28/02/08
27/02/08
Genitori alla cazzo
Ma andate a cagare.
Io, approfittando della mia permanenza in Florida, me ne sono comprato un paio verdi limetta. Il mio quarto paio: ho quelle militari,un paio blu, quelle invernali e adesso queste...e se trovo le infradito all'aeroporto mi compro pure quelle.
Crocs RULE.
26/02/08
Le indicazioni di voto del Demonio Pellegrino
E poi trovo davvero disgustoso questo suo fare “whats’ america”, che lo fa assomigliare più all’Alberto Sordi di “Tu vuo’ fa l’Americano” che al suo nuovo mito Obama (ne ha parecchi, Veltroni, di miti...cambiano con il cambiar del vento) .
Detto questo, e nonostante la posizione di Grillo per il non voto sia a prima vista invitante, io a votare ci andrò. Volevo aggiungere “e darò la mia preferenza”, ma grazie alla riforma di Berlusconi – che il centrosinistra al potere per due anni si è ben guardato dal modificare... – noi popolo bue le preferenze non possiamo più darle. In cambio ci vogliono dare liste bloccate con le tettone del Grande Fratello...
Andrò a votare per due motivi: primo è che il non-voto sortirebbe il suo effetto scassa-sistema solo se a non votare fossimo in molti: diciamo il 60% della popolazione. Ma qui abbiamo un classico esempio del dilemma del prigioniero...come si fa a sapere che anche gli altri non voteranno? E se poi a non votare sono solo io e pochi altri, e al governo ci vanno sempre i soliti? No grazie. Io voto.
E poi il non voto alla Grillo non è una proposta: io sono anche a favore di bruciare tutto, e subito. Andiamo, con la spranga in mano, e pestiamoli tutti. Ok. E poi? La rivoluzione francese non ci ha insegnato niente? Se non ci sono piani per il poi, per il futuro, ci sarà sempre qualcun altro che li farà per noi, e approfitterà del vuoto che avremo creato noi per riempirlo. Per cui no grazie anche qui: se mi si dicesse “non votiamo e poi facciamo X, Y e Z” allora forse forse. Ma così no davvero.
Per cui andrò a votare. Per chi? Prima di dirvelo, devo fare un’annotazione. Io sono un italiano residente all’estero. E trovo immorale poter votare. Trovo immorale poter decidere, io, del livello di tassazione al quale saranno sottoposti i residenti in Italia per i prossimi cinque anni. Trovo immorale poter contribuire a decidere quanto pagherete per la scuola, quanto per la sanità, e tutto il resto.
Gli americani dicono “no taxation without representation”. Qui io invece ho “representation without taxation” (oddio, di tassazione qui in Belgio ne ho anche troppa, ma questo non è il punto...). Non è giusto.
Ed è anche per questo che il mio voto andrà destra: per la coalizione che promette di ridurre le tasse, e che ha al suo interno l’unica persona di cui io mi fidi al momento: Daniele Capezzone. Un vero liberista, libertario. L’unico che parla di programma shock per i primi cento giorni, d’introduzione della flat tax, di riavviare subito i cantieri. L’unico. Tutti gli altri sono dei miserabili. Tutti, nessuno escluso.
Ma è proprio questo che mi frena nel mio voto a Capezzone. Per votare Capezzone, NON potendo dare preferenze, dovrei semplicemente votare PDL. E non ho ancora visto chi sarebbe il candidato nella mia circosrizione estera. Dipenderà molto da quello. Ma per come stanno adesso le cose, temo che il PDL il mio voto non lo avrà.
Se il candidato del PDL nella mia circoscrizione estera sara' impresentabile, allora il mio voto andra' alla Lega. Per motivi molto semplici:
- per la tassazione, di cui ho già parlato.
- Perché è l’unico partito che ha il coraggio di combattere l’avanzata dell’Islam in Eurabia, e hail coraggio di rivendicare (anche se strumentalmente, ma qui non importa) la cristianità dell’Italia. Che non vuol dire bigottismo o conservatorismo sociale. Ma vuol dire sapere da dove veniamo, unico possibile punto di partenza per poter proporre un’integrazione vera: se non sai a cosa vuoi fare integrare gli altri, che integrazione vuoi proporre?
- Perché sono sempre più convinto (e ne avevo già parlato) che lo Stato italiano sia attualmente totalmente incapace di fornire i servizi che dovrebbe invece fornire, e non credo ci siano possibilità di ripresa. Credo che solo abbandonando alcune zone del Meridione alle sue mafie, il resto d’Italia, non solo a Nord, forse, ce la potrà fare. Ripeto: forse.
Sono amareggiato, molto amareggiato. Questo mi pare l’unico modo. A meno che il PDL non mi soprenda con una candidatura meravigliosa per la circoscrizione estero...mi proporrei io, ma non ho tette. Mi sa che non ho futuro.
25/02/08
Il petroliere – There will be blood
Questa doppiezza nelle ultime parole riflette la doppiezza di fondo di tutto il film…una storia nella quale non ci si puo’ immedisamare completamente né con il protagonista, il petroliere Daniel Plainview, né con il suo antagonistam, il predicatore Eli Sunday: violento, avido, accecato dal profitto, il primo, un truffatore, avido quanto il primo, e che si nutre della credulità altrui il secondo.
Il film racconta l’ascesa di un petroliere nella California del primo ‘900. Un’ascesa dolorosa, anche fisicamente. Questa è una dimensione che non manca mai, quasi in nessuna scena del film: il dolore fisico, la fatica, la ricchezza come un qualcosa da conquistare con la fortuna, certo, ma anche con il duro lavoro che ti spacca la schiena, le gambe, che ti fa mancare l’aria, ti scava la pelle e t’ingobbisce le spalle.
Ma è anche la storia del capitalismo della “old economy”. La storia di un periodo nel quale i nuovi capitalisti generavano benessere – dovevano generare benessere – nelle comunità povere dove si insediavano. E fa una certa impressione sentire Daniel Plainview descrivere i suoi progetti sociali per la comunità nella quale ha scoperto giacimenti petroliferi: strade, scuole, irrigazione, e pane. Quel pane che solo un secolo fa, nella potente America, era privilegio di pochi. Fa venire un brivido dietro la schiena, perché ti fa capire molto dell’America: l’America è il capitalismo. È nata dal capitalismo, si è sviluppata grazie al capitalismo, ha dominato e domina tutt’ora grazie al capitalismo. E questo film ti aiuta a capire, o meglio, a ricordare, quando tutto è cominciato.
La descrizione del periodo e’ assolutamente magistrale: un’era nella quale uomini guidati da fiuto e dalla voglia di sporcarsi le mani, in tutti i sensi, potevano ancora generare ricchezze inaudite per se stessi, e portare progresso per gli altri. Dovremo aspettare cento anni, fino alla fine degli anni ’90 del secolo scorso, con il boom della Net Economy, per avere qualcosa di simile.
Difetti del film? Nessuno, davvero. Daniel Day Lewis si conferma un attore straordinario (tra l’altro ho scoperto che è appassionato di motociclismo, per cui anche meglio), e anche il suo antagonista, Paul Dano, che mi aveva già colpito in “Little Miss Sunshine”, è bravissimo. Sono sicuro che avrà una lunga carriera fortunata, se lo vorrà.
Una menzione particolare va fatta per la colonna sonora: M E R A V I G L I O S A. Ti tiene incollato alla poltrona, creando una tensione quasi pari a quella che Lewis sa creare guardandoti da sotto i baffi. Quasi una protagonista a pieno titolo, la musica.
Oddio, a volerlo trovare, un difetto questo film – nella sua versione italiana – ce l’ha: il titolo. Sarebbe stato più corretto tradurre l’originale, “There will be blood”, con “Scorrera’ il sangue”, certamente non con “Il petroliere”. Ma questo è un problema di vecchia data: i titolisti italiani credono di essere più intelligenti di quelli che hanno fatto il film, e generano mostri. Che dire di “Se mi lasci ti cancello”, che nella versione originale era “Eternal sunshine of the spotless mind”? O di “Prima ti sposo, poi ti rovino”, che sembra un titolo dei fratelli Vanzina, per l’originale “Intolerable Cruelty”?
Mah.
24/02/08
Prendere per il culo gli elettori
Trovo anche abbastanza ridicolo il risalto dato alle candidature femminili del PD: queste trentenni tutte cloni della Melandri, a giudicare dalle foto, quella Melandri che ha fatto della sua incosistenza e delle sue menzogne (memorabile quando nego' di aver passato capodanno nella Villa di Briatore in Kenya, nonostante ci fossero foto a ritrarla mentre ballava sulla spiaggia. Briatore avrebbe dovuto vergognarsi di averla invitata, non lei di esserci andata) un marchio di fabbrica. Mi auguro per loro - e per noi - che siano un po' meglio di lei.
Ma tutto questo non dà diritto ai capi del centrodestra di prenderci per il culo con le candidature per le prossime elezioni.
Come cazzo si fa anche solo a vociferare di candidare Angela Sozio, la rossa del Grande Fratello 3? Cioè una delle cinque giovani fanciulle con cui Berlusconi fu sgamato l'anno scorso in una delle sue ville???Quali sono i suoi meriti, a parte quelli fisici mostrati apertamente nelle scene del Grande Fratello e nella mise bianca indossata con Berlusconi?
Ma davvero Berlusconi - o chi per lui - ci prende tutti per dementi? Davvero dovremmo stare a sentire una che ha il coraggio di gracchiare che quell'incontro con Berlusconi, in cui la prende per mano e tocca le tette alle altre, era una riunione dei giovani di Forza Italia?

Spiegami, cara Angela: la mano di Berlusconi sulla tetta sinistra della signorina con i capelli neri sulle sue ginocchia (come da foto qui di fianco: si vede poco, ma se fate attenzione si vede benissimo), era un analisi per una proposta di legge sulla gratuità dei controlli per il cancro al seno? Di grazia, illuminami.
Io sono tutto fuorché un bacchettone. Ma, come avevo già detto qui parlando di Fini, non mi piace che il centrodestra mi prenda per il culo, parlando dell'importanza della famiglia, e poi tradisca la moglie andando in giro a ingravidare vallette appesentatite, toccare tette giovanili, o a fare festini a base di droga e mignotte con la moglie a casa incinta di nove mesi, come nel caso del deputato Mele, che leggo non sarà ricandidato (almeno lui).
Perché, lo ripeto, io sono per la liberta’ individuale spinta spinta in materia sessuale. Per cui se vuoi andare a puttane, se vuoi fare le cose a tre, a cinque, a geometria variabile, e siete tutti d'accordo, fai pure . Pero’ se invece tu sei uno che rompe i coglioni alla gente con tutti i discorsi sul valore sacro della famiglia, su come la vera famiglia sia solo quella sposata in chiesa, e poi ti fai sgamare a fare altro, beh allora sei un miserabile.
E io non ti voto.
Poi pero' mi viene un dubbio: visto che ormai l'Italia è un paese di nani e ballerine, per stessa ammissione di Berlusca, forse sono ingiusto. Un parlamento che ne fosse sprovvisto non rifletterebbe al meglio la realtà del paese, no?
Comparativa pantaloni da moto quattro stagioni
- Voto tecnico: 8/10
- Rapporto qualità prezzo: 5/10
- Prezzo: 529 Euri
- Aspetti positivi: livello delle rifiniture, sensazioni di sicurezza, perfetta tenuta all'acqua, possibilità di regolare le protezioni in varie posizioni.
- Aspetti negativi: con temperature molto fredde si ha bisogno di una calzamaglia, nell'uso estivo il contatto con la fodera e le protezioni puo' risultare fastidioso, le protezioni, pur ben fatte, sembrano fragili.
Mac Adam Composit
- Voto tecnico: 6/10
- Rapporto qualità prezzo: 9/10
- Prezzo: 129 Euri
- Aspetti positivi: perfetta tenuta all'acqua, rapporto qualità prezzo, possibilità vera di usarlo in estate.
- Aspetti negativi: protezioni solo alle ginocchia, materiale riflettente insufficiente, una sola tasca.
Gli altri
Spidi Ergo 05
- Voto tecnico: 7/10
- Rapporto qualità prezzo: 8/10
- Prezzo: 260 Euri
- Aspetti positivi: il sistema 3 in 1 - con differenti livelli di protezione dal freddo - assicura un uso vero su tutto l'arco dei 12 mesi; le protezioni sono ben fatte; il tessuto protegge bene dalle abrasioni.
- Aspetti negativi: il sistema 3 in 1 ti obbliga a prevedere in anticipo di cosa avrai bisogno...non è molto pratico fermarsi sul bordo della strada a mettersi il sottopantaloni se si parte dal mare e si va in montagna e la temperatura cambia...; il tessuto s'impregna d'acqua dopo pochi kilometri, ma si puo' risolvere il problema spruzzando un impermeabilizzante; le protezioni non sono regolabili.
Ixon Rider
- Voto tecnico: 5/10
- Rapporto qualità prezzo: 6/10
- Prezzo: 159 Euri
- Aspetti positivi: protezione dal freddo, prezzo.
- Aspetti negativi: si possono usare solo in inverno; assenza di protezioni sulle anche.
Tabella riassuntiva
Come al solito, ho riassunto i risultati in una tabella. Cliccatela per ingrandire.

20/02/08
In moto per le vie di Chernobyl

Elena Filatova è una donna ucraina appassionata di motociclismo. Nel 2004 divenne famosa nel web per aver pubblicato un reportage fotografico di uno dei suoi numerosi viaggi in moto nella "zona morta", una zona a 130km da Chernobyl. Una zona disabitata, dove tutto è esattamente com'era 22 anni fa: le strade sono vuote (o quasi), ci sono trattori e macchine lasciate in mezzo ai giardini, alle strade...
18/02/08
Motoconsumatore: comparativa caschi jet
Con l'arrivo della primavera (ok, ora fa freddo, ma tra poco...), molti motociclisti passano dall'uso del casco integrale all'uso del casco jet. Personalmente ho sempre rifiutato di indossare caschi jet. Cadere, anche a 50km/h, e sbattere il mento con un casco jet vuol dire rovinarsi, a volte per sempre.
Nel luglio dell'anno scorso pero' per la prima volta in vita mia ho ceduto al fascino di un casco aperto un po' particolare, lo Schuberth J1. Pur essendo un vero jet, il J1 ha una barra di metallo a protezione del volto, che garantisce una protezione quasi pari a quella di un casco integrale in caso d'impatto. Il J1 è tra i caschi testati da Motomag, e sono contento che abbia ricevuto il massimo come voto tecnico. Ovviamente il tutto ha un costo...
Comunque, torniamo a noi. I caschi analizzati da Motomag sono tre di fascia e prezzo alto e sei di fascia media:
- Schuberth J1 - Shoei J-Wing - Arai SZ/F (i tre di fascia alta)
- Nolan N42 - HJC AC-3 - AGV Placet Stripes
- Caberg Downtown - Roof Rover - Premier JT2
Obiettivo e modalità
Motomag ha voluto mettere a confronto nove caschi jet eventualmente adatti ad un uso turistico (quindi anche in autostrada). Tre di questi caschi (Schuberth, Arai, Shoei) sono al top di gamma, con prezzi superiori ai 350 Euri. Gli altri caschi sono di gamma media, e costano tra i 135 e i 240 Euri.
I caschi sono stati testati in merito alla loro silenziosità, praticità (cioè all'esistenza e validità di dettagli che facilitano la vita, come interni staccabili, visierina anti sole, resistenza all'appannamento, facilità delle operazioni di aggancio/sgancio della visiera...), livello di finiture generali, confort, comodità in autostrada, prezzo. Per ognuno di questi aspetti i caschi ricevono da una a cinque stelle. I caschi ricevono poi due voti espressi in decimali (come a scuola), per due aspetti: rapporto qualità/prezzo e qualità tecnica. Per cui ci sono due vincitori, uno tecnico, e uno qualità/ prezzo. In questo caso specifico non c'è l'"asino", cioè nessun casco è risultato largamente al di sotto delle aspettative/standard.
Risultati
- Lo Schuberth J1 è risultato il migliore casco in assoluto (8/10).
- Il Nolan N42 è risultato il vincitore per il rapporto qualità prezzo (7/10).
- Tutti i caschi sono risultati molto rumorosi, anche se alcuni (ma soprattutto il Nolan) quasi assordanti ad alte velocità (la prova è stata effettuata su una moto nuda).
Ho riassunto le caratteristiche principali dei caschi più comuni.
I VINCITORI:
Schuberth J1- Vincitore voto tecnico
- Voto tecnico: 8/10
- Rapporto qualità prezzo: 6/10
- Prezzo 499 Euro
- 5 stelle per praticità d'uso, protezione dal vento, aerazione, comportamento in autostrada.
- Secondo Motomag, il J1 si colloca nettamente una spanna al di sopra di tutti i concorrenti. La barra di protezione addizionale sul mento in particolare pare abbia resistito a tutte le prove d'impatto che hanno fatto (buono a sapersi!! Io ho comprato questo casco proprio per questo!).
- E' indicato come l'unico casco jet veramente in grado di sostituire un modulare o un integrale a fini turistici. (Io, nel mio piccolo, confermo: l'estate scorsa ci ho fatto 2000km in un lungo giro in Toscana e il casco è sempre stato fantastico).
- Il prezzo pero' è ovviamente molto alto.
Nolan N42 - Vincitore rapporto qualità prezzo
- Voto tecnico: 7/10
- Rapporto qualità prezzo: 7/10
- Prezzo 189 Euro
- 5 stelle per i vari aspetti pratici.
- Voto basso per l'insonorizzazione e per la scarsa aerazione (punto forte invece nel J1: appena si aprono le bocche, entra un flusso d'aria tale da calmare ogni bollore).
- Nonostante tutto, è il casco che - visto il prezzo - rappresenta il miglior compromesso. (Agigunta mia: attenti pero' alla forma della testa, che si adatta a individui con la testa ovale e non tonda come la mia).
GLI ALTRI CASCHI:
Shoei J-Wing
- Voto tecnico: 7/10
- Rapporto qualità prezzo: 7/10
- Prezzo 369 Euro
- 5 stelle per il livello delle finiture.
- Secondo Motomag, il vantaggio maggiore dello Shoei rispetto allo Schuberth e all'Arai è il rapporto qualità prezzo e il livello d'insonorizzazione.
Arai SZ/F
- Voto tecnico: 7/10
- Rapporto qualità prezzo: 6/10
- Prezzo 429 Euro
- 5 stelle per il livello di confort interno e per le finiture.
- Secondo Motomag questo è un buon casco, ma il prezzo non è pienamente giustificato: non si possono staccare gli interni, non c'è una visiera anti sole...
Caberg Downtown
- Voto tecnico: 5/10
- Rapporto qualità prezzo: 7/10
- Prezzo 169 Euro
- Pessimo a livello di aerazione, visiera troppo corta per lunghi tratti in autostrada. La visiera solare è fastidiosa per chi ha gli occhiali (confermo: non ho potuto comprare questo casco perché la visierina non scendeva al di sopra dei miei occhiali...)
Silenziosità
Tutti i caschi sono stati considerati troppo rumorosi. Tutti superano il livello di 85db una volta superati i 90km/h. Secondo Motomag, a partire di 85db, l'organismo comincia a soffrire per il rumore, e a partire da 92db i tappi per le orecchie sarebbero necessari per evitare danni all'udito. NB: ogni aumento di 3dB equivale a RADDOPPIARE il rumore percepito (ALLUCINANTE).
CASCO 90km/h 130km/h 160km/h
AGV 88 98 102
Arai 88 97 100
Caberg 88 98 102
HJC 90 100 102
Nolan 92 101 105 Il più rumoroso
Premier 90 98 101
Roof 89 98 101
Schuberth 88 98 100
Shoei 88 95 100 Il più silenzioso
Tabella comparativa
Come al solito, ecco la tabella finale. Cliccate per aprirla.
15/02/08
Io sono leggenda - il film vs il libro

Niente di più sbagliato. Per due motivi: il primo è che il film è davvero bello e ben fatto. Il secondo è che il film non ha niente a che spartire con il libro, racconta quasi un'altra storia. E anche il titolo, in fondo, è stato stravolto.
14/02/08
Capire Bruxelles

Bruxelles è anche questo: le direzioni cambiano e le distanze variano a seconda che a misurarle siano i valloni che parlano francese o i fiamminghi che parlano olandese.
E il problema è che a volte sono sbagliate tutte e due. La prima volta che tornai in macchina dall'aeroporto di Bruxelles verso il centro mi persi. Non ci potevo credere. Eppure ero sicuro di aver seguito le indicazioni per Bruxelles...
E infatti avevo fatto proprio quello. Solo che quando si vuole tornare a Bruxelles dall'aeroporto, NON bisogna seguire le indicazioni per Bruxelles, ma per Luik. Ovvio. Ma anche no.
