17/10/08

Economist leghista

Su segnalazione del sempre ottimo blog Cerazade, del giornalista Claudio Cerasa, sono andato a cercarmi l'articolo apparso sull'Economist di oggi a proposito della riforma Gelmini e dello stato della scuola italiana. 

L'articolo è qui

Interessante leggere che, al di là del titolo e del finale dell'articolo, che sono su toni antiberlusconiani, il resto dell'articolo è sostanzialmente in linea con le tesi Gelminiane di necessità di riforma della scuola. In particolare, vorrei sottolineare questo paragrafo (traduzione mia): 

"Secondo Roger Abravanel, autore di un recente libro sulla meritocrazia '[in Italia] il rapporto tra il numero d'insegnanti per ogni cento studenti è uno dei più alti nei paesi OECD'. La scuola, in particolare al sud, è stata spesso utilizzata dai politici a fini clientelari e per creare nuovi posti di lavoro. Questo puo' spiegare il motivo per cui, sebbene studino più a lungo e in classi più piccole, gli studenti italiani delle superiori sfigurino nelle graduatorie internazionli. 'Il nord è in media con il resto dei paesi OECD, ma il sud è allo stesso livello di Uruguay e Tailandia'"

Mi pare o è esattamente quello che ha detto la Gelmini tempo addietro? 

Anche l'Economist è diventato un covo di leghisti, pare. Ma state sicuri che in questo non ci saranno i paginoni di giornale che si riferiscono all'"autorevole economist". Scommettiamo?

10 commenti:

ventiseitre ha detto...

Almeno avessi imparato lo spagnolo o il tailandese, andando a scuola. No, neanche quello.

LaProf ha detto...

Sono venuta a leggere qui, e vedo che avevo capito male il commento che mi hai lasciato di là.
Vedo che, con "scuola" intendono proprio l'insieme di insegnanti.
Non so, a questo punto credo che andrò a leggermi l'articolo origniale e a riprendermi in mano le conclusioni Ocse-PISA.
Sul fatto che "La scuola, in particolare al sud, è stata spesso utilizzata dai politici a fini clientelari" sono abbastanza d'accordo ma limitatamente alla mia esperienza (che mi ricorda che la Moratti ha assicurato l'entrata in ruolo a migliaia di persone quando poi in realtà di cattedre non ce n'erano. E comunque in passato è stato lo stesso: l'ultimo concorso a cattedre è dell'82, ed era stato preceduto da almeno due tornate di concorsi riservati che non ti riservavano niente, proprio perché le poche cattedre che c'erano sarebbero state distribuite al concorso ordinario). Però per esempio, io sto parlando del nord, provincia di Milano, quindi l'inciso del "soprattutto a sud" mi suona limitato.
Sul Economist e Gelmini credo giochi il fatto che l'uno parla citando un testo di un tizio che viene comunque definito un "guru della consulenza aziendale", mentre la Gelmini parla citando la sua professoressa, che era meridionale ma brava, per carità.
Insomma, è un po' come sentire Agnelli che parla(va) dei problemi della fiat, e poi ascoltare uno al bar che suggerisce come risolverli.
La Gelmini, che afferma che chi protesta non ha nemmeno letto il decreto, sembra parlare come una comare al mercato (e, tra parentesi, io protesto e il decreto suo ce l'ho qui davanti e l'ho letto). Che poi il vero ministro dell'istruzione sia Tremonti, non lo dice più solo il mio preside dopo il viaggio a Roma, al ministero, ma molti altri.
Ma sono andata divagando, mi scuso e mi ritiro :-)

Demonio Pellegrino ha detto...

Prof, non hai divagato, e anzi, il tuo messaggio spiega proprio perché il tuo blog mi piaccia, anche se a volte non andiamo d'accordo: perché argomenti in maniera chiara.

Detto questo, la cosa che mi fa abbastanza riflettere è il fatto che nell'articolo si sostenga il contrario di quello che dicono tanti professori in italia: cioè si dice che in realtà, di professori in italia ce ne sono troppi, e che le calssi sono piu' piccole, non piu' grandi, di quelle nel resto d'europa.

Qui qualcuno mente.

LaProf ha detto...

Sì, questo colpisce sempre anche me. E probabilmente perché non sono in grado di conoscere del tutto la situazione: voglio dire che, mentre nella mia scuola da almeno sette o otto anni ci negano la classe in più, così che ci ritroviamo con classi da ventotto, ventinove, trenta alunni, mi sento dire che noi insegnanti siamo in troppi. Credo dipenda (forse) dal fatto che, contemporaneamente, nella sezione staccata abbiamo calssi da 15, 16 alunni, e ieri ho sentito parlare di una maestra che, in un paesino-ino-ino poco lontano da me, ha sette alunni.
Credo che questo (o le classi ridotte di una comunità montana e simili) falsi, in parte, i paragoni possibili.

(sulle classi-ponte ci devo ragionare un po'; noi le abbiamo già, più o meno. Più o meno perché mescolano orario in classe ponte con orario in classe normale, niente full immersion, insomma; ci sono insegnanti che preferiscono avere con sè gli alunni: quello di ginnastica, quello di tecnica se fa informatica, o quello di matematica, che si presenta come linguaggio universale e comprensibile. Però sento gridare allo scandalo, e devo capire bene dov'è)

Annalisa ha detto...

[ot] Grazie per l'appoggio al racconto glassato.

Demonio Pellegrino ha detto...

La prof, fammi sapere se trovi il motivo dello scandalo per le classi ponte, perché, io davvero, non lo trovo. Come dicevo sul tuo blog, mi pare che l'unico scandalo per i benpensanti in agitazione permanente sia il fatto che sia stata un'idea leghista.

Quando invece la completa integrazione dell'immigrato attraverso l'insegnamento dell'italiano potrebbe e dovrebbe essere un argomento profondamente di sinistra.

Mah.

annalisa, benvenuta. Il tuo racconto secondo me era uno dei migliori!

Camillo ha detto...

Per fare una media così qualitativamente bassa le classi "ideali" devono essere davvero poche. Ma basta avere dei figli (io ne ho 3 in tre classi diverse...) per accorgersi che la situazione è peggio di quanto i catastrofisti paventano.

Non si può non riflettere sul pericolo "razzista" e sull'emarginazione se si propongono le classi di inserimento per gli extracomunitari... indiscutibile.

Eppure dovrò trovare qualcuno che mi spieghi perché uno dei miei figli passa una media del 50% del tempo in classe ad "attendere" l'inserimento di un ragazzino rumeno ed di un tunisino che non si sa per quale miracolo siano usciti dalla scuola elementare... sono ad un livello da terza. Non solo non capiscono e non parlano bene l'italiano... (basterebbe un pochino di buona volontà), ma non fanno i compiti, non partecipano della vita di classe ed, anzi, fomentano i compagni alla "ribellione" ed a far casino. I genitori sono del tutto assenti (e potrebbe non essere un danno...) e non si hanno strumenti per risolvere la situazione.

E la questione "extracomunitaria" è, nel quadro generale, davvero una minuzia...

Poi usciti da scuola si va all'università... e si arriva alla soglia della laurea... e si va dal prof. che ti deve assegnare la tesi (mia moglie) e quando si lascia allo studente il proprio nome e telefono "Professoressa Tacconi..." quello ti dica "Scusi, Tacconi..., con o senza H?"

Ed allora mandi i figli a scuola, passi le serate a fare il precettore a controllare tutto e risparmi lira su lira per poterti permettere uno sbocco all'estero.

Demonio Pellegrino ha detto...

Camillo, l'immagine che dipingi è veramente desolante. E il tuo ultimo paragrafo è un po' come la vedo anch'io, che figli ancora non li ho.

Ma la storia del tunisino e del romeno era esattamente il punto che cercavo di fare qualche giorno fo sul blog della prof qui sopra...nel quale mi chiedevo per quale motivo fosse accettata come cosa normale avere degli stranieri in classe che non solo non parlano una parola d'italiano, ma che ritardano alla stragrande l'apprendimento degli altri.

E questa sarebbe l'integrazione?

Beh, allora ben vengano le classi ponte.

Dreamy ha detto...

Secondo me il problema fondamentale è che bisogna bocciare tutti gli studenti non meritevoli, fin dai primi anni di scuola.

Ci rendiamo conto che alle superiori ci sono ormai da anni (ho finito il liceo 6 anni fa) le interrogazioni programmate, cioè lòo studente gia sa che in tale giorno verrà interrogato e nonostatne questo ci sono studenti che riescono ad avere la media del 4. Non è incapacità è proprio fregarsene allegramantee nonostante i 4 ripetuti, il comportamento penoso etc etc prendono la maturità e tutta la classe deve scendere al loro livello. Poi vai all'università 1° anno di ingegneria, primo corso analisi matematica e la prof inizia a disegnare integrali alla lavagna che io (diplomato ragioniere con 97/100) non avevo mai visto prima.

Non capisco proprio come si possa difendere un sistema del genere. Il problema non è economico, il problema è che bisogna cambiare registro e promuovere solamente chi merita davvero.

Visto che così com'è la scuola non funziona almeno risparmiamo non mi sembra una cattiva idea, tanto assumere altre milgiaia di professori di certo non migliora la situazione.

Demonio Pellegrino ha detto...

parole sante, dreamy. Parole sante.

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