21/09/09

Argini all'avanzata dell'Islam

E chi l'avrebbe mai detto che gli Hooligan avrebbero rappresentato uno dei pochi (pocchissimi?) argini all'avanzata dell'Islam combattente in Inghilterra? Uno dei pochi casi nei quali il detto "tra l'incudine e il martello" e' perfetto.

19/09/09

Americanizzazioni

Il processo che ti porta ad assimilare la cultura del paese che ti ospita e' lungo e difficile, a volte. Piacevole e immediato, in altre. In ogni caso e' inevitabile, e quando si cerca di opporvisi, i risultati sono solo due: o il ritorno a casa, o lo sbroccamento (tipo l'uccisione di Hina e Sanaa da parte dei rispettivi padri perche' troppo "italiane").

Nel mio caso specifico, una recente visita dei miei familiari, mi ha fatto capire come il mio processo di americanizzazione sia non solo gia' iniziato, ma addirittura abbastanza inoltrato.

Si tratta delle piccole cose, essenzialmente: come il fatto di non poter piu' neanche concepire l'idea di prendere un caffe' in un bar nel quale non ci sia una connessione wifi gratuita e dove il caffe' non sia in un bicchiere di carta da mezzo litro, per dire. In questo momento, per esempio, mi trovo in uno Starbucks di un'immensa libreria Barnes & Noble, sorseggiando un frappuccino alla zucca. E mi pare assolutamente naturale vedere dalla finestra la biblioteca pubblica di Chicago, con le sue enorme gargolle. Per non dire del fatto che trovi normale l'idea di un frappuccino (una specie di frullato di caffe') al gusto di zucca.

"Ma tutto questo non e' che una semplice abitudine che passa com'e' venuta: tornatene in Eurabia e vedrai come ti passano le ruzze", mi si potrebbe dire.

Ma anche no, per citare il Santo Veltroni. Ci sono anche le cose piu' grandi: il cambiamento nel mio modo di lavorare, per esempio, o del mio modo di scrivere memo. Ho sempre scritto in inglese, cercando di conformarmi agli stilemi di brevita' e immediatezza che si richiedono, anche quando lavoravo a Bruxelles nella stessa azienda. Ma qui ho fatto un passo ulteriore che mi porta a scrivere in modo completamente americano. Un modo che a lungo avevo consderato molto brusco e al limiti della scortesia, quando ricevevo email dal mio capo americano un paio d'anni fa, ma che invece ho scoperto essere non solo una norma, ma una forma di rispetto per la persona alla quale si scrive: niente saluti, subito al punto, perche' il ricevente puo' non avere tempo da perdere.

E' un cambiamento di mentalita'. O, per essere piu' precisi, la necessita' di integrare, modificare il proprio modo di rapportarsi, per poter pienamente comunicare. E ovviamente non e' solo una questione linguistica: certo, c'e' anche quella. Ma senza peccare di falsa modestia, sia io sia mia moglie abbiamo un livello d'inglese che non ci da' problemi da questo punto di vista.

Ovviamente non sto dicendo che uno debba abbandonare la propria cultura originale. Anzi, io sostengo il contrario: bisogna servirsi della propria cultura come di una scala per raggiungere i piani (a volte piu' alti, a volte piu' bassi) della nuova cultura. Ma bisogna saper anche aggiustare la propria scala a seconda dell'altezza dei piani: non si puo' pretendere che tutto sia raggiungibile sempre allo stesso modo...

Tutto questo pippone per che cosa ve l'ho fatto? Per dirvi che ho deciso d'iniziare questa nuova rubrica, Americanizzazioni, nella quale parlero' proprio del processo di americanizzazione che sto affrontando, insieme con mia moglie. Perche' e' un processo che avanza su tre fronti separati: su di me come italiano vissuto all'estero per molti anni, su di lei come belga alla sua prima "vera" esperienza lunga all'estero, e su di noi come coppia internazionale che ha le sue gatte da pelare al proprio interno in termini di amalgama culturale, ma che invece qui e' percepita semplicemente come "europea", come un blocco unico. E per uno come me, che pensa che l'Europa non esista come soggetto culturale unico, e' una lotta.

17/09/09

Generatore automatico di proclami berlusconiani

"Sono certamente il più grande esperto di carta assorbente che abbia mai messo piede in Armenia dall'invenzione della pressa da stampa. Chi lo nega è un catastrofista senza dignità al soldo dei narcotrafficanti."


Parliamone

Si chiama Gunther (e gia' si comincia malino). E' tedesco (di male in peggio) e canta in inglese con un forte accento tedesco (stiamo andando malissimo).

La sua canzone si chiama "My ding ding dong", dove "ding ding dong" sta per fava, cazzo, minchia, mentula. Il ritornello e' "you touched my trallalla', my ding ding dong" (giuro, e' tutto vero). E in piu' ha dei baffetti che lo fanno assomigliare un po' troppo all'archetipo del pedofilo belga.

Detto questo, la canzone e il video (con molte zoccole che si toccano) sono mesmerizzanti.


Un'altra ragazza ammazzata

Il prossimo che mi dice che "bisogna capirli, e' la loro cultura", giuro che gli rutto in faccia. Io NON AMMETTO che si forniscano scuse di sorta a uno schifo di uomo che uccide sua figlia perche' esce con un infedele. No comment sulla madre. Non c'e' niente da dire.

15/09/09

Dan Brown e le sue minchiate

Ieri, 15 settembre, Dan Brown ha pubblicato il suo quinto romanzo, il terzo con il simpatico (ironico) Robert Langdon come protagonista, lo stesso di Angeli e Demoni e del Codice da Vinci (una cagata pazzesca).

Di che parla il nuovo libro? Ma come di che parla?? Ma di una setta (i massoni, stavolta) e dei segni che ha lasciato disseminati in una citta', esattamente come gli altri suoi libri. Stavolta pero' la storia (?) e' ambientata a Washington.

Fantastico il "Dan Brown Sequel generator", che trovate qui: scegliete una citta', scegliete una setta (oppure lasciate il tutto al caso), e il computer vi crea automaticamente una trama alla Dan Brown. Tipo: "L'enigma dimenticato": un codice da lungo dimenticato. Una setta assassina determinata a custodire la chiave, spersa da qualche parte a New Orleans...

Ah ah ah.

14/09/09

Obiettivo 50

Tempo addietro vi avevo comunicato la mia intenzione di arrivare a leggere 50 libri nel 2009. Bene, a che punto sto? (E chi se ne fotte, direte voi, ma io ve lo dico lo stesso).


Sono in ritardo.


Sono a 30 libri per il momento. (Nei prossimi giorni posto un paio di recensioni, perche’ mi sono reso conto che e’ un po’ di tempo che non lo faccio). Calcolando che prima della fine di settembre dovrei finire altri due libri, sono indietro di 3-5 libri. Conto di recuperare nei prossimi mesi, e sono certo che superero’ brillantemente il traguardo.


Il ritardo accumulato, dopo una partenza sprint con 8 libri a gennaio, è quasi interamente da addebitarsi al mio trasferimento negli USA. Nei primi due mesi qui ho letto pochissimo. Tornavo a casa che ero sempre stanco stravolto, avendo cambiato completamente orari e abitudini. E infatti tra marzo e aprile ho letto 2 libri. Ma a luglio ho ricominciato a carburare.


L’altro elemento che ha causato un ritardo è l’essere imbroccato in libri assolutamente indigesti. Uno l’ho dovuto abbandonare a meta’ per non diventare violento (il volume da mille pagine con i cinque libri della guida galattica per gli autostoppisti, veramente insopportabile), gli altri mi rallentano inesorabilmente.


Tra l’altro ho un problema di contabilizzazione, se così si puo’ dire. E cioè: come contare libri assolutamente separati, ma che leggo in un volume unico? Ad esempio, voglio rileggere Il Signore degli Anelli in inglese, di cui ho comprato un volume rilegato in pelle umana. Bene, conta per tre (i tre libri) o conta per uno? Stessa cosa per la trilogia della frontiera di Cormac McCarthy: tre libri che ho comprato in volume unico. Come contarli?


Anobii mi dice che ciascuno di questi volume conta per un libro, ma la cosa non mi convince. Specialmente nel caso di McCarthy. Sono problemi, me ne rendo conto.


In queste vacanze appena passate ho poi avuto modo ancora una volta di apprezzare il Kindle della Amazon: in un bosco lontano da tutto e tutti, con la libreria piu’ vicina a 100 kilometri, mi sono collegato ad amazon con il Kindle (connessione mobile gentilmente pagata da Amazon, grazie) e mi sono scaricato in 60 secondi netti Le notti di Salem di King e un libro sui mormoni. Uno potrebbe discutere sull’opportunità di leggere Le notti di Salem nel mezzo di un bosco, in una casupola piena di scricchiolii sinistri, ma questo e’ un altro discorso.

09/09/09

Camminate

"Le montagne si dovrebbero scalare col minor sforzo possibile e senza fretta. La velocità dovrebbe essere determinata dallo stato d'animo dello scalatore. Se sei inquieto, accelera. Se rimani senza fiato, rallenta. Le montagne si scalano in un equilibrio che oscilla tra inquietudine e sfinimento. Poi, quando smetti di pensare alla meta, ogni passo non è soltanto un mezzo, ma un evento fine a stesso. 'Questa' foglia ha l'orlo frastagliato. 'Questa' roccia è instabile. Da 'qui' la neve è meno visibile benché più vicina. Queste sono cose che dovresti notare comunque. Vivere soltanto in funzione di una meta futura è sciocco. E' sui fianchi delle montagne, e non sulla cima, che si sviluppa la vita.

Ma evidentemente senza la cima non si possono avere i fianchi. E' la cima che 'determina' i fianchi. E cosi' saliamo."

Lo zen e l'arte di manutenzione della motocicletta, Robert Pirsig (Recensione qui).

02/09/09

Sfanculamento vacanziero

Nei prossimi giorni saro' a camminare in questi posti qui.


E poi cerchero' di vincere un paio di milioni qui, per vedere di smettere di lavorare. Sento di avere ottime possibilita'. Soprattutto indossando il mio vestito a righe carta da zucchero, che - non si puo' negarlo - a Las Vegas ci sta da Dio.


Statemi bene. Ci si risente quando mi pare.


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