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30/01/11

Black Swan

Vi divertite a guardare per ora la vernice fresca che si asciuga? A leggere per tre-quattro ore il dizionario? Bene, allora Black Swan e' il film per voi.

Boia CHE PALLE.

PS: Pero' la scena di sesso lesbico tra Natiale Portman e Mila Kunis e' SPETTACOLARE. E Mila Kunis e' una topa esagerata. Ma e' un po' poco per salvare un film davvero brutto.

16/01/10

Avatar

Questa recensione potrebbere essere molto breve. Potrei limitarmi a dire che Avatar e' un film in 3D con una storia prevedibile, ma con degli ottimi effettti speciali. Ma cosi' facendo, non avrei davvero spiegato che cos'e' Avatar.

Cambiamo prospettiva. Se qualcuno mi chiedesse che cos'e' una Ferrari e io dicessi che e' un'automobile difficile da guidare nelle viuzze di una piccola citta', con un motore molto potente, e poco spazio per i bagagli, avrei detto la verita'. Ma avrei spiegato che cos'e' una Ferrari? No.

Ecco: Avatar e' una ridefinizione del cinema. E' un'esperienza che ti prende e ti catapulta in un mondo dal quale non vorresti piu' uscire. Del quale vorresti far parte. Non e' SOLAMENTE una questione di 3D. E' una questione dei mille dettagli che Cameron, il regista, ha saputo creare nel mondo di Pandora.

La storia e' un mix tra Balla coi lupi, Matrix, Titanic. Ma l'esaltazione che uno prova a guardare Avatar credo possa essere pari a quella sperimentato da un adolescente che riesca a infilare la propria mano nelle mutande di una ragazza per la prima volta. Non importa se la ragazza ha dei difetti...l'esperienza ti cambia comunque.

Questo e' Avatar. Un film assolutamente da vedere in 3D: non aspettatelo alla TV.

PS: la donna blu e' una figa da paura.

(Per le altre recensioni cinematografiche del Demonio Pellegrino, clicca qui).

29/11/09

The road (La strada): il libro vs il film

Sono andato a vedere il film The Road, tratto dal libro omonimo di McCarthy (di cui ho parlato qui), incurante delle critiche che avevo letto sul giornale, che lo descrivevano come un adattamento senza pathos. Mi chiedevo come fosse possibile tradurre in immagini l'angoscia della stringatezza del libro. La risposta ora mi e' chiara: non e' possibile.

Non che il film sia un brutto film, anzi. La scelta di Viggo Mortensen per impersonare il padre e' azzeccatissima: e' bravissimo, e si soffre con lui durante tutto il film. I paesaggi sono grigi e spogli come nel libro (anche se ci sono un paio di incongruenze: com'e' possibile che ci siano ancora le foglie che scricchiolano per terra, dieci anni dopo il disastro?).

Pero' non scatta l'empatia, c'e' poco da fare. Non so se sia perche' uno conosce gia' la storia, o per altro. Temo sia altro.

Il regista ha scelto di restare il piu' fedele possibile al libro anche nelle scene piu' infami, pur eliminando l'atroce scena del bambino allo spiedo. Ma proprio alla luce di questa fedelta' al testo cosi' ricercato, ho trovato stupidi i pochi cambiamenti che ha apportato alla storia, che la rendono meno chiara e senza senso.

(SPOILER - salta il testo in rosso)

Un esempio per tutti: il libro finisce con un uomo che offre al bambino di unirsi a una comunita', e il bambino accetta. Nel film l'offerta e' di unirsi a una famiglia di quattro persone composta da padre, madre, due figli della stessa eta' del bambino (e un cane). Ora, cazzo: e' la fine del mondo, la gente e' cannibala, e secondo voi e' realistico che una famiglia cosi' piccola si accolli un altro rEgazzino senza motivo? Che lo abbia seguito per km perche' "preoccupata per loro", ma che non sia mai intervenuta? No, non lo e'. La comunita' aveva piu' senso.

Una delle caratteristiche delle storie di McCarthy e' che non c'e' speranza, mai: i buoni non vincono, e se vincono, non c'e' nessun premio da riscuotere. Mentre qui hanno voluto fare il finale di speranza. Quando la speranza non c'e'.

Poi la scena del vecchio: nel libro il vecchio e' un infame, uno stronzo che fa soffrire il bambino. Mentre nel film Robert Duvall (magnifico) trasforma il vecchio in un nonnino solo e amorevole. Perche'?

Poi una cosa che mi ha fatto ridere: come fa Viggo Mortensen a cambiarsi la coperta da morto? In una scena e' coperto da una coperta bianca, nella scena successiva e' il bambino ad avere la coperta bianca addosso, mentre Viggo ha la coperta gialla. Meglio di Lazzaro.

Comunque un film assolutamente godibile. Anche se consiglio di leggere il libro, perche' il linguaggio usato da McCarthy e' spettacolare.

06/01/09

Australia, il film

La trama del film Australia, diretto da Baz Luhrmann (lo stesso di Moulin Rouge), con Nicole Kidman e Hugh Jackman, è molto avvincente e complessa. Provo a spiegarla.

Lei, artistocratica inglese del menga, va in Australia a cercare suo marito, convinta che lui se la stia facendo con delle puttane locali. Arrivata lì, lo trova morto stecchito. Per cui decide, giustamente, di fare quello di cui aveva ingiustamente accusato il marito. Detto fatto comincia a chiavare con tale “the drover”, il guardiano, di cui non sapremo mai il nome (vi assicuro però, che si riesce comunque a dormire abbastanza bene anche senza saperlo). Poi c’è un bambino mezzo aborigeno, mezzo no, che è buono e bravo e ha i poteri magici: quando canta c’è da toccarsi i coglioni perché non si sa che cazzo succederà.

E insomma, poi devono trasportare un sacco di mucche da un posto all’altro, ma – indovinate un po’? – ce la fanno nonostante i cattivi bianchi cerchino di fare tante cose brutte. Poi uno pensa che il film sia finito, cazzo, e invece no: portano via il bambino (poteva mancare l’accusa alla Chiesa Cattolica in un bel film moderno e al passo coi tempi? Cerrrrrto che no…), e lo mettono su un’isola a cantare. Poi però arriva il guardiano – classico duro ma dal cuore di panna – che lo salva, e pensa che lei sia morta. Ma anche lei pensa che lui – anzi, loro – siano morti, ma in realtà non è così. E infatti si incontrano di nuovo.

E uno dice, cazzo, ora sarà finito, e comincia a prendere il cappotto e si prepare ai meno 6 gradi fuori dal cinema, e invece no, maremma cagna, ci sono altre scene. Perché arriva nonno aborigeno, e allora…

Ma vaffanculo.

Altri fatti rilevanti a proposito del film:

  • Dura 2 ore e 45 minuti. Io mi ero rotto i coglioni dopo 15 minuti, che anche per i miei standard di sopportazione davvero molto bassi, è comunque un record. Dopo la prima ora ho capito che in realtà ero caduto in un buco nero, dove il tempo non passa, tutto è immobile nell’eternità.
  • I paesaggi, che nell’Australia vera sono davvero mozzafiato, nel film non ci sono. Il regista ha filmato il tutto seguendo la scuola detta “a cazzo di cane”.
  • Il film è una stuola infinita di cliché assurdi: l’altolocata e eterea nobildonna inglese che va nella terra selvaggia, la odia, ma si fa ripassare di diritto e di rovescio dal bruto di turno; il bruto di turno, duro e dal cuore d’oro; gli aborigeni tutti buoni tutti bravi (tranne il Giuda di turno, ma, ehi, un altro cliché); i giapponesi sono cattivi; la Chiesa Cattolica è cattiva; i bianchi in generale sono cattivi; l’amore trionfa sempre.
  • Nicole Kidman non sa recitare un cazzo. Non ha mai saputo farlo. Ma mentre prima, uno poteva sopportare le sue moine da mentecatta perché almeno era giovane e bella (anche se non è il mio tipo), adesso non la si regge più. Cazzo, ma tappati!
  • Hugh Jackman è la sola cosa buona del film. Perché ha un bel corpo. E anche da etero, uno dice “cazzo, guarda li’, anche io sono così”. Il che serve per cominciare discussioni interessanti con la propria moglie che ti risponde guardandoti con occhi sognanti “magari...”, e uno ci rimane un po’ male e s’incazza pure, ma guarda un po’ che ho anche accettato a venire a vedere un film di merda come questo e tu mi dici che non assomiglio a Hugh jackman, ma allora dillo e vaffanculo anche te.

Comunque non crediate a chi vi dice che Australia è il film più insopportabile, supponente, paraculo e brutto mai fatto. Perché è solo quello più supponente e paraculo. I ponti di Madison County è più insopportabile, e ce ne sono vari più brutti. Per cui alla fine, non è proprio tutto nero. O sì?

(Per le altre recensioni cinematografice del Demonio Pellegrino clicca qui)

02/01/09

Ultimatum alla Terra, o dell'inutilita'

Guardando Ultimatum alla terra, il nuovo film di fantascienza con Keanu Reeves, mi sono soffermato a lungo a pensare su una cosa: cos`è l’inutilità? Quand’è che una cosa è inutile? Quando non serve per raggiungere lo scopo per il quale è stata creata? Oppure quando non serve a nessuno scopo? E ci sono diversi gradi d’inutilità?

Ecco, dovrebbe essere chiaro quello che penso di Ultimatum alla Terra. Un film, inutile. Totalmente inutile, diceva l’amico che l’ha visto con me. Parzialmente inutile, dicevo io: serve almeno a dimostrare che il caso di Keanu Reeves è l’unico nel quale un attore sembra migliore quando è doppiato in italiano piuttosto che nella sua lingua madre.


Risparmiate i soldi, gente. Restate a casa, aprite un buon libro. Se proprio volete vedere un film di fantascienza con invasori alieni, guardatevi La Guerra dei Mondi. Almeno quello crea tensione. Questo crea tensione intestinale. Solo quella.

03/12/08

Il film Twilight è una cagata pazzesca

Questo post potrebbe essere molto breve. Potrei limitarmi a dire che il film Twilight (tratto dal primo libro della saga omonima, di cui ho parlato qui) è una cagata pazzesca. E questa sarebbe la verità. E potrei finirla qui. Ma siccome sono sadico e masochista (e anche un po' stronzo, mi dicono), vado nel dettaglio. 

L'avevo capito dal trailer con la Volvo C30 che il film sarebbe stato una boiata. 

Come ormai sanno anche le pietre, Edward è un vampiro buonista, mieloso, noioso. L'unico aspetto - L'UNICO - della sua personalità che lo rende un cattivo ragazzo, che lo rende minimamente vicino a un personaggio negativo, se vogliamo, è il suo amore per le macchine veloci. Nel libro guida una Volvo S60R. Una macchina un po' del cazzo (come tutte le Volvo), ma comunque una macchina veloce, da spaccone. 

Bene, cosa gli fanno guidare nel film? Una volvo C30. Una macchina grande come una Panda e veloce come una Fiat Uno. Che è un po' come se nel suo prossimo film, OO7 guidasse un Apino truccato al posto dell'Aston Martin. 

Perché? 

Mah! Procediamo. 

Mi chiedo se i responsabili del casting abbiano letto il libro. Vorrei capire dove cazzo siano andati a pescare gli attori che interpretano i vampiri. Non solo recitano tutti di merda, ma a parte Edward, che devo dire secondo me è abbastanza azzeccato, nonostante i capelli alla Elvis, e Bella, che è perfetta, gli altri davvero non c'entrano una mazza rotante.

Facciamo un esempio? Facciamolo. 

Rosalie è una delle sorelle di Edward, vampira di una bellezza abbagliante. Il libro la descrive in questo modo (traduzione mia): Rosalia "era statuaria. Aveva un corpo perfetto, di quelli che trovi sulle copertine del numero di Sports Illustrated dedicato ai costumi da bagno, di quelli che provocano crisi d'insicurezza in ogni ragazza che per caso si trovi nella sua stessa stanza". 

In pratica, Rosalie è una topa da paura nel libro. Va bene? Oh, chi hanno preso per impersonarla nel film? Questa parrucca qui: 

E' una topa disumana questa? Va bene che c'è crisi, ma insomma, un po' di rispetto...

Ma Continuiamo? Continuiamo: non c'è sceneggiatura; non c'è nessun tentativo di rendere la storia minimamente fluida; non c'è nessun approfondimento dei personaggi; non c'è nessun effetto visivo che renda la velocità, e i poteri dei vampiri come sono descritti nel libro; gli attori recitano come in una puntata di Un posto al sole; i dialoghi sono veri come i soldi del monopoly e avvincenti come le istruzioni per un clistere. 

Il risultato è che questo è un film assolutamente senza né capo né coda. Inutile. Brutto. Non si sa se ridere (come faceva la maggior parte degli spettatori) o piangere per aver buttato via 7 Euri e 50. 

Purtroppo, leggo che, visto il successo di questo film (che è numero uno ai botteghini in Italia, e numero due in America per il momento), si è cominciato a lavorare al secondo capitolo. Bontà loro. Ma forse non ce la faranno. Perché secondo me ha ragione Lara quando scrive che Lestat, Barlow e Dracula a Edward gli fanno la festa...

(Per le altre recensioni del Demonio Pellegrino, clicca qui)

16/10/08

Wall-E

Wall-E, in uscita nelle sale cinematografiche in questi giorni, e’ l’ultimo cartone animato della Disney/Pixar, quella di Nemo, e del tarpone schifoso Ratatouille (di cui avevo ampiamente già parlato qui).

Wall-E e’ un robottino sgangherato macina-spazzatura, che continua ad accatastare piccolo cubi di rifiuti in una Terra deserta. Gli umani infatti se ne sono andati 400 anni prima su un’enorme nave spaziale per sfuggire alla morte del pianeta, dovuta per l’appunto all’inquinamento. Wall-E continua imperterrito nel suo lavoro, fino a quando incontra EV-A un robot femmina bianco e lucido come un prodotto Apple, innamorandosene immediatamente, e seguendola in un'avventura spaziale…e non dico altro!

Carino, ben fatto, ma, oggettivamente, niente di che. Il messaggio ambientalista di fondo è un po’ trito e ritrito. Certo, mi direte voi, se il mondo muore è colpa nostra e dei rifiuti. Sì, va bene, ma che due palle. L’unica cosa che fa davvero ridere di gusto è il modo in cui sono tratteggiati gli umani (americani), tutti ormai completamente obesi e ignoranti (“we will grow a pizza plant!!!”) una bella critica alla società americana (ennesimo stereotipo, vabbè…).

La Pixar continua anche nella tradizione del cazzo di cercare di far diventare simpatici animali da sempre considerati (a ragione) schifosi: se in Ratatouille c’era il tarpone come personaggio principale, qui abbiamo lo scarafaggio come amico di Wall-E. Che schifo!

Temo anche che molti dei giochi di parole che ci sono nel film (la catena di supermercati Buy 'N Large, per esempio) andranno completamente perduti in italiano, rendendo il tutto ancora piu' insulso.

 Assolutamente perdibile, come film.

06/09/08

Batman

Sono andato a vedere il nuovo Batman con aspettative molto alte. Il film che ha battutto tutti i record d'incasso mondiali... Ne sono uscito da una parte esaltato, da una parte profondamente deluso. 

Innanzitutto ero MOLTO prevenuto sulla performance di Heath Ledger,
 l'attore che interpreta il Joker. Semplicemente perché sono molto sospettoso quando tutti parlano bene di un attore, parlando male poi del protagonista dello stesso film...un po' come per Jamie Fox e Tom Cruise in Collateral, tutti a lodare Jamie (che secondo me recitava a cazzo di mulo) e a denigrare Tom, che invece recitava da Dio. Lo stesso qui: tutti a dire che Heath Lodger era la vera star, e non Christian Bale, il Batman. 

Mbe'? Che dire? 

E' tutto vero. La performance di Ledger è da brividi. Il modo in cui parla (l'ho visto in lingua originale, quindi non so quanto renda in italiano), il modo in cui ogni tanto biascica tirando su con la bocca, i testi, i suoi capelli completamente unti, l'aria devastata...ci sono davvero stati dei momenti in cui avevo i brividi sulla schiena. Una cosa assurda. Spero lo vinca davvero l'oscar. 

Batman invece è sempre Batman. Anche se davvero qualcuno mi deve spiegare per quale cazzo di motivo adesso Bruce Wayne adotti una voce completamente diversa quando indossa il costume. Cazzo, non ha senso. Pare che l'idea sia venuta al regista, ispirato dal cartone animato, dove effettivamente Batman parla in modo diverso quando indossa la maschera. 
Ci sono dei momenti da urlo in cui ho gridato "SIIIIIIIIIIIIIIIIIIII'" al cinema, da solo, attirando l'ira di molti: 
  • quando Bruce Wayne sceglie di prendere la Lamborghini per non dare nell'occhio
  • quando scende dall'elicottero per arrivare alla propria festa accompagnato da tre puttanone in gran tiro
  • Quando si mena con il joker nel bunker della polizia...
  • quando Michael Caine dice al batman che al mondo certi terroristi non possono essere comprati, perché hanno solo voglia di dare fuoco al mondo (qualcuno ha detto "terroristi islamici"?)

Devo dire che il tutto mi è piaciuto. A prescindere dalla morale di fondo, che, come hanno sottolineato dei commentatori molto più arguti di me è una morale profondamente bushiana: infatti il Batman si trova a dover scegliere se violare o meno le regole della legalità per proteggere la città. Alla fine lo farà, diventando lui il bersaglio dei perbenisti del cazzo che sarebbero tutti morti senza il suo intervento. Ma il mondo è ingrato. E pieno di radicalchic alla cazzo. Ma qui divaghiamo. 

Bellissima anche la storia d'amore, con Bruce Wayne che - nonostante i soldi, nonostante sia il batman, nonostante abbia una MV Agusta, una Lamborghini e attici da urlo - subisce dal procuratore generale (un grandissimo Aaron Eckart). 

Bello anche il finale, molto cupo, cupissimo, e che evita di tirare la questione de personaggio Double Face troppo per le lunghe. 

Mi è piaciuto? Si', mi è piaciuto. Mi ha esaltato? Si', per il Joker. Ma il tutto mi ha comunque esaltato meno di come mi sarei aspettato. Comunque consiglio a chi lo volesse andare a vedere di rivedersi prima Batman Begins, perché qui il film comincia come se fosse una seconda puntata di uno sceneggiato, e se - come me - avete visto Batman begins più di due anni fa, ci mettete una buona mezz'ora prima di capire cosa cazzo stia succedendo. 




09/03/08

Io sono leggenda - finale alternativo

Da qualche giorno circola in rete il video di un finale alternativo del film Io sono leggenda, con Will Smith. Del film, e delle discrepanze con il libro da cui è tratto, avevo già parlato qui.

Personalmente preferisco questo finale alternativo all'originale. Per un semplice motivo: almeno qui il film suggerisce che tra gli zombie c'è un'embrione di organizzazione sociale, che era uno dei punti forti del libro.

Voi che ne dite?

25/02/08

Il petroliere – There will be blood

“I am finished”. Queste sono le ultime parole che Daniel Plainview, il personaggio interpretato dal fantastico Daniel Day Lewis, fresco del suo meritatissimo secondo Oscar, proferisce prima dei titoli di coda. “I am finished”: un’espressione dal duplice significato in inglese, che può voler dire sia “ho finito” (ed e’ cosi’ che viene tradotta nella versione italiana) ma anche “sono finito, non ho piu’ scampo”. Interpretazione assolutamente possible, dato il contesto.

Questa doppiezza nelle ultime parole riflette la doppiezza di fondo di tutto il film…una storia nella quale non ci si puo’ immedisamare completamente né con il protagonista, il petroliere Daniel Plainview, né con il suo antagonistam, il predicatore Eli Sunday: violento, avido, accecato dal profitto, il primo, un truffatore, avido quanto il primo, e che si nutre della credulità altrui il secondo.

Il film racconta l’ascesa di un petroliere nella California del primo ‘900. Un’ascesa dolorosa, anche fisicamente. Questa è una dimensione che non manca mai, quasi in nessuna scena del film: il dolore fisico, la fatica, la ricchezza come un qualcosa da conquistare con la fortuna, certo, ma anche con il duro lavoro che ti spacca la schiena, le gambe, che ti fa mancare l’aria, ti scava la pelle e t’ingobbisce le spalle.

Ma è anche la storia del capitalismo della “old economy”. La storia di un periodo nel quale i nuovi capitalisti generavano benessere – dovevano generare benessere – nelle comunità povere dove si insediavano. E fa una certa impressione sentire Daniel Plainview descrivere i suoi progetti sociali per la comunità nella quale ha scoperto giacimenti petroliferi: strade, scuole, irrigazione, e pane. Quel pane che solo un secolo fa, nella potente America, era privilegio di pochi. Fa venire un brivido dietro la schiena, perché ti fa capire molto dell’America: l’America è il capitalismo. È nata dal capitalismo, si è sviluppata grazie al capitalismo, ha dominato e domina tutt’ora grazie al capitalismo. E questo film ti aiuta a capire, o meglio, a ricordare, quando tutto è cominciato.

La descrizione del periodo e’ assolutamente magistrale: un’era nella quale uomini guidati da fiuto e dalla voglia di sporcarsi le mani, in tutti i sensi, potevano ancora generare ricchezze inaudite per se stessi, e portare progresso per gli altri. Dovremo aspettare cento anni, fino alla fine degli anni ’90 del secolo scorso, con il boom della Net Economy, per avere qualcosa di simile.

Difetti del film? Nessuno, davvero. Daniel Day Lewis si conferma un attore straordinario (tra l’altro ho scoperto che è appassionato di motociclismo, per cui anche meglio), e anche il suo antagonista, Paul Dano, che mi aveva già colpito in “Little Miss Sunshine”, è bravissimo. Sono sicuro che avrà una lunga carriera fortunata, se lo vorrà.

Una menzione particolare va fatta per la colonna sonora: M E R A V I G L I O S A. Ti tiene incollato alla poltrona, creando una tensione quasi pari a quella che Lewis sa creare guardandoti da sotto i baffi. Quasi una protagonista a pieno titolo, la musica.

Oddio, a volerlo trovare, un difetto questo film – nella sua versione italiana – ce l’ha: il titolo. Sarebbe stato più corretto tradurre l’originale, “There will be blood”, con “Scorrera’ il sangue”, certamente non con “Il petroliere”. Ma questo è un problema di vecchia data: i titolisti italiani credono di essere più intelligenti di quelli che hanno fatto il film, e generano mostri. Che dire di “Se mi lasci ti cancello”, che nella versione originale era “Eternal sunshine of the spotless mind”? O di “Prima ti sposo, poi ti rovino”, che sembra un titolo dei fratelli Vanzina, per l’originale “Intolerable Cruelty”?

Mah.

15/02/08

Io sono leggenda - il film vs il libro


Sono andato a vedere "Io sono leggenda" senza grandi aspettative, perché avevo letto qua e là recensioni abbastanza negative. E poi, soprattutto, l'omonimo libro da cui è tratto, di Richard Matheson, è uno dei miei libri preferiti (di cui conservo la fantastica versione qui a lato, del 1996), e avevo un po' paura di rovinarmi l'immagine che del libro mi ero fatto nella testa.

Niente di più sbagliato. Per due motivi: il primo è che il film è davvero bello e ben fatto. Il secondo è che il film non ha niente a che spartire con il libro, racconta quasi un'altra storia. E anche il titolo, in fondo, è stato stravolto.

Mi spiego. Nel libro del 1954, Matheson immagina un mondo dove un'epidemia ha colpito l'intera popolazione della terra, (tranne il protagonista, Robert Neville), trasformandala in un branco di bestie feroci, che non possono sopportare la luce del sole e che quindi si muovono solo di notte. Come nel film. Ma le similitudini finiscono qua.

Mentre nel film il protagonista è un virologo famoso che dispone di tutti i mezzi per cercare la cura del morbo, nel libro Neville è una persona comune, uno di noi. Uno che barricandosi in casa di notte e circordandosi di aglio (non di croci...perché uno zombie non cristiano dovrebbe averne paura?), cerca di studiare testi di virologia e di capire come poter salvare il mondo. E' molto piu' facile quindi immedesimarsi con il personaggio del libro piuttosto che con il super scienziato del film che ha tutte le capacità di debellare il virus, guarda caso.

Non solo. Mentre il film è ambientato a New York, Matheson aveva ambientato il libro in una piccola città di provincia. Puo' apparire un dettaglio, ma non lo è: gran parte del terrore del protoganista del libro derivava proprio dall'incontrare ogni giorno i suoi ex vicini trasformatisi in bestie. Terrore psicologico che manca nel film.

Già questi due elementi potrebbero bastare per farvi capire come tra libro e film ci siano pochi punti in comune. Ma c'è un elemento in più che fa si' che non ci sia NESSUN punto in comune.

Nel libro, gli zombie hanno creato una vera e propria società parallela, con propri tribunali, proprie strutture organizzate. Nel film no. Anzi, il Neville interpretato da Will Smith, in uno dei suoi messaggi registrati per la posterità, dice che non c'è segno di organizzazione sociale tra gli zombie. Il film a un certo sembra suggerire un processo organizzativo tra le bestie, perché i casini di Neville cominciano proprio quando cattura una zombie donna che sembrerebbe essere la compagna del cattivone...ma il tema non è assolutamente sviluppato.

Questa differenza con il libro è fondamentale, perché nel caso del film il titolo, "Io sono leggenda" non ha senso, mentre nel libro si'. Genialmente, alla fine del suo libro, Matheson, cambia prospettiva. Il lettore si ritrova cosi' a rivivere la storia dalla parte degli zombi. I quali, raccogliendosi in gruppo, narrano ai bambini mostri loro figli la leggenda dell'ultimo uomo sulla terra, una bestia assassina, lui si' il vero mostro, che ha ammazzato cosi' tanti zombie da essere, per l'appunto, diventato leggenda.

(SE NON VOLETE SAPERE COME FINISCE IL FILM, ANDATE AL PARAGRAFO SUCCESSIVO) Nel film invece si spiega che Neville è diventato una leggenda dopo aver dato la propria vita per difendere il vaccino appeno scoperto, facendo in modo che venisse recapitato alla colonia umana ancora esistente.

Niente di tutto questo nel libro: non c'è salvezza, non c'è speranza, non c'è un ricordo di una leggenda di un salvatore. No, il normale, il buono, secondo i nostri canoni, sarà ricordato nei secoli come la bestia assassina, lui si' vero mostro, dai nuovi vincenti. I nuovi normali. Da qui il vero terrore.

Quindi? Vale la pena andare a vedere il film? Assolutamente si'. Ma varrebbe ancora più la pena poi andare in libreria e comprarsi il libro...edito ora da Fanucci.

(Per le altre recensioni cinematografiche del Demonio Pellegrino, clicca qui).

11/02/08

Into the wild - recensione

Into the wild è uno di quei film che si prestano molto facilmente a due chiavi di lettura.

Nellla prima chiave di lettura, il film si potrebbe riassumere in questo modo: un giovane arrogante e socialmente disadattato - senza amici, senza ragazza, immerso solo nei suoi libri e borioso abbastanza da citare autori sconosciuti ogni tre minuti - decide di scappare dalla sua famiglia subito dopo la laurea. Da' 20 000 dollari in beneficienza, ne brucia - letteralmente - altri 500, e parte. Direzione Alaska. Perché? perché vuole sentirsi libero dalle cose materiali e vivere nella natura selvaggia, e DELLA natura selvaggia. Nel perseguire il suo obiettivo, incontrerà molte figure positive (fricchettoni, vecchi militari, contadini), facendo molto male ad alcune di loro, solo per perseguire il suo falso sogno di libertà. La fine si potrebbe riassumere in un detto pisano molto in voga: l'hai voluta la bicigretta? O pedala ora! E non dico altro.

Una seconda chiave di lettura, più clemente nei confronti del protagonista, potrebbe mettere l'accento sul fatto che il giovine in questione parta per cercare una rinascita interiore che crede sia possibile solo con il contatto diretto della natura. Vuole una riscoperta di Dio che non sia solo attraverso i rapporti interpersonali (che lui reputa comunque incapaci di generare felicità, a causa della famiglia di merda che si è ritrovato), ma attraverso un panteismo di fondo, per cui Dio è in tutte le cose. Raggiungerà il suo obiettivo, quello di vivere in simbiosi con la natura, ma si accorgerà lui stesso alla fine che la natura è matrigna, non madre, e che la felicità non è tale se non è condivisa.

Lasciando da parte questi due pipponi che mi sono fatto, mi è piaciuto il film o no? Si, mi è piaciuto. E' girato benissimo, ci sono scene mozzafiato, la storia - che è una storia vera - è molto bella. Con elementi molto americani che temo vadano perduti alla maggior parte degli occhi europei (la mitologia del West, che vede l'Alaska come la vera ultima frontiera, la semplicità e la purezza del contadino conscio che la felicità sta nel non farsi seghe mentali indicibili...).

Non si arriva pero' mai ad empatizzare completamente con il protagonista. E questo mi ha sorpreso. Pensavo che mi sarei identificato completamente (anch'io un paio di volte sono stato li' li' per mandare affanculo tutti e partire, ma non ho avuto le palle (l'incoscenza?) per farlo). E invece no. Perché il personaggio è troppo integro. E' un santo moderno invasato, che calpesta tutto pur di arrivare in Alaska. Memorabili in questo senso sono il volto della ragazzina in California, emblema di ogni pianto adolescenziale alla fine di un amore estivo, quando sai, ne sei convinto, che non potrai sopravvivere, che tutto è perduto. Bravissima. E ancora il pianto dell'anziano soldato che lo aiuta ad arrivare in Alaska. Quando anche lui sa che tutto è perduto, che non c'è più tempo, che anche l'ultima occasione è ormai passata.

Ecco, forse il film sta tutto in questi due pianti: nel rifiuto del protagonista di accettare l'amore degli altri, trovato senza cercarlo, nella convinzione che la felicità sia altrove. Si sbaglia. E lo scoprirà. Ma come in tutte le storie vere - e non dimentichiamoci che questa lo è - se ne accorgerà troppo tardi.

Bello davvero. (Per le recensioni di altri film clicca qui)

PS: la musica, del cantante dei Pearl Jeam, Eddie Vedder, è spettacolare. Vi lascio il video della colonna sonora, dal quale potrete anche capire molto bene l'atmosfera del film.

05/02/08

Recensione demoniaca: Saturno contro

Ieri sera ho avuto la sfortuna di vedere Saturno contro. Saturno contro parla di un gruppo di persone che non lavorano e hanno molto tempo per stare a non fare un cazzo da mane a sera. Un po' come il presidente del Senato Marini.

Molte di queste persone sono omosessuali. Una è drogata. Uno tradisce la moglie con una che si vede in due scene del film mentre fa la vamp senza poterserlo permettere. Un'altra è brutta, grassa e soprattutto non si fa i cazzi suoi.

Poi uno dei protagonisti, la voce narrante, all'improvviso va in coma o qualcosa del genere. E poi dopo un po' muore. E' giovane, e quindi lo spettatore si tocca un po' i coglioni. E magari pensa e spera che il fim sia anche un po' finito. Invece no. Ci tocca sorbircelo ancora per una buona mezz'ora, dove non succede assolutamente niente.

Ecco, questo è il film.

Poi ci sarebbero delle osservazioni da fare che esulano dal film, ma che nascono da li': per esempio Accorsi è invecchiato (e recita a cazzo). Ma siccome Accorsi era giovane come me quando ha fatto L'ultimo Bacio, allora anch'io sono ormai vecchio come lui. E la cosa mi fa un po' girare i coglioni (mi fa ancora piu' girare i coglioni il fatto che io non guadagni come lui, ma questa è un'altra storia). Poi si potrebbe parlare anche di Ambra Angiolini, che è l'unica cosa buona del film. Insieme a Favino, assolutamente sprecato qui.

E poi ci si potrebbe anche chiedere come mai uno che fa film alla cazzo come Ozpetek abbia cosi' successo in Italia (ma solo in Italia). E ci si potrebbe anche chiedere come mai nei suoi film si parli sempre e soltanto delle stesse cose (morte, finocchi, tradimento - stavolta mancava il nazismo, ma sono sicuro che si rifara' nel prossimo). E come mai usi sempre gli stessi attori, che fanno sempre esattamente gli stessi ruoli, con le stesse espressioni.

Questo post lancia la terza rubrica del Demonio Pellegrino (dopo io parlo pisano e il motoconsumatore): "Le recensioni demoniache", che contiene anche la recensione di Ratatouille che scrissi qualche mese fa. Anche in questo caso conto di aggiornare la rubrica regolarmente (cioè quando mi pare a me).

21/08/07

Ratatouille – o de il buonismo veltroniano applicato ai tarponi

Allora, c’e’ questo cartone animato nuovo, Ratatouille, il primo della Pixar da quando e’ stata comprata dalla Disney. La Pixar, per intenderci, e’ quella di Toy Story, di Nemo, Cars, degli Incredibili. E ora di questo tarpone, Ratatouille.

Diciamolo subito: questo film fa schifo. Gia’ e’ ambientato in Francia, con topi che parlano inglese con accento francese. E questo non aiuta. Ma non fa schifo solo nel senso che e’ bruttino, la storia esile. No no, il film fa veramente RIBREZZO. Vedere dei tarponi muoversi per la cucina e cucinare pietanze, fa semplicemente schifo. Non ha senso. E va contro uno degli istinti umani piu’ reconditi, quello di odiare i tarponi.

Facciamo a capisse. I tarponi (non stiamo parlando di cricetini piccini picccini bellini bellini, ma di zoccole lunghe mezzo metro) hanno portato la peste, portano ogni tipo di germi, vivono nelle fogne. Ok? Perche’ dovrei divertirmi a vederli in cucina? Chi e’ il genio Disney o Pixar che si e’ detto “ehi, ho una fantastica idea! Prendiamo l’animale piu’ stronzo della terra, quello che fa piu’ schifo agli uomini, un bel tarpone, e mettiamolo in cucina! Ah, e per rendere la cosa ancora piu’ disgustosa, non facciamo un topolino disegnato alla Tom & Jerry, ma proprio una bella zoccola da padule lunga mezzo metro con la coda rosa!”.

Mi ricordo una puntata di Desperate housewives nella quale una tipa voleva far recitare ai bambini della scuola la favola di Cappuccetto Rosso, ma cambiando il finale. Non bisognava uccidere il lupo, perche’ i bambini dovevano apprezzare anche i diversi, i lupi, altrimenti sarebbero diventati dei discriminatori da grandi. Le sparute mamme che obiettavano che beh, in fondo non si possono amare anche i lupi cattivi, venivano accusate di razzismo.

Ora, se faccio un riepiloghetto dei film Pixar, noto che: con Nemo avevamo il pesce handicappatino, con la pinnetta monca, e va bene. Amiamolo. Almeno era carino. Con “gli incredibili” avevamo i supereroi sfigati odiati da tutti per invidia. E amiamo pure loro, perche’ si rideva, e il messaggio alla fine era positivo. In “Cars”, alla fine la macchina figa per farsi accettare dagli altri deve diventare un perdente. E gia’ li’ mi giravano le balle. Ma il tarpone cuoco che mi parla con l’accento francese, no. Non lo possiamo amare. Ci fa solo schifo. Ribrezzo.

Ho alcune idee per i prossimi cartoni animati della Pixar, caso mai mi volessero assumere come consulente:

1 – “Il nostro amico ‘virusino’”: in pratica si scopre la vera vita giocosa e simpatica del virus dell’AIDS, e s’impara a non odiarlo, e a rispettarlo, capendo che anche lui, il nostro virusino, e’ una creatura che, se lasciata libera di esprimere tutto il suo potenziale, e’ simpatica e piacevole.

2- “Tassina, la nuova amichina”: si racconta di una tassa a prima vista insulsa (prendetene una a caso) che e’ odiata da tutti i cittadini che devono pagarla (tranne che dai funzionari della Commissione Europea, che' loro non la pagano, ma dicono che e' cosa buona e giusta pagarla). La tassa incontrera’ un deputato prodiano che sta per abrogarla, ma alla fine il deputato se ne innamora e non abroga una bella mazza, anzi le da’ tante amichette.

Che ne dite?

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