07/01/09

Australia, il film

La trama del film Australia, diretto da Baz Luhrmann (lo stesso di Moulin Rouge), con Nicole Kidman e Hugh Jackman, è molto avvincente e complessa. Provo a spiegarla.

Lei, artistocratica inglese del menga, va in Australia a cercare suo marito, convinta che lui se la stia facendo con delle puttane locali. Arrivata lì, lo trova morto stecchito. Per cui decide, giustamente, di fare quello di cui aveva ingiustamente accusato il marito. Detto fatto comincia a chiavare con tale “the drover”, il guardiano, di cui non sapremo mai il nome (vi assicuro però, che si riesce comunque a dormire abbastanza bene anche senza saperlo). Poi c’è un bambino mezzo aborigeno, mezzo no, che è buono e bravo e ha i poteri magici: quando canta c’è da toccarsi i coglioni perché non si sa che cazzo succederà.

E insomma, poi devono trasportare un sacco di mucche da un posto all’altro, ma – indovinate un po’? – ce la fanno nonostante i cattivi bianchi cerchino di fare tante cose brutte. Poi uno pensa che il film sia finito, cazzo, e invece no: portano via il bambino (poteva mancare l’accusa alla Chiesa Cattolica in un bel film moderno e al passo coi tempi? Cerrrrrto che no…), e lo mettono su un’isola a cantare. Poi però arriva il guardiano – classico duro ma dal cuore di panna – che lo salva, e pensa che lei sia morta. Ma anche lei pensa che lui – anzi, loro – siano morti, ma in realtà non è così. E infatti si incontrano di nuovo.

E uno dice, cazzo, ora sarà finito, e comincia a prendere il cappotto e si prepare ai meno 6 gradi fuori dal cinema, e invece no, maremma cagna, ci sono altre scene. Perché arriva nonno aborigeno, e allora…

Ma vaffanculo.

Altri fatti rilevanti a proposito del film:

  • Dura 2 ore e 45 minuti. Io mi ero rotto i coglioni dopo 15 minuti, che anche per i miei standard di sopportazione davvero molto bassi, è comunque un record. Dopo la prima ora ho capito che in realtà ero caduto in un buco nero, dove il tempo non passa, tutto è immobile nell’eternità.
  • I paesaggi, che nell’Australia vera sono davvero mozzafiato, nel film non ci sono. Il regista ha filmato il tutto seguendo la scuola detta “a cazzo di cane”.
  • Il film è una stuola infinita di cliché assurdi: l’altolocata e eterea nobildonna inglese che va nella terra selvaggia, la odia, ma si fa ripassare di diritto e di rovescio dal bruto di turno; il bruto di turno, duro e dal cuore d’oro; gli aborigeni tutti buoni tutti bravi (tranne il Giuda di turno, ma, ehi, un altro cliché); i giapponesi sono cattivi; la Chiesa Cattolica è cattiva; i bianchi in generale sono cattivi; l’amore trionfa sempre.
  • Nicole Kidman non sa recitare un cazzo. Non ha mai saputo farlo. Ma mentre prima, uno poteva sopportare le sue moine da mentecatta perché almeno era giovane e bella (anche se non è il mio tipo), adesso non la si regge più. Cazzo, ma tappati!
  • Hugh Jackman è la sola cosa buona del film. Perché ha un bel corpo. E anche da etero, uno dice “cazzo, guarda li’, anche io sono così”. Il che serve per cominciare discussioni interessanti con la propria moglie che ti risponde guardandoti con occhi sognanti “magari...”, e uno ci rimane un po’ male e s’incazza pure, ma guarda un po’ che ho anche accettato a venire a vedere un film di merda come questo e tu mi dici che non assomiglio a Hugh jackman, ma allora dillo e vaffanculo anche te.

Comunque non crediate a chi vi dice che Australia è il film più insopportabile, supponente, paraculo e brutto mai fatto. Perché è solo quello più supponente e paraculo. I ponti di Madison County è più insopportabile, e ce ne sono vari più brutti. Per cui alla fine, non è proprio tutto nero. O sì?

(Per le altre recensioni cinematografice del Demonio Pellegrino clicca qui)

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