27/02/08

Genitori alla cazzo

Se n'era gia' parlato qui, ma a quanto pare ci risiamo. Ma tenerli per mano, sti figlioli, e fare attenzione a dove mettono i piedi, no, eh? Cioe', se la bambina mette il piede a cazzo di cane e si fa male, la colpa e' della scarpa? E hai il coraggio di chiedere 7 milioni di dollari? Ma sette milioni di calci nei denti, ti darei io.

Ma andate a cagare.

Io, approfittando della mia permanenza in Florida, me ne sono comprato un paio verdi limetta. Il mio quarto paio: ho quelle militari,un paio blu, quelle invernali e adesso queste...e se trovo le infradito all'aeroporto mi compro pure quelle.

Crocs RULE.

26/02/08

Le indicazioni di voto del Demonio Pellegrino

Nonostante i miei numerosi attacchi al centrodestra, vorrei chiarire una cosa: non ho nessunissima intenzione di votare Veltroni. Come ho già detto più volte, lo trovo ripugnante, e peggiore di Prodi. Prodi era pericoloso perché era una persona con idee secondo me malsane, e con le capacità intellettuali e tecniche per implementarle. La sua politica sulla tassazione parla da sola. Non era uno sbaglio...era la fedele attuazione dei suoi propositi. Veltroni è più pericoloso perché non si capisce assolutamente cosa voglia in concreto. E questo vuol dire che non abbiamo idea di quello che ci aspetterebbe, non sappiamo quale sirena avrà la meglio sulle sue orecchie...una mina vagante insomma. Un quaqquaraqquà che è sempre vissuto di politica. No grazie.

E poi trovo davvero disgustoso questo suo fare “whats’ america”, che lo fa assomigliare più all’Alberto Sordi di “Tu vuo’ fa l’Americano” che al suo nuovo mito Obama (ne ha parecchi, Veltroni, di miti...cambiano con il cambiar del vento) .

Detto questo, e nonostante la posizione di Grillo per il non voto sia a prima vista invitante, io a votare ci andrò. Volevo aggiungere “e darò la mia preferenza”, ma grazie alla riforma di Berlusconi – che il centrosinistra al potere per due anni si è ben guardato dal modificare... – noi popolo bue le preferenze non possiamo più darle. In cambio ci vogliono dare liste bloccate con le tettone del Grande Fratello...

Andrò a votare per due motivi: primo è che il non-voto sortirebbe il suo effetto scassa-sistema solo se a non votare fossimo in molti: diciamo il 60% della popolazione. Ma qui abbiamo un classico esempio del dilemma del prigioniero...come si fa a sapere che anche gli altri non voteranno? E se poi a non votare sono solo io e pochi altri, e al governo ci vanno sempre i soliti? No grazie. Io voto.

E poi il non voto alla Grillo non è una proposta: io sono anche a favore di bruciare tutto, e subito. Andiamo, con la spranga in mano, e pestiamoli tutti. Ok. E poi? La rivoluzione francese non ci ha insegnato niente? Se non ci sono piani per il poi, per il futuro, ci sarà sempre qualcun altro che li farà per noi, e approfitterà del vuoto che avremo creato noi per riempirlo. Per cui no grazie anche qui: se mi si dicesse “non votiamo e poi facciamo X, Y e Z” allora forse forse. Ma così no davvero.

Per cui andrò a votare. Per chi? Prima di dirvelo, devo fare un’annotazione. Io sono un italiano residente all’estero. E trovo immorale poter votare. Trovo immorale poter decidere, io, del livello di tassazione al quale saranno sottoposti i residenti in Italia per i prossimi cinque anni. Trovo immorale poter contribuire a decidere quanto pagherete per la scuola, quanto per la sanità, e tutto il resto.

Gli americani dicono “no taxation without representation”. Qui io invece ho “representation without taxation” (oddio, di tassazione qui in Belgio ne ho anche troppa, ma questo non è il punto...). Non è giusto.

Ed è anche per questo che il mio voto andrà destra: per la coalizione che promette di ridurre le tasse, e che ha al suo interno l’unica persona di cui io mi fidi al momento: Daniele Capezzone. Un vero liberista, libertario. L’unico che parla di programma shock per i primi cento giorni, d’introduzione della flat tax, di riavviare subito i cantieri. L’unico. Tutti gli altri sono dei miserabili. Tutti, nessuno escluso.

Ma è proprio questo che mi frena nel mio voto a Capezzone. Per votare Capezzone, NON potendo dare preferenze, dovrei semplicemente votare PDL. E non ho ancora visto chi sarebbe il candidato nella mia circosrizione estera. Dipenderà molto da quello. Ma per come stanno adesso le cose, temo che il PDL il mio voto non lo avrà.

Se il candidato del PDL nella mia circoscrizione estera sara' impresentabile, allora il mio voto andra' alla Lega. Per motivi molto semplici:
  • per la tassazione, di cui ho già parlato.
  • Perché è l’unico partito che ha il coraggio di combattere l’avanzata dell’Islam in Eurabia, e hail coraggio di rivendicare (anche se strumentalmente, ma qui non importa) la cristianità dell’Italia. Che non vuol dire bigottismo o conservatorismo sociale. Ma vuol dire sapere da dove veniamo, unico possibile punto di partenza per poter proporre un’integrazione vera: se non sai a cosa vuoi fare integrare gli altri, che integrazione vuoi proporre?
  • Perché sono sempre più convinto (e ne avevo già parlato) che lo Stato italiano sia attualmente totalmente incapace di fornire i servizi che dovrebbe invece fornire, e non credo ci siano possibilità di ripresa. Credo che solo abbandonando alcune zone del Meridione alle sue mafie, il resto d’Italia, non solo a Nord, forse, ce la potrà fare. Ripeto: forse.

Sono amareggiato, molto amareggiato. Questo mi pare l’unico modo. A meno che il PDL non mi soprenda con una candidatura meravigliosa per la circoscrizione estero...mi proporrei io, ma non ho tette. Mi sa che non ho futuro.

25/02/08

Il petroliere – There will be blood

“I am finished”. Queste sono le ultime parole che Daniel Plainview, il personaggio interpretato dal fantastico Daniel Day Lewis, fresco del suo meritatissimo secondo Oscar, proferisce prima dei titoli di coda. “I am finished”: un’espressione dal duplice significato in inglese, che può voler dire sia “ho finito” (ed e’ cosi’ che viene tradotta nella versione italiana) ma anche “sono finito, non ho piu’ scampo”. Interpretazione assolutamente possible, dato il contesto.

Questa doppiezza nelle ultime parole riflette la doppiezza di fondo di tutto il film…una storia nella quale non ci si puo’ immedisamare completamente né con il protagonista, il petroliere Daniel Plainview, né con il suo antagonistam, il predicatore Eli Sunday: violento, avido, accecato dal profitto, il primo, un truffatore, avido quanto il primo, e che si nutre della credulità altrui il secondo.

Il film racconta l’ascesa di un petroliere nella California del primo ‘900. Un’ascesa dolorosa, anche fisicamente. Questa è una dimensione che non manca mai, quasi in nessuna scena del film: il dolore fisico, la fatica, la ricchezza come un qualcosa da conquistare con la fortuna, certo, ma anche con il duro lavoro che ti spacca la schiena, le gambe, che ti fa mancare l’aria, ti scava la pelle e t’ingobbisce le spalle.

Ma è anche la storia del capitalismo della “old economy”. La storia di un periodo nel quale i nuovi capitalisti generavano benessere – dovevano generare benessere – nelle comunità povere dove si insediavano. E fa una certa impressione sentire Daniel Plainview descrivere i suoi progetti sociali per la comunità nella quale ha scoperto giacimenti petroliferi: strade, scuole, irrigazione, e pane. Quel pane che solo un secolo fa, nella potente America, era privilegio di pochi. Fa venire un brivido dietro la schiena, perché ti fa capire molto dell’America: l’America è il capitalismo. È nata dal capitalismo, si è sviluppata grazie al capitalismo, ha dominato e domina tutt’ora grazie al capitalismo. E questo film ti aiuta a capire, o meglio, a ricordare, quando tutto è cominciato.

La descrizione del periodo e’ assolutamente magistrale: un’era nella quale uomini guidati da fiuto e dalla voglia di sporcarsi le mani, in tutti i sensi, potevano ancora generare ricchezze inaudite per se stessi, e portare progresso per gli altri. Dovremo aspettare cento anni, fino alla fine degli anni ’90 del secolo scorso, con il boom della Net Economy, per avere qualcosa di simile.

Difetti del film? Nessuno, davvero. Daniel Day Lewis si conferma un attore straordinario (tra l’altro ho scoperto che è appassionato di motociclismo, per cui anche meglio), e anche il suo antagonista, Paul Dano, che mi aveva già colpito in “Little Miss Sunshine”, è bravissimo. Sono sicuro che avrà una lunga carriera fortunata, se lo vorrà.

Una menzione particolare va fatta per la colonna sonora: M E R A V I G L I O S A. Ti tiene incollato alla poltrona, creando una tensione quasi pari a quella che Lewis sa creare guardandoti da sotto i baffi. Quasi una protagonista a pieno titolo, la musica.

Oddio, a volerlo trovare, un difetto questo film – nella sua versione italiana – ce l’ha: il titolo. Sarebbe stato più corretto tradurre l’originale, “There will be blood”, con “Scorrera’ il sangue”, certamente non con “Il petroliere”. Ma questo è un problema di vecchia data: i titolisti italiani credono di essere più intelligenti di quelli che hanno fatto il film, e generano mostri. Che dire di “Se mi lasci ti cancello”, che nella versione originale era “Eternal sunshine of the spotless mind”? O di “Prima ti sposo, poi ti rovino”, che sembra un titolo dei fratelli Vanzina, per l’originale “Intolerable Cruelty”?

Mah.

24/02/08

Prendere per il culo gli elettori

Non ho mai fatto mistero di votare centrodestra e del fatto che detesto Prodi e suoi accoliti sinistri. Trovo abbastanza ridicolo che si provi - e per certi versi si riesca - a far passare Veltroni per il nuovo che avanza, quando il tizio in questione è in politica da più di 30 anni: era leader comunista prima, pidiessino poi, diessino dopo, e democratico ora. Di votare sinistra non mi è mai passato per l'anticamera del cervello. Le cose che dice Veltroni e il modo in cui le dice mi fanno venire voglia di vomitare. E non dimentichiamoci che Veltroni ingloba il peggio di Prodi. E' solo più incompetente.

Trovo anche abbastanza ridicolo il risalto dato alle candidature femminili del PD: queste trentenni tutte cloni della Melandri, a giudicare dalle foto, quella Melandri che ha fatto della sua incosistenza e delle sue menzogne (memorabile quando nego' di aver passato capodanno nella Villa di Briatore in Kenya, nonostante ci fossero foto a ritrarla mentre ballava sulla spiaggia. Briatore avrebbe dovuto vergognarsi di averla invitata, non lei di esserci andata) un marchio di fabbrica. Mi auguro per loro - e per noi - che siano un po' meglio di lei.

Ma tutto questo non dà diritto ai capi del centrodestra di prenderci per il culo con le candidature per le prossime elezioni.

Come cazzo si fa anche solo a vociferare di candidare Angela Sozio, la rossa del Grande Fratello 3? Cioè una delle cinque giovani fanciulle con cui Berlusconi fu sgamato l'anno scorso in una delle sue ville???

Quali sono i suoi meriti, a parte quelli fisici mostrati apertamente nelle scene del Grande Fratello e nella mise bianca indossata con Berlusconi?

Ma davvero Berlusconi - o chi per lui - ci prende tutti per dementi? Davvero dovremmo stare a sentire una che ha il coraggio di gracchiare che quell'incontro con Berlusconi, in cui la prende per mano e tocca le tette alle altre, era una riunione dei giovani di Forza Italia?

Spiegami, cara Angela: la mano di Berlusconi sulla tetta sinistra della signorina con i capelli neri sulle sue ginocchia (come da foto qui di fianco: si vede poco, ma se fate attenzione si vede benissimo), era un analisi per una proposta di legge sulla gratuità dei controlli per il cancro al seno? Di grazia, illuminami.

Io sono tutto fuorché un bacchettone. Ma, come avevo già detto qui parlando di Fini, non mi piace che il centrodestra mi prenda per il culo, parlando dell'importanza della famiglia, e poi tradisca la moglie andando in giro a ingravidare vallette appesentatite, toccare tette giovanili, o a fare festini a base di droga e mignotte con la moglie a casa incinta di nove mesi, come nel caso del deputato Mele, che leggo non sarà ricandidato (almeno lui).

Perché, lo ripeto, io sono per la liberta’ individuale spinta spinta in materia sessuale. Per cui se vuoi andare a puttane, se vuoi fare le cose a tre, a cinque, a geometria variabile, e siete tutti d'accordo, fai pure . Pero’ se invece tu sei uno che rompe i coglioni alla gente con tutti i discorsi sul valore sacro della famiglia, su come la vera famiglia sia solo quella sposata in chiesa, e poi ti fai sgamare a fare altro, beh allora sei un miserabile.

E io non ti voto.

Poi pero' mi viene un dubbio: visto che ormai l'Italia è un paese di nani e ballerine, per stessa ammissione di Berlusca, forse sono ingiusto. Un parlamento che ne fosse sprovvisto non rifletterebbe al meglio la realtà del paese, no?

Comparativa pantaloni da moto quattro stagioni

Ed eccoci alla quinta puntata della rubrica "Motoconsumatore" (nella prima ci siamo occupati di caschi integrali, nella seconda di stivali da turismo, nella terza di giacche da moto e nella quarta di caschi jet). Stavolta ho fatto il riassunto della comparativa di pantaloni quattro stagioni apparsa su Motomag nel Febbraio 2007.

I 9 pantaloni testati hanno un prezzo molto diverso, da 129 a 529 Euri. I risultati sono stati abbastanza variegati. Alcuni dei pantaloni meno cari si sono dimostrati altrettanto validi dei pantaloni piu' cari...
I difetti più comuni sono stati quello di lasciar passare l'acqua attraverso le cuciture del cavallo dei pantaloni, o non avere protezioni regolabili. Molti di questi pantaloni, poi, non sono dei veri "quattro stagioni", perché hanno membrane interne che rendono inutili eventuali sistemi traforati, e che li rendono quindi inutilizzabili d'estate. I pantaloni testati sono i seguenti:

- BMW Streetguard 2 - Spidi Ergo 05 - Scott Terra
- Mac Adam Composit - Bering Dinson - Ixon Rider
- Hein Gericke Journey - Furygan TR2 - Frank Thomas FTW246

Modalità
I pantaloni sono stati testati sia con metodi all'antica (innaffiandoli con l'acqua, o semplicemente utilizzandoli sotto la pioggia) sia con metodi un po' piu' tecnologici (sensori piazzati qua e là). Sono stati poi verificati i dettagli pratici che possono facilitare la vita di ogni giorno: qualità e facilità delle regolazioni, numero e praticità delle tasche, qualità delle protezioni, presenza di membrane staccabili per un uso durante tutto l'anno, etc.
Per ognuno di questi aspetti i pantaloni ricevono da una a cinque stelle. Ricevono poi due voti espressi in decimali (come a scuola), per due aspetti: rapporto qualità/prezzo e qualità tecnica. Per cui ci sono due vincitori, uno tecnico, e uno qualità/ prezzo. In questo caso specifico non c'è l'"asino", cioè nessun pantalone è risultato largamente al di sotto delle aspettative/standard.
Le compagnie produttrici sono state tutte contattate per commentare i risultati, ma solo BMW, Spidi e Mac Adam hanno accettato l'invito...visto che i loro pantaloni si sono comportati molto bene.

Risultati
Il BMW Streetguard 2 è risultato il vincitore dal punto di vista tecnico, ma penalizzato da un rapporto qualità prezzo tra i peggiori. I 569 Euri da sborsare sono davvero troppi, tenendo in considerazione che altri pantaloni sono molto vicini al BMW come livello di qualità e costano molto meno. Lo Spidi Ergo è uno di questi, per esempio, con un voto tecnico di poco al di sotto del BMW ma con un rapporto qualità prezzo eccellente. E' risultato il più volivalente, anche se il suo punto di forza è allo stesso tempo il suo punto debole...

Ma il vicintore per rapporto qualità prezzo non è neanche lo Spidi, ma il Mac Adam, che per solo 129 Euri pare offrire moltissimo.

Gli Ixon, i Furygan e i Frank Thomas sono i pantaloni che ne sono usciti peggio, ma con voti non catastrofici.

I vincitori

BMW Streetguard 2
  • Voto tecnico: 8/10
  • Rapporto qualità prezzo: 5/10
  • Prezzo: 529 Euri
  • Aspetti positivi: livello delle rifiniture, sensazioni di sicurezza, perfetta tenuta all'acqua, possibilità di regolare le protezioni in varie posizioni.
  • Aspetti negativi: con temperature molto fredde si ha bisogno di una calzamaglia, nell'uso estivo il contatto con la fodera e le protezioni puo' risultare fastidioso, le protezioni, pur ben fatte, sembrano fragili.

Mac Adam Composit

  • Voto tecnico: 6/10
  • Rapporto qualità prezzo: 9/10
  • Prezzo: 129 Euri
  • Aspetti positivi: perfetta tenuta all'acqua, rapporto qualità prezzo, possibilità vera di usarlo in estate.
  • Aspetti negativi: protezioni solo alle ginocchia, materiale riflettente insufficiente, una sola tasca.

Gli altri

Spidi Ergo 05

  • Voto tecnico: 7/10
  • Rapporto qualità prezzo: 8/10
  • Prezzo: 260 Euri
  • Aspetti positivi: il sistema 3 in 1 - con differenti livelli di protezione dal freddo - assicura un uso vero su tutto l'arco dei 12 mesi; le protezioni sono ben fatte; il tessuto protegge bene dalle abrasioni.
  • Aspetti negativi: il sistema 3 in 1 ti obbliga a prevedere in anticipo di cosa avrai bisogno...non è molto pratico fermarsi sul bordo della strada a mettersi il sottopantaloni se si parte dal mare e si va in montagna e la temperatura cambia...; il tessuto s'impregna d'acqua dopo pochi kilometri, ma si puo' risolvere il problema spruzzando un impermeabilizzante; le protezioni non sono regolabili.

Ixon Rider

  • Voto tecnico: 5/10
  • Rapporto qualità prezzo: 6/10
  • Prezzo: 159 Euri
  • Aspetti positivi: protezione dal freddo, prezzo.
  • Aspetti negativi: si possono usare solo in inverno; assenza di protezioni sulle anche.

Tabella riassuntiva
Come al solito, ho riassunto i risultati in una tabella. Cliccatela per ingrandire.





20/02/08

In moto per le vie di Chernobyl


Il 25 aprile di 22 anni fa, nel 1986, lo scoppio di uno dei reattori della centrale nucleare di Chernobyl causo' la morte immediata di centinaia di persone, e la morte ritardata di svariate migliaia di persone (ma secondo un rapporto pubblicato nel 2005 dalle inutili Nazioni Unite a morire furono "ufficialmente" solamente in 56. Come se la morte per essere vera dovesse essere ufficializzata da un burocrate pagato migliaia di dollari a New York. Ma su questo rapporto ritornero' presto).

Il governo comunista dell'Unione Sovietica, infatti, ritenne opportuno non solo NON dare l'allarme ai propri cittadini se non con molto ritardo, ma anche inviare soldati in loco, senza alcuna forma di protezione, per cercare di bloccare la tragedia. Le conseguenze ve le lascio immaginare. Mi ricordo ancora - avevo tredici anni - le immagini alla televisione, con la nube tossica che si muoveva verso di noi, e mia madre a fare scorte di latte.

Elena Filatova è una donna ucraina appassionata di motociclismo. Nel 2004 divenne famosa nel web per aver pubblicato un reportage fotografico di uno dei suoi numerosi viaggi in moto nella "zona morta", una zona a 130km da Chernobyl. Una zona disabitata, dove tutto è esattamente com'era 22 anni fa: le strade sono vuote (o quasi), ci sono trattori e macchine lasciate in mezzo ai giardini, alle strade...

Avete presente le scene dei film post-disastri, quando le città sono completamente disabitate? Quando l'ultimo uomo si aggira sulla terra senza nessun altro? Ecco, qui è tutto vero. E mi ricordo ancora che la prima volta che vidi questo reportage non potei dormire la notte: la natura attorno a Chernobyl sembra bellissima, con alberi e piante. Ma guardando meglio, si scopre che le piante hanno una forma strana...e soprattutto, Elena dimostra che il livello di radiazioni appena si esce dalla strada principale è enorme.

Ma non c'è problema. Le strade potranno essere riaperte e le case abitate di nuovo tra poco meno di 1000 (mille) anni.

Ovviamente Elena ha avuto delle grane dal giorno della pubblicazione del reportage. Diciamo che non tutti erano proprio entusiasti del suo lavoro, che mostrava verità che i governi ucraini e russi non erano proprio impazienti di far conoscere.

Vi consiglio vivamente di leggere i foto reportage di Elena: il primo, quello del 2004, è il più allcucinante. Proprio perché è il primo, ti colpisce allo stomaco...Gli altri, l'ultimo dei quali del 2007, li trovate sulla homepage di Elena.

Troverete numerosi link a vari video, che mostrano la vita nelle cittadine vicino a Chernobyl giorni dopo il disastro, quando gli abitanti non sapevano ancora niente ed erano esposti a livelli di radiazioni MILIONI di volte superiori a quelli normali. Quando persone ignare partecipavano alla parata del 1 Maggio, festa del lavoro. Mentre i capi del partito e i notabili delle città erano partiti fin dal 26 aprile. Un video pero' ve lo voglio segnalare: è questo.

C'è anche una versione in italiano delle pagine di Elena, ma non so quanto la traduzione sia accurata.

Un'ultima cosa: Elena dice "I am not pro- or anti- nuclear activist, I am just a pro-human author, who thinks that Chernobyl is a warning to mankind. I do not think that atom itself is evil. It only becomes evil in human hands. Under the right conditions, atoms can serve humans".

Non potrei essere più d'accordo.

18/02/08

Motoconsumatore: comparativa caschi jet

Ed eccoci alla quarta puntata della rubrica del Motoconsumatore (nella prima ci siamo occupati di caschi integrali e nella seconda di stivali da turismo e nella terza di giacche da moto). Stavolta ho fatto il riassunto della comparativa di caschi Jet apparsa su Motomag del luglio 2007.

Con l'arrivo della primavera (ok, ora fa freddo, ma tra poco...), molti motociclisti passano dall'uso del casco integrale all'uso del casco jet. Personalmente ho sempre rifiutato di indossare caschi jet. Cadere, anche a 50km/h, e sbattere il mento con un casco jet vuol dire rovinarsi, a volte per sempre.

Nel luglio dell'anno scorso pero' per la prima volta in vita mia ho ceduto al fascino di un casco aperto un po' particolare, lo Schuberth J1. Pur essendo un vero jet, il J1 ha una barra di metallo a protezione del volto, che garantisce una protezione quasi pari a quella di un casco integrale in caso d'impatto. Il J1 è tra i caschi testati da Motomag, e sono contento che abbia ricevuto il massimo come voto tecnico. Ovviamente il tutto ha un costo...

Comunque, torniamo a noi. I caschi analizzati da Motomag sono tre di fascia e prezzo alto e sei di fascia media:
- Schuberth J1 - Shoei J-Wing - Arai SZ/F (i tre di fascia alta)
- Nolan N42 - HJC AC-3 - AGV Placet Stripes
- Caberg Downtown - Roof Rover - Premier JT2

Obiettivo e modalità
Motomag ha voluto mettere a confronto nove caschi jet eventualmente adatti ad un uso turistico (quindi anche in autostrada). Tre di questi caschi (Schuberth, Arai, Shoei) sono al top di gamma, con prezzi superiori ai 350 Euri. Gli altri caschi sono di gamma media, e costano tra i 135 e i 240 Euri.

I caschi sono stati testati in merito alla loro silenziosità, praticità (cioè all'esistenza e validità di dettagli che facilitano la vita, come interni staccabili, visierina anti sole, resistenza all'appannamento, facilità delle operazioni di aggancio/sgancio della visiera...), livello di finiture generali, confort, comodità in autostrada, prezzo. Per ognuno di questi aspetti i caschi ricevono da una a cinque stelle. I caschi ricevono poi due voti espressi in decimali (come a scuola), per due aspetti: rapporto qualità/prezzo e qualità tecnica. Per cui ci sono due vincitori, uno tecnico, e uno qualità/ prezzo. In questo caso specifico non c'è l'"asino", cioè nessun casco è risultato largamente al di sotto delle aspettative/standard.

Risultati
  • Lo Schuberth J1 è risultato il migliore casco in assoluto (8/10).
  • Il Nolan N42 è risultato il vincitore per il rapporto qualità prezzo (7/10).
  • Tutti i caschi sono risultati molto rumorosi, anche se alcuni (ma soprattutto il Nolan) quasi assordanti ad alte velocità (la prova è stata effettuata su una moto nuda).

Ho riassunto le caratteristiche principali dei caschi più comuni.

I VINCITORI:

Schuberth J1- Vincitore voto tecnico

  • Voto tecnico: 8/10
  • Rapporto qualità prezzo: 6/10
  • Prezzo 499 Euro
  • 5 stelle per praticità d'uso, protezione dal vento, aerazione, comportamento in autostrada.
  • Secondo Motomag, il J1 si colloca nettamente una spanna al di sopra di tutti i concorrenti. La barra di protezione addizionale sul mento in particolare pare abbia resistito a tutte le prove d'impatto che hanno fatto (buono a sapersi!! Io ho comprato questo casco proprio per questo!).
  • E' indicato come l'unico casco jet veramente in grado di sostituire un modulare o un integrale a fini turistici. (Io, nel mio piccolo, confermo: l'estate scorsa ci ho fatto 2000km in un lungo giro in Toscana e il casco è sempre stato fantastico).
  • Il prezzo pero' è ovviamente molto alto.

Nolan N42 - Vincitore rapporto qualità prezzo

  • Voto tecnico: 7/10
  • Rapporto qualità prezzo: 7/10
  • Prezzo 189 Euro
  • 5 stelle per i vari aspetti pratici.
  • Voto basso per l'insonorizzazione e per la scarsa aerazione (punto forte invece nel J1: appena si aprono le bocche, entra un flusso d'aria tale da calmare ogni bollore).
  • Nonostante tutto, è il casco che - visto il prezzo - rappresenta il miglior compromesso. (Agigunta mia: attenti pero' alla forma della testa, che si adatta a individui con la testa ovale e non tonda come la mia).

GLI ALTRI CASCHI:

Shoei J-Wing

  • Voto tecnico: 7/10
  • Rapporto qualità prezzo: 7/10
  • Prezzo 369 Euro
  • 5 stelle per il livello delle finiture.
  • Secondo Motomag, il vantaggio maggiore dello Shoei rispetto allo Schuberth e all'Arai è il rapporto qualità prezzo e il livello d'insonorizzazione.

Arai SZ/F

  • Voto tecnico: 7/10
  • Rapporto qualità prezzo: 6/10
  • Prezzo 429 Euro
  • 5 stelle per il livello di confort interno e per le finiture.
  • Secondo Motomag questo è un buon casco, ma il prezzo non è pienamente giustificato: non si possono staccare gli interni, non c'è una visiera anti sole...

Caberg Downtown

  • Voto tecnico: 5/10
  • Rapporto qualità prezzo: 7/10
  • Prezzo 169 Euro
  • Pessimo a livello di aerazione, visiera troppo corta per lunghi tratti in autostrada. La visiera solare è fastidiosa per chi ha gli occhiali (confermo: non ho potuto comprare questo casco perché la visierina non scendeva al di sopra dei miei occhiali...)

Silenziosità

Tutti i caschi sono stati considerati troppo rumorosi. Tutti superano il livello di 85db una volta superati i 90km/h. Secondo Motomag, a partire di 85db, l'organismo comincia a soffrire per il rumore, e a partire da 92db i tappi per le orecchie sarebbero necessari per evitare danni all'udito. NB: ogni aumento di 3dB equivale a RADDOPPIARE il rumore percepito (ALLUCINANTE).

CASCO 90km/h 130km/h 160km/h

AGV 88 98 102

Arai 88 97 100

Caberg 88 98 102

HJC 90 100 102

Nolan 92 101 105 Il più rumoroso

Premier 90 98 101

Roof 89 98 101

Schuberth 88 98 100

Shoei 88 95 100 Il più silenzioso

Tabella comparativa
Come al solito, ecco la tabella finale. Cliccate per aprirla.

15/02/08

Io sono leggenda - il film vs il libro


Sono andato a vedere "Io sono leggenda" senza grandi aspettative, perché avevo letto qua e là recensioni abbastanza negative. E poi, soprattutto, l'omonimo libro da cui è tratto, di Richard Matheson, è uno dei miei libri preferiti (di cui conservo la fantastica versione qui a lato, del 1996), e avevo un po' paura di rovinarmi l'immagine che del libro mi ero fatto nella testa.

Niente di più sbagliato. Per due motivi: il primo è che il film è davvero bello e ben fatto. Il secondo è che il film non ha niente a che spartire con il libro, racconta quasi un'altra storia. E anche il titolo, in fondo, è stato stravolto.

Mi spiego. Nel libro del 1954, Matheson immagina un mondo dove un'epidemia ha colpito l'intera popolazione della terra, (tranne il protagonista, Robert Neville), trasformandala in un branco di bestie feroci, che non possono sopportare la luce del sole e che quindi si muovono solo di notte. Come nel film. Ma le similitudini finiscono qua.

Mentre nel film il protagonista è un virologo famoso che dispone di tutti i mezzi per cercare la cura del morbo, nel libro Neville è una persona comune, uno di noi. Uno che barricandosi in casa di notte e circordandosi di aglio (non di croci...perché uno zombie non cristiano dovrebbe averne paura?), cerca di studiare testi di virologia e di capire come poter salvare il mondo. E' molto piu' facile quindi immedesimarsi con il personaggio del libro piuttosto che con il super scienziato del film che ha tutte le capacità di debellare il virus, guarda caso.

Non solo. Mentre il film è ambientato a New York, Matheson aveva ambientato il libro in una piccola città di provincia. Puo' apparire un dettaglio, ma non lo è: gran parte del terrore del protoganista del libro derivava proprio dall'incontrare ogni giorno i suoi ex vicini trasformatisi in bestie. Terrore psicologico che manca nel film.

Già questi due elementi potrebbero bastare per farvi capire come tra libro e film ci siano pochi punti in comune. Ma c'è un elemento in più che fa si' che non ci sia NESSUN punto in comune.

Nel libro, gli zombie hanno creato una vera e propria società parallela, con propri tribunali, proprie strutture organizzate. Nel film no. Anzi, il Neville interpretato da Will Smith, in uno dei suoi messaggi registrati per la posterità, dice che non c'è segno di organizzazione sociale tra gli zombie. Il film a un certo sembra suggerire un processo organizzativo tra le bestie, perché i casini di Neville cominciano proprio quando cattura una zombie donna che sembrerebbe essere la compagna del cattivone...ma il tema non è assolutamente sviluppato.

Questa differenza con il libro è fondamentale, perché nel caso del film il titolo, "Io sono leggenda" non ha senso, mentre nel libro si'. Genialmente, alla fine del suo libro, Matheson, cambia prospettiva. Il lettore si ritrova cosi' a rivivere la storia dalla parte degli zombi. I quali, raccogliendosi in gruppo, narrano ai bambini mostri loro figli la leggenda dell'ultimo uomo sulla terra, una bestia assassina, lui si' il vero mostro, che ha ammazzato cosi' tanti zombie da essere, per l'appunto, diventato leggenda.

(SE NON VOLETE SAPERE COME FINISCE IL FILM, ANDATE AL PARAGRAFO SUCCESSIVO) Nel film invece si spiega che Neville è diventato una leggenda dopo aver dato la propria vita per difendere il vaccino appeno scoperto, facendo in modo che venisse recapitato alla colonia umana ancora esistente.

Niente di tutto questo nel libro: non c'è salvezza, non c'è speranza, non c'è un ricordo di una leggenda di un salvatore. No, il normale, il buono, secondo i nostri canoni, sarà ricordato nei secoli come la bestia assassina, lui si' vero mostro, dai nuovi vincenti. I nuovi normali. Da qui il vero terrore.

Quindi? Vale la pena andare a vedere il film? Assolutamente si'. Ma varrebbe ancora più la pena poi andare in libreria e comprarsi il libro...edito ora da Fanucci.

(Per le altre recensioni cinematografiche del Demonio Pellegrino, clicca qui).

14/02/08

Capire Bruxelles


Bruxelles è anche questo: le direzioni cambiano e le distanze variano a seconda che a misurarle siano i valloni che parlano francese o i fiamminghi che parlano olandese.

E il problema è che a volte sono sbagliate tutte e due. La prima volta che tornai in macchina dall'aeroporto di Bruxelles verso il centro mi persi. Non ci potevo credere. Eppure ero sicuro di aver seguito le indicazioni per Bruxelles...

E infatti avevo fatto proprio quello. Solo che quando si vuole tornare a Bruxelles dall'aeroporto, NON bisogna seguire le indicazioni per Bruxelles, ma per Luik. Ovvio. Ma anche no.

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