01/09/10

Another Summer...

Another vacation is over,
It is September now with the sun and the smell of the clover.

Wham, 1986

11/08/10

In viaggio con l'Orso Burbo (ma anche no, speriamo)


Tra meno di un mese vado in posti dove potrei incontrare questo simpatico animaletto, tanto buono e gentile: l' orso BURBO.

05/08/10

Come diventare poeti contemporanei (o odierni)

Vi sieti mai incazzati di fronte alle poesie moderne? Quelle dove non c'e' metrica, non c'e' un cazzo, ma e' pura prosa con paragrafi troncati a minchia di cervo? Io si'. Spesso.

Quel genio di Federico Maria Sardelli, storica colonna del Vernacoliere e musicista classico di fama internazionale, ci scrisse addirittura un libro a presa di culo, di cui riporto un passo qui sotto. Il Sardelli e'la dimostrazione che topa vernacolare e sensibilita' poetica possono a volte congiungersi in un tutt'uno. Cliccando sul link "pubblicazioni satiriche" della sua pagina, vi potete fare un'idea della roba che scrive quando non suona. Mi ricordo ancora quando passavo giornate a ridere come un pazzo di fronte alle piu' belle cartolYne del mondo, e alle vignette del bibliotecario.

Il testo qui sotto e' preso dalla postfazione di Proesie, il libro di poesie a presa di culo che raccoglie le migliori poesie scritte per il Vernacoliere. Cliccando sul link trovate alcuni esempi.

E insomma, ecco le regole per diventare poeti contemporanei (o odierni). Ditemi se non sono vere!

Come diventare poeti contemporanei (o odierni)
Federico Maria Sardelli

  1. Poiche' la poesia classica con i suoi metri, ritmi, forme, retorica, e' stata fortunatamente distrutta da un centinaio d'annetti, il poeta moderno dovra' scrivere in semplice prosa con l'unica accortezza di andare spesso a capo.
  2. In assenza di qualsiasi norma metrica e ritmica, i versi si formano col sistema Randazzo (grazie al quale si va a capo a cazzo).
  3. Sarebbe opportuno che il poeta moderno fosse di sesso femminile, ossigenato e molto truccato, e che possibilmente si dilettasse di pittura floreal-informale (o decoupage), sussidii assai utili all'affinamento della sua sensibilita' petica.
  4. Il poeta moderno avra' cura d'osservare che nei suoi componimenti compaiano con una certa frequenza i seguenti lemmi: anima, blu, infinito, gabbiani
  5. Dovra' il poeta moderno, se di sesso maschile, indossare una giacca a quadri, avere il collo cinto da un foulard e non consentire mai che le forbici attentino ai capelli che crescono nella regione occipitale.
  6. Avendo ben chiaro il poeta moderno d'esser rimasto l'unica coscienza vigile di questo crudo mondo, egli assumera' negli incotnri pubblici, durante le letture, nelle interviste, l'aria piu' seria e sofferente possibile.
  7. Il poeta moderno, riflettendo che Virgilio, Tasso e Leopardi hanno gia' espresso in forme sublimi i grandi concetti universali che stanno alla base della vita umana, trarra' la sua ispirazione da soggetti piu' moderni come urgenza della pace nel mondo (o della guerra), frastuono di traffico automobilistico, conquista della luna, gara di motocross, fame nel mondo/Madre Teresa (ma anche Papa va bene), televisione, cibi geneticamente modificati (dove andremo a finire), gabbiani.
  8. Per ottenere il massimo dell'originalita' e tentare cosi' di distinguersi dagli altri caz poeti moderni, il poeta moderno dovra' fuggire qualsiasi metro, conoscenza delle forme, strutture sintattiche, grammaticali e logiche, potendo egli inventare liberamente neologismi (secondo il sistema Randazzo), deformare le parole secondo il suo estro creandone nuove o innestandone vecchie tra loro, introdurre cacofonie, trascrizioni dei suoni piu' vari come quello del missile, del citofono dopo la pioggia, dell'autobus, del rutto.
  9. Per non corrompere la purezza della propria Weltanshauung e per non inquinare le veritiere percezioni che gli son porte dalla sua profonda sensibilita', il poeta moderno dovra' lasciar fluire i propri pensieri sulla carta cosi' come vengono, conscio del fatto che solo in tal modo la sua poesia conservera' intatta la grandezza delle proprie intuizioni. Esempio: se il poeta moderno fosse rimasto turbato dai terribili fatti di sangue che avvengono nel mondo e volesse che da questo suo vibrante sentimento scaturissero versi immortali, bastera' che scriva sul foglio, di getto, le parole che ha udito al telegiornale ("guerra", "bambini", "sangue", "morti", etc) e le misceli - sempre secondo il sistema Randazzo - con i soliti termini poetici di repertorio (anima, infinito, occhi, scavare, gabbiani, etc). Ne verra' fuori un meraviglioso carme di forte attualita': "Guerra / che scavi / nel profondo dell'anima / negli occhi / di un bambino / come un gabbiano / nell'infinito / insanguinato". Per quanto possa sembrare prodigioso, il risultato artistico-espressivo non cambia se si mescolano le parole in altre combinazioni. Esempio: "Anima / insanguinata / d'un bambino / che scava / nella guerra / con gli occhi / d'un gabbiano", e cosi' via.
  10. Essendo qualsiasi struttura logico-sintattica del tutto molesta per gli alti scopi del poeta moderno, dovra' egli curarsi soltanto del puro suono delle parole, assemblando secondo il suo estro ora le sibilanti, ora le affricate, ora le flatulenti o le smandrappate. Anche raggruppare le parole sul foglio secondo determinate forme grafiche costituisce un formidabile ausilio espressivo: molto apprezzate sono le poesie a fiore, a ombrello aperto (se parlano di pioggia), a mitragliatore (se parlano di guerra), a rondine, a gnu, ad autoscuola, a gabbiano.
  11. Sebbene il poeta moderno rifiuti come leziosa ogni forma e struttura antica, pure egli non rinuncera' all'impiego intensivo d'arcaismi ed apocopi, trovando nettamente piu' poetico scrivere "stillano" anziche' "gocciolano" e "volar" anziche' "volare". Esempio: Odi nell'infinito / mille gabbiani volar / sui cilestrini lidi; oppure: D'ostro arcan / le tue guance eburnee / sembran gabbiani / che volan / nell'infinito, etc.
  12. Dovra' infine il poeta moderno lamentarsi dell'insensibilita' della nostra era materialista ed aridamente tecnologizzata in cui la fantasia e la poesia sono oppresse ed in cui il poeta e' costretto a doversi dimolto frugare per pubblicare le proprie caz opere a sue spese presso la Tipografia "Denaro & Arte" di Malaguti Bruno e Bargigli Renzino, lamentandosi, durante l'esazione dei 780 euri per il volume in brossura "I Gabbiani dell'anima", che l'arte e' ormai vilipesa e che l'opera sarebbe dovuta apparire nei Meridiani Mondadori se non fosse stato per quell'operazioncina d'ernia che l'ha bloccato due mesi e allora hanno preso Luzi ma anche lui cia' poco da ridere, tanto il Nobel glielo stirano.
Federico Maria Sardelli

02/08/10

Novita del terzo anno

Per il terzo compleanno del blog (il primo post qui) volevo farvi notare solo un paio di novita': c'e' un nuovo feed qui in alto a destra, con feed burner. In teoria dovrebbe permettere di scaricare/seguire il blog in formati compatibili con vari lettori.

Ho anche aggiunto in calce ad ogni post la possibilita' di distribuirne il contenuto su twitter, facebook e un paio di altri siti.

Grazie a tutti i lettori: a quelli che si fanno vivi nei commenti, a quelli che rimangono in perpetuo silenzio, a quelli che leggono il blog attraverso i feed automatici, e agli avanguardisti che addirittura si scaricano il contenuto del blog sul Kindle...

Illinois

Se non lo conoscete, Sufjan Stevens e' un grande. Questi sono due singoli dal suo album, Illinoise. Illinoise e' il secondo album in un progetto che prevede 50 album per i 50 stati americani. La seconda canzone qua sotto e' Chicago.



29/07/10

Pochi inutili nascondigli, Giorgio Faletti

Pochi inutili nascondigli e' un libro di racconti di Giorgio Faletti, pubblicato nel 2008. Ce l'avevo in casa da piu' di un anno, qualcuno in visita l'aveva scordato a casa mia e non lo rivoleva (brutto segno). Perche' l'ho letto? Perche' dopo Ilium, avevo provato a prendere in mano Olympos, il seguito, ma la mia mente non lo processava a dovere. Avevo provato a portare avanti Perdido Station, ma anche li' nunglielafacevo. Ho arrancato per The Screwtape's letters di CS Lewis, e alla fine ho capito. Il mio cervello mi stava dicendo "mi hai rotto la minchia con l'inglese: switcha all'italiano" (come si puo' notare dall'uso del verbo switchare, il mio cervello aveva effettivamente bisogno di un bagno d'italiano). Sono andato sul mio scaffale di decollo, quello dove tengo libri cartacei che ancora devo leggere, e Faletti era li' e mi ha chiamato.

Per Faletti provo profondo affetto, come se lo conoscessi. Ha accompagnato quelli della mia generazione con i suoi personaggi del Drive in, e ha poi saputo reinventarsi del tutto. Mi piace. Questo non vuol dire che mi debbano piacere i suoi libri. Prima di questo avevo letto solo Io uccido. Mi era piaciucchiato, ma c'era qualcosa che non mi aveva convinto: la lingua italiana mi sembrava avanzasse con fatica. Non c'erano errori, o frasi sgrammaticate come in altri (tanti) libri italiani di sedicenti autori d'avanguardia (che potrebbero tranquillamente andare a scuola da Moccia, per quanto riguarda la grammatica). Ma c'era comunque qualcosa che non andava, qualcosa che non scorreva a dovere.

L'anno scorso pero', quando scoppio' la polemica balneare da repubblica delle banane proprio su Faletti, mi venne da ridere .In pratica, una traduttrice dall'inglese, avanzo' dei dubbi sul fatto che Faletti scrivesse davvero i suoi libri. Secondo lei c'erano troppe espressioni che erano tradotte dall'inglese, ma che per un lettore italiano non avevano senso. Faletti fece bene a non denunciare la signora, perche' la vita - come dice lui - va presa con ironia. Anzi, rilancio': se c'e' qualcuno che vuole venire a stare con me mentre scrivo un libro, si faccia avanti, disse.

Ovviamente nessuno si fece avanti. L'Italia e' un paese nel quale tutti sono pronti a gettare merda sugli altri, ma quando poi si viene smascherati o sfidati a dimostrare la natura della merda, ecco che si cambia semplicemente discorso, e via, verso la prossima vittima, tanto un po' di merda comunque rimane.

Divago. Torniamo al libro.

I racconti
Nel libro ci sono sette racconti, di varia lunghezza, con storie in cui il soprannaturale, o comunque elementi inspiegabili, fanno irruzione nella vita quotidiana. Nelle intenzioni si potrebbe paragonare a Dino Buzzati della Boutique del Mistero. Ma solo nelle intenzioni: i risultati, se non del tutto deludenti, sono molto lontani dai livelli di un Buzzati.

Il primo racconto, Una gomma e una matita, e' il piu' lungo, ed e' quello che mi ha fatto calare di molto Faletti. Perche' si tratta di un racconto che riprende pari pari il funzionamento del romanzo Duma Key, di Stephen King: abbiamo un disegnatore (in Duma Key un pittore amatoriale) che si rende conto che quello che disegna e cancella accade nella realta'. Anche qui, il tutto avviene grazie a una casa in riva al mare (in Grecia stavolta, non in Florida). Il racconto non segue la trama di Duma Key, perche' Faletti fa diventare il protagonista un assassino, in una storia di vendetta. Ma la prima parte del racconto e' chiaramente ispirata - e "ispirata" e' dire poco - a Duma Key.

Non solo: il racconto e' diviso in due parti che dialogano poco tra loro, e con accenni a elementi poi non sviluppati. Un esempio: all'inizio Faletti suggerisce un'atmosfera da casa posseduta, stregata. Ce lo conferma poco dopo, ma poi PUF, il tutto sparisce, non viene spioegato niente, e ci si ritrova in un altro ambiente. Mi pare un espediente abbastanza triste di qualcuno che non aveva voglia o tempo di spiegare le cose a dovere.

Il secondo racconto, L'ultimo venerdi' della signora Kiemann, narra la storia di un giardiniere un po' sfaticato dell'Isola d'Elba e di una coppia di vecchi residenti tedeschi. Il racconto e' bellino, ma e' rovinato dal continuo passaggio da dialoghi semi-vernacolari nel dialetto elbano (che vorrebbero far ridere il lettore) a scene di suspense. Faletti dimostra bene di capire l'ironia Toscana (vive all'Elba da anni), ma in questo caso fa un disservizio al racconto, perche' - anche qui, come nel precedente - le parti non riescono ad integrarsi in un unicum.

Graffiti racconta il risveglio della passione di un vecchio professore, sfiduciato, astioso, e livido nei confronti degli studenti e dei colleghi. E' il racconto che mi e' piaciuto di piu', anche se la trama - che vorrebbe tenere in sospeso il lettore, creando mistero sul chi sia la donna dal cappotto rosso - e' abbastanza telefonata. A patto che si sia letto anche solo il finale del Gattopardo...Non ci sono idee originali, i personaggi sono molto stereotipati (il professore sfigato che non parla, ma che odia il mondo, la professoressa zitella grigia come i suoi vestiti che non si rassegna, il fratello figo che non e' piu' figo, ma che ora ha bisogno di soldi), ma per una volta il racconto scorre bene e si legge volentieri. E' il racconto piu' riuscito.

Anche Spugnole, un racconto molto breve, e' ben riuscito. Racconta la storia particolare di un campo nella campagna italiana, che si ribella alla possibilita' di diventare zona edificabile.

Risibili La ragazza che guardava l'acqua, storia di un mostriciattolo marino e Physique du role, storia di un regista alle prese con un licantropo. Inutilmente lungo e noioso L'ospite d'onore.

Cosa mi e' piaciuto

  • I racconti si fanno leggere volentieri, con facilita'. Un paio sono ben riusciti. Un'ottima lettura balneare.
  • Il tentativo di staccarsi dal giallo/thriller e fare capolino nel mistero.
  • Non ci sono errori grammaticali, la scrittura e' abbastanza fluida

Cosa non mi e' piaciuto
    • Le trame sono un po' telefonate.
    • Non ci sono invenzioni (tranne, forse, che in Spugnole), ma si riprendono vecchi mezzi e mezzucci con intenti moderni, ma con risultati quasi sempre al di sotto degli originali.
    • La lingua ancora non mi convince del tutto. Troppi aggettivi, forse. E troppi dettagli descrittivi che rallentano di molto la narrazione, a volte.
    • La scopiazzatura evidente nel primo racconto.

    In sintesi
    Nonostante tutti i suoi difetti, Pochi inutili nascondigli e' un libro di racconti che si fa leggere volentieri, e che permette qualche ora di buona evasione.

    Voto: 6/10

      28/07/10

      Kindle 3

      A partire dal 27 Agosto, Amazon vendera' il Kindle 3, definito "tascabile" (mass market). Al momento non e' piu' possibile acquistare il Kindle 2.

      Il Kindle tascabile contiene due grosse novita': e' piu' piccolo, nonostante le dimensioni dello schermo rimangano invariate, ma soprattutto e' disponibile in due modelli. La versione con la connessione 3G (quella pagata da Amazon) e il wifi (che il Kindle 2 non aveva) costa $189, esattamente come il Kindle 2. Mentre la versione solo con wifi, che prima non esisteva, costa 139.

      E' disponibile in due colori, bianco o nero grafite.

      A giudicare dalle immagini, sembra che abbiano cambiato il joystick sulla destra, che in tanti avevano criticato (a ragione).

      La batteria pare che duri UN MESE. E la memoria e' stata raddoppiata, fino a 4GB.

      Con questo il Nook e' definitivamente morto.

      Due cose negative:
      • Manca ancora lo slot per le memory card, che era disponibile nel Kindle originale, ma che Amazon ha eliminato nel Kindle 2.
      • E soprattutto non si fa menzione alcuna della possibilita' di "prestarsi" i libri tra Kindle, come e' invece possibile per alcuni (non tutti) libri su Nook. Questa cosa mi fa parecchio alterare, francamente.


      Le specifiche tecniche sono queste:
      • schermo di 6 pollici a inchiostro elettronico (come il Kindle 2)
      • Modello con wifi e 3G a $189 (il prezzo del Kindle 2, che e' senza wifi), e modello solo con wifi a 139$
      • Dimensioni ridotte del 21% rispetto al Kindle 2
      • Peso ridotto del 15%
      • Lo schermo offre un contrasto migliore del 50%
      • Caricamento delle pagine 20% piu' rapido che con il Kindle 2
      • Memoria di 4 GB (3000 libri)
      • Bottoni per girare le pagine piu' piccoli e piu' silenziosi
      • Fino a 4 settimane senza ricarica, tenendo il wireless spento (Gia' ora, il Kindle 2 non ha bisogno di essere ricaricato per 2-3 settimane, a seconda di quanto leggo).
      • Nuovo sistema di navigazione browser (che nel Kindle 2 faceva cagare, ma comunque era una connessione di emergenza per vedere email o altro, pagata da Amazon...)
      • Viva voce potenziato (l'opzione per farsi i leggere i libri da una voce maschile o femminile c'era gia' nel Kindle 2, ma ora la voce legge anche i menu: abbastanza inutile secondo me).
      • Nuovo lettore PDF, con possibilita' di leggere anche PDF protetti da chiave di accesso.

      27/07/10

      Il dibattito sugli ebook

      Dopo la discussione dell'altro giorno sugli ebook (per chi fosse interessato, in calce al post dell'autore GL D'Andrea c'e' un lungo botta e risposta tra me e l'autore), vi segnalo:

      • un'intervista a Roberto Santachiara, il piu' grande agente letterario italiano, sul futuro degli ebook. Da leggere perche' fa capire come le case editrici italiane stiano preparandosi ancora una volta al grande furto nei confronti dei lettori. (Aggiornamento: una risposta a Santachiara che merita di essere letta: qui)
      • un bel post, ricco di dati, su Steamfantasy con dati di vendita degli ebook in America. Da leggere assolutamente.
      • un bellissimo articolo scritto da Gipi, un disegnatore italiano (PISANO!!) a proposito dei disegni su tavoletta elettronica, che contiene pero' alcune osservazioni valide anche per i libri. E' l'unico articolo che, quasi senza volerlo, centra l'unico vero problema della libreria ebook: che fine fara'? Ricordo in un libro della saga della fondazione di Asimov un episodio sul pianeta Moss (Muschio). Un'enorme biblioteca piena di dischetti, ma nessun terminale funzionante, e l'impossibilita' di capire quali fossero le conoscenze del luogo. E' un'immagine che mi e' rimasta dentro a lungo.
      Dice Gipi:

      I disegni digitali che ho fatto, messi su facebook, sono stati molto apprezzati. Dove sono ora?
      Dove sono?
      Li cerco nella cassettiera tra i disegni dei pirati. Non ci sono.
      Forse impilati con la storia dell’eremita guerriero?
      Nel mucchio d Zaky?
      Nella cartellina del Libro Impossibile.
      No.
      Non ci sono.
      Vivono solo collegati ad una batteria, nel loro personale polmone d’acciaio, nel regno ideale dell’amico depilato e amoeba.
      Quando questa civiltà finirà (e finirà, vedrete) loro scompariranno. Non resterà nulla. La ragazza che si tocca il piede. L’uomo con l’uccello in mano, anche l’autoritratto. Anche quello, come me, scomparirà.
      Una volta, al Louvre, sono rimasto ore a guardare i piccoli gatti scolpiti dagli egizi.
      Ce n’era uno, anzi, una, era una gatta di ossidiana. Aveva figliato, aveva questi cuccioli di ossidiana attaccati a puppare. Lei sollevava la testa e ne leccava uno. Lo scultore l’aveva ritratta in quel momento lì. Era rimasta così, con la lingua sul dorso del cucciolo, per cinquemila anni.

      Ecco, l'unico vero problema degli ebook e' questo.

      24/07/10

      "Montami a costo zero"


      Questo e' un cartellone pubblicitario apparso in Sicilia, a Milazzo, per pubblicizzare degli impianti fotovoltaici. Montami a costo zero. Manca una freccia che indichi la donna messa a pecorina, pronta alla monta, ma per il resto credo che il cartello lasci poco adito a dubbi. Al punto che in basso a destra hanno dovuto specificare: Em - perche' ovviamente l'italiano e' un'opinione -parlavamo di fotovoltaico. La pubblicita' e' stata ritirata a seguito di proteste.

      Ora. Io sono una persona che si sconvolge raramente per le battute grevi e per pesanti riferimenti sessuali. Sono toscano: in Toscana si cresce a pane, topa e bestemmie. Voglio dire, accanto alle locandine dei giornali come La Nazione e il Tirreno, fin da piccolo sono abituato a leggere in strada queste robe qui:

      Questa volta pero' resto di ghiaccio. Non ci posso credere. Davvero, se non ci fosse stata la foto, e qualcuno mi avesse descritto il cartellone, non ci avrei creduto.

      Montami. A. Costo. Zero.

      (Grazie a Loredana Lipperini)

      Aggiornamento: da leggere la lettera di scuse dell'azienda. Tutto molto bello.
      (Grazie a Murasaki)

      Aggiornamento 2: di pubblicita' cosi', pare ce ne siano a iosa (anche se questa e' un po' meno volgare). Grazie a Camillo.

      21/07/10

      Vinny Vedecci

      Avevo gia' parlato tempo fa della serie tv Jersey Shore per farvi capire l'immagine dei guidos (termine offensivo che indica noi italiani) in America. Ma Jersey Shore parla degli italo-americani, che sono davvero una razza a parte: prendete il meglio (ahem...) dell'americano medio, il meglio del meridionale d'Italia medio, shakerate ghetto style, ed eccovi l'americano d'America, stile quelli del film My name is Tanino. Per farvi capire, parlano e si comportano come questa ragazza qui (andate dal minuto 1.40)



      Se non mi credete, guardate quest'altro video con Skooki, una delle guidettes protagoniste di Jersey Shore. Ditemi se non e' identica alla tipa del film di Tanino.

      Ma che immagine hanno invece gli americani degli italiani d'Italia? Quelli che, come voi, vivono nella bella penisola?

      Vi posto due video di Saturday Night Live, un programma comico molto famoso, dove si sono formati moltissimi comici americani, da John Belushi a Bill Murray a Tina Fey. Uno degli sketch ricorrenti e' La rivista della Televisione Italiana con Vinny Vedecci.

      A me fa troppo ridere. Ci sono tutti i cliche': il sesso, la pasta, l'incapacita' di parlare le lingue. E pure una falsa sigla Rai.

      Il primo video e' quello piu' carino, con Drew Barrymore. Siccome pero' spesso Hulu non e' visibile in Europa, vi posto piu' in basso un secondo video, da youtube. E' meno divertente, e l'attrice intervistata e' meno famosa (Julia Dreyfuss), ma cosi' vi fate un'idea.




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