Ieri il ministro degli interni italiano ha annunciato un'iniziativa in nove città del Sud Italia per insegnare l'arabo e la cultura araba a poliziotti, carabinieri e guardia di finanza, di modo che possano "interagire positivamente con gli immigrati nelle varie situazioni che si trovano a fronteggiare nelle loro attività di ogni giorno". Le città interessate sono Bari, Catania, Potenza, Reggio Calabria, Napoli, Palermo, Caserta, Cagliari e Sassari. La notizia la trovate
qui.
Ottimo. Ma perché invece di insegnare l'arabo ai nostri funzionari, non insegnamo l'italiano e la cultura italiana agli immigrati che vengono da noi? Fatemi capire: loro possono venire qui senza parlare una parola d'italiano (o di francese e olandese, per il Belgio) senza conoscere un secondo della nostra storia, e noi muti e zitti, in nome del "multiculturalismo". Pero' poi spendiamo i soldi delle tasse degli italiani per insegnare ai poliziotti la lingua e cultura araba (nel caso del Belgio è diverso: molti poliziotti l'arabo non devono impararlo, visto che lo parlano dalla nascita).
In un mondo perfetto, dove i poliziotti parlano inglese e francese per aiutare gli stranieri in visita (ma magari anche solo un italiano comprensibile in alcune parti d'Italia), insegnare anche l'arabo sarebbe una bella cosa. Ma in questo momento mi pare una bella presa di culo. Un calare le braghe.
Mala tempora currunt.