa è l'unica cosa che conta.

Per finire, mi consiglieresti cinque libri per chi ha amato Esbat?

Accidenti, che responsabilità.Ci provo, ma sono libri fatalmente diversi. E decisamente molto, molto migliori.

Kafka sulla spiaggia, Murakami.
L'ombra dello scorpione, Stephen King.
Battle Royale di Takami Koushun
Real World, di Natsuo Kirino
La scatola a forma di cuore, di Joe Hill

03/10/09

Apri le tue gambe verso me

Io, quando corro, o faccio ginnastica, o sono in metro, o in macchina, canto. Di per se' non e' un problema, soprattutto se sono solo in macchina o se corro da solo.

Diventa un problema se sono sulla metro e canto il verso "apri almeno le tue gambe verso me", mentre la canzone passa nel mio ipod. E di fronte a me ci sono due italiane, probabilmente in vacanza. Che mi guardano allibite e chiudono le gambe come impaurite.

Ecco, in questi casi, mi dico, vorrei essere Hugh Grant e poter sfoderare il suo sorriso. Perche' il mio non funziona a dovere, visto che le due ragazze in questione si sono affrettate a scendere dalla metro dandomi del porco a denti stretti.

01/10/09

Giornalisti incapaci o in malafede

E' di ieri un articolo del Corriere online dal titolo: "Gli studenti bocciano Kindle". Ci si riferisce a una sperimentazione in corso all'universita' americana di Princeton, : un gruppo di studenti ha aderito ad un programma sperimentale che sostituisce ai libri di testo cartacei il lettore e-book Kindle, pre-caricato con tutti i testi per un semestre di studi.

Gia' dal titolo, il Corriere lascia intuire come il tutto sia un fallimento. Gli studenti, infatti - dice il Corriere - bocciano il Kindle. Non solo: "alcuni hanno preferito riconsegnare l’e-reader e ritornare al libro analogico."

Ammazza, una tragedia sto Kindle.

Pero'. Pero' poi uno va a leggere l'articolo originale, in inglese, del giornale dell'Universita' di Princeton e scopre che le cose non stanno proprio cosi'.

Per esempio, si scopre subito che nessuno ha bocciato niente: il titolo dice che il Kindle deve ancora convincere gli studenti universitari. Sarete d'accordo con me che una cosa e' dover convincere ancora qualcuno. Un'altra cosa e' essere stati bocciati.

Ma andiamo oltre. Nell'articolo americano si dice chiaramente: "Though using a Kindle is voluntary, no one has opted out..."

Ma come? Il Corriere non ha detto che alcuni hanno riconsegnato l'e-reader e sono tornati ai vecchi libri? Be', nella fonte originale si dice esattamente il contrario: che nonostante l'uso del Kindle sia volontario, e nonostante alcuni problemi siano emersi, NESSUNO ha lasciato il programma. Nessuno.

Non solo. Il Corriere, sempre scegliendo in modo molto selettivo cosa copiare dall'articolo originale, scrive "Altro inconveniente: le versioni elettroniche dei libri non hanno i numeri di pagina". Che e' verissimo. Pero' si dimentica (per caso, senza dubbio), di copiare anche la frase immediatamente successiva, che dice che, se e' vero che non ci sono numeri di pagina, ci sono "location numbers", e cioe' un sistema di numerazione diverso, che viene definito "convenient for reading", e cioe' pratico per la lettura. Il problema, dicono - e giustamente - e' che questa numerazione ha un senso solo se insegni a una classe in cui tutti hanno un Kindle: se meta' dei tuoi alunni hanno un Kindle, ma l'altra meta' no, e' un casino. Questo il senso delle parole della persona intervistata dal giornale americano. Ma per il Corriere, il tutto si risolve con un "non ci sono i numeri di pagina".

Per cui, riassumendo: se leggi la fonte originale scopri che il Kindle, si', sta dando qualche problema nella sperimentazione universitaria, perche' gli studenti non sono abituati a studiare senza supporto cartaceo. Se leggi il Corriere, invece, il tutto e' stato bocciato e la storia e' finita.

Poi non lamentiamoci se Amazon se ne sta ben lontana dall'Italia, relegandoci in un medioevo tecnologico e culturale.

Geniale

Rubata a un commento a un post di varienoneventuali.

30/09/09

Ma...

...non gliene frega un cazzo a nessuno in Italia della Google Books Library?

29/09/09

Google Books Library/1 - o del riordino della cultura mondiale

Il 7 ottobre prossimo una corte federale statunitense determinerà le modalità di accesso alla cultura mondiale per i decenni a venire. Si pronuncerà, infatti, sulla validità dell’accordo che Google ha raggiunto nell’aprile scorso con autori e editori americani, e che determina le modalita' di utilizzo del materiale raccolto nella Google Books Library.

Cos’è la Google Books Library? E’ il tentativo di creare la più grande biblioteca mondiale, digitalizzata, e disponibile direttamente in ogni casa, attraverso il pc. Rappresenterà per l'era digitale quello che la biblioteca di Alessandria rappresento' per l'antichita': tutto il sapere mondiale vi sarà concentrato.

Google ha cominciato a digitalizzare libri nel 2002: impiegati Google si recano fisicamente nelle librerie di tutto il mondo, scannerizzano milioni di libri, li trasformano in e-books, libri elettronici, e li rendono disponibili su internet (almeno in parte, e con modalità che spiegherò). Il lavoro di Google riguarda libri non protetti da diritti d’autore e fuori stampa (e questo permette a molti di noi di leggere libri che altrimenti ci sarebbe impossibile trovare). Ma riguarda anche libri nuovi, disponibili e coperti dai diritti d’autore, e libri protetti da diritti d’autore ma ormai fuori stampa: in questo caso le implicazioni per gli editori e gli autori, e per il prezzo che noi lettori paghiamo, sono molto rilevanti.

Nonostante la maggior parte dei sette milioni di libri digitalizzati attualmente disponibili su Google Books sia in inglese, Google sta digitalizzando il contenuto anche di molte biblioteche europee. L'accordo concluso nell'aprile scorso con gli editori e autori americani ha validita' solo per l'America ovviamente, ma rappresenta un modello applicabile (piu' o meno facilmente) al resto del mondo.

In molti si sono opposti. Yahoo, Amazon, Microsoft alcuni detentori di diritti d’autore, scrittori, editori hanno protestato, intentando varie cause. Alcune delle obiezioni sollevate sono risibili e legate a interessi di parte. Altre sono molto valide. L’obiezione più forte è che si sta creando un monopolio di accesso al sapere di proporzioni mondiali. Google infatti sara' in grado di determinare il prezzo e le modalità di accesso a molti libri, e potenzialmente a tutti. Non solo: Google disporra' di dati esatti su chi legge cosa, come e quando: che succedera' quando il governo cinese o iraniano chiederanno la lista di quelli che hanno scaricato libri proibiti?

Da paura, vero?

Nell’aprile del 2009 Google ha raggiunto un accordo con gli autori e gli editori americani che di fatto da' a Google un potere enorme, nel bene (molto) e nel male (molto anche quello). Se la validita' di quest'accordo sara' confermata dal giudice Americano il 7 ottobre prossimo comincerà un conto alla rovescia abbastanza breve, che rivoluzionerà completamente il mondo della cultura: per le biblioteche, per i rivenditori di libri (elettronici e cartacei), per gli autori, gli editori e soprattutto per noi lettori.

Ne volete sapere di più? Seguitemi in questa storia a puntate, e cercherò di spiegarvi cosa prevede l'accordo, cosa implichera' per noi lettori, chi ci guadagna e chi ci perde.

28/09/09

Polanski e' un pedofilo di merda e deve finire in prigione

I fatti sono molto semplici: quando aveva 44 anni, Polanski drogo' e fece ubriacare una bambina di 13 anni, e poi la sodomizzo' contro la sua voltona'.

Questi i fatti, ammessi da lui stesso, e che gli sono valsi una condanna.

Il fatto che ora abbia 76 anni, e che la vita in prigione sarebbe dura, non c'entra nulla. Il fatto che la vittima l'abbia perdonato, e voglia mettersi la questione dietro le spalle, non c'entra nulla. Il fatto che sia un'artista famoso e secondo alcuni anche bravo, non cambia nulla.

Lo ripeto, perche' mi pare si sia persa la dimensione della cosa: fece ubriacare e drogo' una ragazzina di 13 anni. Alle sue richieste di riportarla a casa, le lecco' la figa, la trombo' e la sodomizzo'. E' chiaro questo concetto?

Ma come cazzo si fa a mobilitarsi per uno del genere? Da quando una condanna per pedofilia, emessa, ma non eseguita per la fuga del colpevole, diventa un motivo per appelli umanitari a favore del carnefice, e non della vittima?

In prigione: sperando che qualcuno lo sodomizzi a ripetizione per fargli capire che cosa significhi.

27/09/09

Aspirare alla mediocrita' del corpo umano

In questi giorni in parecchi discutono della proposta francese di mettere una specie di bollino di avvertenza sulle foto con foto di donne ritoccate. L'obiettivo di fondo e' di evitare che si crei un'opinione distorta del corpo della donna, evitare che passi il messaggio che se non sei perfetta (e possibilmente con le tette grosse), non vali.

Bene, io la reputo una proposta indecente. Non solo: credo anche che illustri meglio di tante parole il grado di pochezza morale alla quale e' arrivata l'Eurabia.

Mi spiego: fin dall'antichita', il corpo (femminile e maschile) e' stato rappresentato in modo idealizzato. Due esempi possono bastare: la venere del Botticelli era l'ideale di bellezza femminile del tempo. Il David Di Michelangelo rappresentava la perfezione del maschio. Ma basta pensare a quante statue, dalla classicita' grecoromana in poi, rappresentano corpi assolutamente perfetti: muscoli tesi, addominali, seni che sfidano la gravita'.

Secondo voi staremmo ancora qui a considerarli capolavori se invece di rappresentare corpi giovani e perfetti si fosse di fronte a statue con la pancia, il seno cadente, il culo ricoperto di cellultite? No.

Non penserete che nei tempi antichi fossero tutti perfetti, no? Perche' il corpo veniva rappresentato in maniera idealizzata? Perche' fino a un centinaio di anni fa l'uomo, pur consapevole della sua imperfezione, non aveva paura di aspirare ad un'ideale, anche se irraggiungibile. Si rappresentavano non le cose per quello che erano, ma la perfezione alla quale si anelava.

Adesso no. Il corpo della donna dev'essere come quello che vediamo tutti i giorni, in nome di un politicamente corretto livellamento verso il basso anche dei desideri. Per cui via i culi sodi, e avanti la cellulite! Via le tette perfette e avanti le tette storte! Perche' altrimenti le giovini menti si rovinano. Si rovinano se imparano che esiste una bellezza di fondo, un qualcosa al quale aspirare. La nostra societa' vuole un livellamento verso il basso: vuole che la bellezza ideale non esista piu', e che tutti si possa finalmente aspirare liberamente alla mediocrita', con la certezza di potervi arrivare tutti. Una sorta di 6 politico.

Fanculo.

23/09/09

Scrittori che si odiano

Nella sezione dei commenti ad un post di Lara Manni l'altro giorno, una commentatrice ha detto una cosa sacrosanta secondo me: c'e' molta ipocrisia in chi recensisce i libri (riassumo), nessuno ha le palle di dire quando un libro fa veramente schifo, e' tutto un darsi pacche sulle spalle. Alcuni scrittori presenti si sono risentiti. Non si fa di sparlare dei colleghi, dicono, si guardino gli anglosassoni per esempio: quando mai si e' sentito uno scrittore anglosassone parlare male di un collega?

Ecco, questa e' una fesseria. L'ho detto nei commenti, e lo ripeto qui: di esempi di scrittori anglosassoni che si sono presi a sputi, anche molto recentemente, ce ne sono parecchi. E qui ne riporto alcuni.

Partiamo dall'amato Stephen King. Nel Novembre del 2008, King ha una raccolta di racconti (Just after Sunset) in uscita. In molti - e probabilmente anche lui - si aspettano che la raccolta vada subito al primo posto della classifica dei bestseller del New York Times. Ma questo non accade, e King finisce al secondo posto: al primo si piazza The Christmas Sweater, di Glenn Beck, uscito proprio lo stesso giorno del libro di King.

Glenn Beck non e' un nome molto conosciuto in Italia, ma in America e' un fenomeno: scrittore di narrativa e di vari saggi, speaker radiofonico, presentatore televisivo, vende milioni di copie dei suoi libri e ha uno show con un rating stratosferico alla TV. Dai suoi detrattori e' accusato di essere un populista della peggior risma. Sta di fatto che e' uno di quei pochissimi scrittori ad aver piazzato al numero uno della lista dei bestseller del New York Times sia lavori di fiction sia lavori non-fiction, al pari di John Grisham e Patricia Cornwell, per dire. La sua storia la trovate qui.

Insomma, nel novembre scorso quando uscirono i risultati di vendita, King non la prese benissimo, e intervistato sulla questione, defini' Beck "the mentally challenged younger brother of Satan", e cioe' il fratello mezzo scemo di Satana.

Non proprio un commento carino.

Ma King non si e' limitato a Beck: nel Febbrario 2009, a una domanda su quali fossero, secondo lui, le differenze maggiori tra la Stephenie Meyer di Twilight e la Rowling di Harry Potter, King disse che "la vera differenza e' che Jo Rowling e' una scrittrice fantastica, mentre Stephenie Meyer scrive coi piedi. Non e' un granche' brava".

Gli estratti, in inglese, di quello che disse li trovate qui. Nello stesso articolo troverete anche altri giudizi molto duri su altri scrittori suoi colleghi: lo scrittore dei libri di Perry Mason, Stanley Gardner, fu bollato con un "terribile", Dean Koontz, che comunque secondo King e' un ottimo scrittore, "a volte scrive in maniera molto brutta", e anche Patterson e' uno scrittore terribile.

Ovviamente non c'e' solo King. Parliamo di un altro grande scrittore (ironico): Dan Brown. Il suo ultimo libro, The Lost Symbol, sta vendendo in America e in Gran Bretagna come venderebbe dell'acqua in mezzo al deserto del Sahara. Eppero' Philip Pulmann, creatore della trilogia Queste oscure materie (autore da 15 milioni di copie, mica pizza e fichi), proprio la settimana scorsa ha detto che Brown "popola i suoi libri di personaggi completamente piatti e bidimensionali...la sua fondamentale ignoranza su come si comportano le persone e' impressionante, e li fa dialogare tra loro in modo assolutamente irrealistico...non sa come far funzionare i normali meccanismi letterari, ma non gli interessano neanche, e ha milioni di lettori. Non c'e' niente di male in quello che fa, ma di certo la sua non e' una gran scrittura".

Chi e' che diceva che glli autori anglosassoni non dicono chiaramente quando un libro di un loro collega fa cagare?

Ma continuiamo. Nel 2008 la Rowling di Harry Potter denuncia la casa editrice del Lexicon di Harry Potter, scritto da Steven Vander Ark come una guida alla saga del maghetto. La Rowling infatti sosteneva che Vander Ark si era limitato a copiare passaggi dai suoi vari libri, mettendoli semplicemente in un ordine diverso. Orson Scott Card s'incazza di brutto, e scrive che la Rowling dovrebbe vergognarsi, per vari motivi, tra cui lquello di aver "preso in prestito" parecchie idee, e addirittura la trama della serie, da altri libri. E infatti la Rowling ha parecchi processi in corso, essendo stato accusata di aver scopiazzato un po' troppo.

"La sua ipocrisia" dice Scott Card della Rowling "e' talmente grande che mi fa mancare il respiro...la Rowling non ha nessun posto in cui andare e non ha niente da fare, ora che la serie di Harry Potter e' finita...farebbe di tutto per ottenere rispettabilita' letteraria. Nonostante abbia guadagnato piu' soldi della regina o di Oprah Winfrey in alcuni anni, ha dovuto sopportare di vedere i proprio libri pubblicati non sulla lista dei bestseller, ma nella lista dei libri per ragazzi. I soloni della letteratura considerano il suo lavoro come una sorta di subletteratura, non degna di essere davvero discussa. E questo la fa impazzire".

Non solo. Scott Card la definisce una presuntuosa, boriosa codarda, per aver detto che Dumbledore, personaggio della sua saga, era omosessuale, ma senza aver avuto le palle di scriverlo nero su bianco nei libri, per paura di avere problemi di vendita...

Ripeto la domanda: chi era che diceva che nel mondo anglosassone gli autori non si attaccano tra di loro?

Ma andiamo indietro. Nel 2oo4 Dale Peck, uno scrittore di cui ammetto di non aver letto niente, ma che ha scritto comunque parecchio, ha preso a pugni in faccia Stanley Crouch (altro scrittore) in un ristorante. Il motivo? Un paio di anni prima, Peck aveva recensito in modo non particolarmente lusinghiero un romanzo di Crouch. Crouch, intervistato sull'argomento dal periodico Salon, aveva detto che non gli importava di quello che pensava Peck, che era una checca isterica. Peck se l'era legata al dito, e bum, pugno in faccia.

Si potrebbe continuare, ma non credo sia necessario. Il punto e' che, semplicemente, sostenere che nel mondo letterario anglosassone gli scrittori non si attachino tra di loro e' un errore (o una menzogna). Sarebbe bene che i nostri scrittori, sempre pronti a leccarsi il culo a vicenda quando parlano l'uno dell'altro (a meno che non sia un nuovo autore che non viene dal giro giusto, perche' in tal caso, tutti pronti ad azzannarlo) prendessero esempio: se un libro fa schifo, ditelo. Non dite "libro eclettico, interessante e molto arguto, con punte di introspezione veraci". Perche' non vuol dire un cazzo.

Bruce Springsteen and the E Street Band

Pizzeria Italia ci ricorda che oggi Bruce Springsteen compie 60 anni. Io sono andato a vedere il suo concerto domenica scorsa, e vi assicuro che sono rimasto mesmerizzato. Non sono un grande conoscitore di Springsteen, e non sono un esperto di concerti. Ma posso dire che un concerto cosi' trascinante, energetico, impressionante musicalmente non l'avevo mai visto.

Per dire: mia moglie, che ho dovuto trascinare al concerto quasi tipo uomo delle caverne, dopo averla percossa con una clava e tirandola per i capelli, ballava come una dannata senza conoscere quasi nessuna delle canzoni. E alla fine ha ammesso (ALLELUIA!) che avevo fatto bene a trascinarla.

Quasi tre ore di musica ininterrotta: prima ancora che una canzone finisse, Bruce cambiava la chitarra al volo, e cominciava la canzone successiva in un medley infinito.

Stephen King ha raccontato di come suo figlio - negato per il sassofono - si fosse messo in testa di diventare un sassofonista professionista dopo aver visto la E Street Band, anche lui trascinato da questo gruppo che credo sarebbe capace di fare meglio di Gesu' nel resuscitare i morti.

Davvero notevole. I soldi meglio spesi per un concerto.

Scaletta Chciago 20 Settembre 2009:

  1. Seeds
  2. No Surrender
  3. Johnny 99
  4. Cover Me
  5. Outlaw Pete
  6. Hungry Heart
  7. Working On A Dream
  8. Thunder Road
  9. Tenth Avenue Freeze-Out
  10. Night
  11. Backstreets
  12. Born To Run
  13. She’s The One
  14. Meeting Across The River
  15. Jungleland
  16. Waiting On A Sunny Day
  17. The Promised Land
  18. Radio Nowhere
  19. Lonesome Day
  20. The Rising
  21. Badlands
  22. Hard Times
  23. Da Do Ron Ron
  24. Rockin’ Robin
  25. I’m Going Down
  26. American Land
  27. Dancin’ In The Dark
  28. Rosalita

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