23/07/11
30/01/11
Black Swan
16/01/10
Avatar
29/11/09
The road (La strada): il libro vs il film
06/01/09
Australia, il film
La trama del film Australia, diretto da Baz Luhrmann (lo stesso di Moulin Rouge), con Nicole Kidman e Hugh Jackman, è molto avvincente e complessa. Provo a spiegarla.
Lei, artistocratica inglese del menga, va in Australia a cercare suo marito, convinta che lui se la stia facendo con delle puttane locali. Arrivata lì, lo trova morto stecchito. Per cui decide, giustamente, di fare quello di cui aveva ingiustamente accusato il marito. Detto fatto comincia a chiavare con tale “the drover”, il guardiano, di cui non sapremo mai il nome (vi assicuro però, che si riesce comunque a dormire abbastanza bene anche senza saperlo). Poi c’è un bambino mezzo aborigeno, mezzo no, che è buono e bravo e ha i poteri magici: quando canta c’è da toccarsi i coglioni perché non si sa che cazzo succederà.
E insomma, poi devono trasportare un sacco di mucche da un posto all’altro, ma – indovinate un po’? – ce la fanno nonostante i cattivi bianchi cerchino di fare tante cose brutte. Poi uno pensa che il film sia finito, cazzo, e invece no: portano via il bambino (poteva mancare l’accusa alla Chiesa Cattolica in un bel film moderno e al passo coi tempi? Cerrrrrto che no…), e lo mettono su un’isola a cantare. Poi però arriva il guardiano – classico duro ma dal cuore di panna – che lo salva, e pensa che lei sia morta. Ma anche lei pensa che lui – anzi, loro – siano morti, ma in realtà non è così. E infatti si incontrano di nuovo.
E uno dice, cazzo, ora sarà finito, e comincia a prendere il cappotto e si prepare ai meno 6 gradi fuori dal cinema, e invece no, maremma cagna, ci sono altre scene. Perché arriva nonno aborigeno, e allora…
Ma vaffanculo.
Altri fatti rilevanti a proposito del film:
- Dura 2 ore e 45 minuti. Io mi ero rotto i coglioni dopo 15 minuti, che anche per i miei standard di sopportazione davvero molto bassi, è comunque un record. Dopo la prima ora ho capito che in realtà ero caduto in un buco nero, dove il tempo non passa, tutto è immobile nell’eternità.
- I paesaggi, che nell’Australia vera sono davvero mozzafiato, nel film non ci sono. Il regista ha filmato il tutto seguendo la scuola detta “a cazzo di cane”.
- Il film è una stuola infinita di cliché assurdi: l’altolocata e eterea nobildonna inglese che va nella terra selvaggia, la odia, ma si fa ripassare di diritto e di rovescio dal bruto di turno; il bruto di turno, duro e dal cuore d’oro; gli aborigeni tutti buoni tutti bravi (tranne il Giuda di turno, ma, ehi, un altro cliché); i giapponesi sono cattivi; la Chiesa Cattolica è cattiva; i bianchi in generale sono cattivi; l’amore trionfa sempre.
- Nicole Kidman non sa recitare un cazzo. Non ha mai saputo farlo. Ma mentre prima, uno poteva sopportare le sue moine da mentecatta perché almeno era giovane e bella (anche se non è il mio tipo), adesso non la si regge più. Cazzo, ma tappati!
- Hugh Jackman è la sola cosa buona del film. Perché ha un bel corpo. E anche da etero, uno dice “cazzo, guarda li’, anche io sono così”. Il che serve per cominciare discussioni interessanti con la propria moglie che ti risponde guardandoti con occhi sognanti “magari...”, e uno ci rimane un po’ male e s’incazza pure, ma guarda un po’ che ho anche accettato a venire a vedere un film di merda come questo e tu mi dici che non assomiglio a Hugh jackman, ma allora dillo e vaffanculo anche te.
Comunque non crediate a chi vi dice che Australia è il film più insopportabile, supponente, paraculo e brutto mai fatto. Perché è solo quello più supponente e paraculo. I ponti di Madison County è più insopportabile, e ce ne sono vari più brutti. Per cui alla fine, non è proprio tutto nero. O sì?
(Per le altre recensioni cinematografice del Demonio Pellegrino clicca qui)02/01/09
Ultimatum alla Terra, o dell'inutilita'
Ecco, dovrebbe essere chiaro quello che penso di Ultimatum alla Terra. Un film, inutile. Totalmente inutile, diceva l’amico che l’ha visto con me. Parzialmente inutile, dicevo io: serve almeno a dimostrare che il caso di Keanu Reeves è l’unico nel quale un attore sembra migliore quando è doppiato in italiano piuttosto che nella sua lingua madre.
Risparmiate i soldi, gente. Restate a casa, aprite un buon libro. Se proprio volete vedere un film di fantascienza con invasori alieni, guardatevi La Guerra dei Mondi. Almeno quello crea tensione. Questo crea tensione intestinale. Solo quella.
03/12/08
Il film Twilight è una cagata pazzesca
16/10/08
Wall-E

Wall-E, in uscita nelle sale cinematografiche in questi giorni, e’ l’ultimo cartone animato della Disney/Pixar, quella di Nemo, e del tarpone schifoso Ratatouille (di cui avevo ampiamente già parlato qui).
Wall-E e’ un robottino sgangherato macina-spazzatura, che continua ad accatastare piccolo cubi di rifiuti in una Terra deserta. Gli umani infatti se ne sono andati 400 anni prima su un’enorme nave spaziale per sfuggire alla morte del pianeta, dovuta per l’appunto all’inquinamento. Wall-E continua imperterrito nel suo lavoro, fino a quando incontra EV-A un robot femmina bianco e lucido come un prodotto Apple, innamorandosene immediatamente, e seguendola in un'avventura spaziale…e non dico altro!
Carino, ben fatto, ma, oggettivamente, niente di che. Il messaggio ambientalista di fondo è un po’ trito e ritrito. Certo, mi direte voi, se il mondo muore è colpa nostra e dei rifiuti. Sì, va bene, ma che due palle. L’unica cosa che fa davvero ridere di gusto è il modo in cui sono tratteggiati gli umani (americani), tutti ormai completamente obesi e ignoranti (“we will grow a pizza plant!!!”) una bella critica alla società americana (ennesimo stereotipo, vabbè…).
La Pixar continua anche nella tradizione del cazzo di cercare di far diventare simpatici animali da sempre considerati (a ragione) schifosi: se in Ratatouille c’era il tarpone come personaggio principale, qui abbiamo lo scarafaggio come amico di Wall-E. Che schifo!
Temo anche che molti dei giochi di parole che ci sono nel film (la catena di supermercati Buy 'N Large, per esempio) andranno completamente perduti in italiano, rendendo il tutto ancora piu' insulso.
Assolutamente perdibile, come film.
06/09/08
Batman

- quando Bruce Wayne sceglie di prendere la Lamborghini per non dare nell'occhio
- quando scende dall'elicottero per arrivare alla propria festa accompagnato da tre puttanone in gran tiro
- Quando si mena con il joker nel bunker della polizia...
- quando Michael Caine dice al batman che al mondo certi terroristi non possono essere comprati, perché hanno solo voglia di dare fuoco al mondo (qualcuno ha detto "terroristi islamici"?)
09/03/08
Io sono leggenda - finale alternativo
Personalmente preferisco questo finale alternativo all'originale. Per un semplice motivo: almeno qui il film suggerisce che tra gli zombie c'è un'embrione di organizzazione sociale, che era uno dei punti forti del libro.
Voi che ne dite?
25/02/08
Il petroliere – There will be blood
Questa doppiezza nelle ultime parole riflette la doppiezza di fondo di tutto il film…una storia nella quale non ci si puo’ immedisamare completamente né con il protagonista, il petroliere Daniel Plainview, né con il suo antagonistam, il predicatore Eli Sunday: violento, avido, accecato dal profitto, il primo, un truffatore, avido quanto il primo, e che si nutre della credulità altrui il secondo.
Il film racconta l’ascesa di un petroliere nella California del primo ‘900. Un’ascesa dolorosa, anche fisicamente. Questa è una dimensione che non manca mai, quasi in nessuna scena del film: il dolore fisico, la fatica, la ricchezza come un qualcosa da conquistare con la fortuna, certo, ma anche con il duro lavoro che ti spacca la schiena, le gambe, che ti fa mancare l’aria, ti scava la pelle e t’ingobbisce le spalle.
Ma è anche la storia del capitalismo della “old economy”. La storia di un periodo nel quale i nuovi capitalisti generavano benessere – dovevano generare benessere – nelle comunità povere dove si insediavano. E fa una certa impressione sentire Daniel Plainview descrivere i suoi progetti sociali per la comunità nella quale ha scoperto giacimenti petroliferi: strade, scuole, irrigazione, e pane. Quel pane che solo un secolo fa, nella potente America, era privilegio di pochi. Fa venire un brivido dietro la schiena, perché ti fa capire molto dell’America: l’America è il capitalismo. È nata dal capitalismo, si è sviluppata grazie al capitalismo, ha dominato e domina tutt’ora grazie al capitalismo. E questo film ti aiuta a capire, o meglio, a ricordare, quando tutto è cominciato.
La descrizione del periodo e’ assolutamente magistrale: un’era nella quale uomini guidati da fiuto e dalla voglia di sporcarsi le mani, in tutti i sensi, potevano ancora generare ricchezze inaudite per se stessi, e portare progresso per gli altri. Dovremo aspettare cento anni, fino alla fine degli anni ’90 del secolo scorso, con il boom della Net Economy, per avere qualcosa di simile.
Difetti del film? Nessuno, davvero. Daniel Day Lewis si conferma un attore straordinario (tra l’altro ho scoperto che è appassionato di motociclismo, per cui anche meglio), e anche il suo antagonista, Paul Dano, che mi aveva già colpito in “Little Miss Sunshine”, è bravissimo. Sono sicuro che avrà una lunga carriera fortunata, se lo vorrà.
Una menzione particolare va fatta per la colonna sonora: M E R A V I G L I O S A. Ti tiene incollato alla poltrona, creando una tensione quasi pari a quella che Lewis sa creare guardandoti da sotto i baffi. Quasi una protagonista a pieno titolo, la musica.
Oddio, a volerlo trovare, un difetto questo film – nella sua versione italiana – ce l’ha: il titolo. Sarebbe stato più corretto tradurre l’originale, “There will be blood”, con “Scorrera’ il sangue”, certamente non con “Il petroliere”. Ma questo è un problema di vecchia data: i titolisti italiani credono di essere più intelligenti di quelli che hanno fatto il film, e generano mostri. Che dire di “Se mi lasci ti cancello”, che nella versione originale era “Eternal sunshine of the spotless mind”? O di “Prima ti sposo, poi ti rovino”, che sembra un titolo dei fratelli Vanzina, per l’originale “Intolerable Cruelty”?
Mah.
15/02/08
Io sono leggenda - il film vs il libro

Niente di più sbagliato. Per due motivi: il primo è che il film è davvero bello e ben fatto. Il secondo è che il film non ha niente a che spartire con il libro, racconta quasi un'altra storia. E anche il titolo, in fondo, è stato stravolto.
11/02/08
Into the wild - recensione
Nellla prima chiave di lettura, il film si potrebbe riassumere in questo modo: un giovane arrogante e socialmente disadattato - senza amici, senza ragazza, immerso solo nei suoi libri e borioso abbastanza da citare autori sconosciuti ogni tre minuti - decide di scappare dalla sua famiglia subito dopo la laurea. Da' 20 000 dollari in beneficienza, ne brucia - letteralmente - altri 500, e parte. Direzione Alaska. Perché? perché vuole sentirsi libero dalle cose materiali e vivere nella natura selvaggia, e DELLA natura selvaggia. Nel perseguire il suo obiettivo, incontrerà molte figure positive (fricchettoni, vecchi militari, contadini), facendo molto male ad alcune di loro, solo per perseguire il suo falso sogno di libertà. La fine si potrebbe riassumere in un detto pisano molto in voga: l'hai voluta la bicigretta? O pedala ora! E non dico altro.
Una seconda chiave di lettura, più clemente nei confronti del protagonista, potrebbe mettere l'accento sul fatto che il giovine in questione parta per cercare una rinascita interiore che crede sia possibile solo con il contatto diretto della natura. Vuole una riscoperta di Dio che non sia solo attraverso i rapporti interpersonali (che lui reputa comunque incapaci di generare felicità, a causa della famiglia di merda che si è ritrovato), ma attraverso un panteismo di fondo, per cui Dio è in tutte le cose. Raggiungerà il suo obiettivo, quello di vivere in simbiosi con la natura, ma si accorgerà lui stesso alla fine che la natura è matrigna, non madre, e che la felicità non è tale se non è condivisa.
Lasciando da parte questi due pipponi che mi sono fatto, mi è piaciuto il film o no? Si, mi è piaciuto. E' girato benissimo, ci sono scene mozzafiato, la storia - che è una storia vera - è molto bella. Con elementi molto americani che temo vadano perduti alla maggior parte degli occhi europei (la mitologia del West, che vede l'Alaska come la vera ultima frontiera, la semplicità e la purezza del contadino conscio che la felicità sta nel non farsi seghe mentali indicibili...).
Non si arriva pero' mai ad empatizzare completamente con il protagonista. E questo mi ha sorpreso. Pensavo che mi sarei identificato completamente (anch'io un paio di volte sono stato li' li' per mandare affanculo tutti e partire, ma non ho avuto le palle (l'incoscenza?) per farlo). E invece no. Perché il personaggio è troppo integro. E' un santo moderno invasato, che calpesta tutto pur di arrivare in Alaska. Memorabili in questo senso sono il volto della ragazzina in California, emblema di ogni pianto adolescenziale alla fine di un amore estivo, quando sai, ne sei convinto, che non potrai sopravvivere, che tutto è perduto. Bravissima. E ancora il pianto dell'anziano soldato che lo aiuta ad arrivare in Alaska. Quando anche lui sa che tutto è perduto, che non c'è più tempo, che anche l'ultima occasione è ormai passata.
Ecco, forse il film sta tutto in questi due pianti: nel rifiuto del protagonista di accettare l'amore degli altri, trovato senza cercarlo, nella convinzione che la felicità sia altrove. Si sbaglia. E lo scoprirà. Ma come in tutte le storie vere - e non dimentichiamoci che questa lo è - se ne accorgerà troppo tardi.
Bello davvero. (Per le recensioni di altri film clicca qui)
PS: la musica, del cantante dei Pearl Jeam, Eddie Vedder, è spettacolare. Vi lascio il video della colonna sonora, dal quale potrete anche capire molto bene l'atmosfera del film.
05/02/08
Recensione demoniaca: Saturno contro
Molte di queste persone sono omosessuali. Una è drogata. Uno tradisce la moglie con una che si vede in due scene del film mentre fa la vamp senza poterserlo permettere. Un'altra è brutta, grassa e soprattutto non si fa i cazzi suoi.
Poi uno dei protagonisti, la voce narrante, all'improvviso va in coma o qualcosa del genere. E poi dopo un po' muore. E' giovane, e quindi lo spettatore si tocca un po' i coglioni. E magari pensa e spera che il fim sia anche un po' finito. Invece no. Ci tocca sorbircelo ancora per una buona mezz'ora, dove non succede assolutamente niente.
Ecco, questo è il film.
Poi ci sarebbero delle osservazioni da fare che esulano dal film, ma che nascono da li': per esempio Accorsi è invecchiato (e recita a cazzo). Ma siccome Accorsi era giovane come me quando ha fatto L'ultimo Bacio, allora anch'io sono ormai vecchio come lui. E la cosa mi fa un po' girare i coglioni (mi fa ancora piu' girare i coglioni il fatto che io non guadagni come lui, ma questa è un'altra storia). Poi si potrebbe parlare anche di Ambra Angiolini, che è l'unica cosa buona del film. Insieme a Favino, assolutamente sprecato qui.
E poi ci si potrebbe anche chiedere come mai uno che fa film alla cazzo come Ozpetek abbia cosi' successo in Italia (ma solo in Italia). E ci si potrebbe anche chiedere come mai nei suoi film si parli sempre e soltanto delle stesse cose (morte, finocchi, tradimento - stavolta mancava il nazismo, ma sono sicuro che si rifara' nel prossimo). E come mai usi sempre gli stessi attori, che fanno sempre esattamente gli stessi ruoli, con le stesse espressioni.
Questo post lancia la terza rubrica del Demonio Pellegrino (dopo io parlo pisano e il motoconsumatore): "Le recensioni demoniache", che contiene anche la recensione di Ratatouille che scrissi qualche mese fa. Anche in questo caso conto di aggiornare la rubrica regolarmente (cioè quando mi pare a me).
21/08/07
Ratatouille – o de il buonismo veltroniano applicato ai tarponi
Diciamolo subito: questo film fa schifo. Gia’ e’ ambientato in Francia, con topi che parlano inglese con accento francese. E questo non aiuta. Ma non fa schifo solo nel senso che e’ bruttino, la storia esile. No no, il film fa veramente RIBREZZO. Vedere dei tarponi muoversi per la cucina e cucinare pietanze, fa semplicemente schifo. Non ha senso. E va contro uno degli istinti umani piu’ reconditi, quello di odiare i tarponi.
Facciamo a capisse. I tarponi (non stiamo parlando di cricetini piccini picccini bellini bellini, ma di zoccole lunghe mezzo metro) hanno portato la peste, portano ogni tipo di germi, vivono nelle fogne. Ok? Perche’ dovrei divertirmi a vederli in cucina? Chi e’ il genio Disney o Pixar che si e’ detto “ehi, ho una fantastica idea! Prendiamo l’animale piu’ stronzo della terra, quello che fa piu’ schifo agli uomini, un bel tarpone, e mettiamolo in cucina! Ah, e per rendere la cosa ancora piu’ disgustosa, non facciamo un topolino disegnato alla Tom & Jerry, ma proprio una bella zoccola da padule lunga mezzo metro con la coda rosa!”.
Mi ricordo una puntata di Desperate housewives nella quale una tipa voleva far recitare ai bambini della scuola la favola di Cappuccetto Rosso, ma cambiando il finale. Non bisognava uccidere il lupo, perche’ i bambini dovevano apprezzare anche i diversi, i lupi, altrimenti sarebbero diventati dei discriminatori da grandi. Le sparute mamme che obiettavano che beh, in fondo non si possono amare anche i lupi cattivi, venivano accusate di razzismo.
Ora, se faccio un riepiloghetto dei film Pixar, noto che: con Nemo avevamo il pesce handicappatino, con la pinnetta monca, e va bene. Amiamolo. Almeno era carino. Con “gli incredibili” avevamo i supereroi sfigati odiati da tutti per invidia. E amiamo pure loro, perche’ si rideva, e il messaggio alla fine era positivo. In “Cars”, alla fine la macchina figa per farsi accettare dagli altri deve diventare un perdente. E gia’ li’ mi giravano le balle. Ma il tarpone cuoco che mi parla con l’accento francese, no. Non lo possiamo amare. Ci fa solo schifo. Ribrezzo.
Ho alcune idee per i prossimi cartoni animati della Pixar, caso mai mi volessero assumere come consulente:
1 – “Il nostro amico ‘virusino’”: in pratica si scopre la vera vita giocosa e simpatica del virus dell’AIDS, e s’impara a non odiarlo, e a rispettarlo, capendo che anche lui, il nostro virusino, e’ una creatura che, se lasciata libera di esprimere tutto il suo potenziale, e’ simpatica e piacevole.
2- “Tassina, la nuova amichina”: si racconta di una tassa a prima vista insulsa (prendetene una a caso) che e’ odiata da tutti i cittadini che devono pagarla (tranne che dai funzionari della Commissione Europea, che' loro non la pagano, ma dicono che e' cosa buona e giusta pagarla). La tassa incontrera’ un deputato prodiano che sta per abrogarla, ma alla fine il deputato se ne innamora e non abroga una bella mazza, anzi le da’ tante amichette.
Che ne dite?