Non poteva che essere un toscano a fare una roba del genere. Non c'e' niente da fare: siamo troppo superiori. La storia, la trovate qui. Grazie a Wittgenstein.
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13/07/09
10/06/08
N'ho dato un paio d'arrezzoni - Io parlo pisano, terza lezione
Eccoci alla terza puntata delle lezioni di pisano, l’unica lingua che vale la pena di essere parlata (per gli arretrati clicca qui). Ma non perdiamo tempo, e veniamo subito al conquibusse, come si dice dalle mie parti.
Fa' onco 'a bai – letteralmente “fare schifo ai bachi, ai vermi”, un’espressione molto bella che indica un leggero disgusto nei confronti di una cosa, ma assai più spesso nei confronti di una persona. Come in molte espressioni toscane, si usa un paradosso per rafforzare l’immagine che si vuole dare. In questo caso addirittura si dice che una cosa è talmente schifosa da fare schifo a qualcosa – il verme – che normalmente è già abbastanza schifoso di suo. “Boia deh, vesta pizza fa veramente ‘onco a’ bai”, dirà il gentiluomo pisano mangiando una pizza non proprio di suo gusto.
Arrezzone - questa è una di quelle parole prettamente sessuali che non esistono in nessun’altra lingua, credo. Ha due significati, molto diversi.
1 - L’arrezzone indica il reiterato strusciamento delle parti intime con i vestiti ancora indosso, tipico della giovine età. “No, deh, ‘un me la sono mia trombata, n’ho solo dato un paio d’arrezzoni”, risponderà il gentiluomo pisano, sempre lui, agli amici che fanno domande sull’ultimo incontro amoroso.
2 – Nella sua seconda accezione, l’arrezzone indica una particolarissima palpata, dalle modalità abbastanza complicate: il carnefice, dietro la propria vittima, infila la mano a uncino, con un dito all’infuori (normalmente il dito medio), tra le gambe della malcapitata di sesso femminile, per poi andare ad arpionare le parti intime della stessa, tirando la mano indietro, con il dito a uncino volto a penetrare dove potete immaginare. Provate solo a pensare allo stupore della povera vittima sentendosi NON palpeggiare, ma PENETRARE da una mano che tocca tutto il toccabile. Non c’è che dire, a Pisa siamo proprio dei signori.
Fare nocciòlo - ancora un’altra espressione che semplicemente non esiste in altre lingue. Fare nocciòlo significa rimanere incastrati durante il rapporto anale, una situazione nella quale il mettinculo non riesce ad uscire dal piglianculo. Situazione che si verifica con una certa frequenza, a dare credito ai giornali, che spesso raccontano di queste situazioni imbarazzanti dove i due incastrati vengono portati in ambulanza all’ospedale. “Boia deh, ma dov’eri eh, che siei sempre in ritardo, maremma budella?”, chiederà l’amico di sempre al gentleman pisano. E la sua risposta non potrà non essere che “Boia deh, stai zitto, guarda,’un mi di’ nulla, che ho fatto nocciòlo con tu ma’ e mi c’è voluto l’ospedale per sorti’”.
Trombare a spregio - Espressione spettacolare, che non trova riscontro altrove. Significa fare sesso con una ragazza, fino quasi a raggiungere l’orgasmo, per poi smettere all’improvviso per umiliarla, dicendole che non ne vale la pena, tanto valeva masturbarsi. Pare sia una pratica abbastanza diffusa per vendicarsi di torti o di corni subiti, la massima umiliazione per la donna...Pensateci: siete una donna, state facendo l’amore, e il tipo si alza, sbuffa e vi dice “guarda, meglio lascià perde, tanto vale fassi una sega”. Se vi succede sappiate che siete state trombate a spregio.
1 - L’arrezzone indica il reiterato strusciamento delle parti intime con i vestiti ancora indosso, tipico della giovine età. “No, deh, ‘un me la sono mia trombata, n’ho solo dato un paio d’arrezzoni”, risponderà il gentiluomo pisano, sempre lui, agli amici che fanno domande sull’ultimo incontro amoroso.
2 – Nella sua seconda accezione, l’arrezzone indica una particolarissima palpata, dalle modalità abbastanza complicate: il carnefice, dietro la propria vittima, infila la mano a uncino, con un dito all’infuori (normalmente il dito medio), tra le gambe della malcapitata di sesso femminile, per poi andare ad arpionare le parti intime della stessa, tirando la mano indietro, con il dito a uncino volto a penetrare dove potete immaginare. Provate solo a pensare allo stupore della povera vittima sentendosi NON palpeggiare, ma PENETRARE da una mano che tocca tutto il toccabile. Non c’è che dire, a Pisa siamo proprio dei signori.
12/02/08
Ma te credi d'avé 'r culo di tre pezzi?
Ed eccoci alla seconda puntata della rubrica Io Parlo pisano. Nella prima puntata, che trovate qui, avevo già spiegato la fonetica e l'accento pisano, per cui passerei subito al conquibusse, per l'appunto.
"Avere 'r culo di tre pezzi". Essere speciale, avere piu' diritti degli altri. E' una frase che si usa quasi esclusivamente in modo denigratorio verso coloro che, per l'appunto, non vogliono sottostare alle regole comuni, e che agiscono come se non fossero come gli altri. Como coloro che ritengono, appunto, di avere il sedere composto da tre mele, mentre le parti di un sedere sono solo e soltanto due per tutti, poveri e ricchi. Esempio: se stessi facendo la fila per comprare il biglietto al cinema, e uno stolto cercasse di passarmi avanti, lo apostroferei con "oh, giovine? Ma te ti 'redi d'avé 'r culo di tre pezzi?"
"Caapranzo". Letteralmente "caca pranzo", quindi sedere, culo. Lo si usa spesso soprattutto quando la parte in questione è fonte di dolore fisico per svariati motivi. Esempi: "boia deh, e m'hai sfondato 'r caapranzo con quella favona li'", dirà la prostituta dopo il rapporto anale con un uomo superdotato. Oppure "boia deh, e cio' 'r caapranzo in fiamme per tutta la ribollita t'ho mangiato", dirà l'individuo affetto da flatulenze moleste.
"Se ni dai la fava, ti ci vole l'avvoato per fattela ridà". Una delle espressioni più belle del vernacolo pisano. Letteralmente vuol dire "se le dai il pene, il cazzo, ti ci vuole l'intervento dell'avvocato per fartelo restituire". Si indica cioè la particolare voracità sessuale di una donna, che non ne avrebbe mai abbastanza, sarebbe insaziabile. Al punto da dover chiedere l'intervento di un avvocato per poter recuperare il proprio pene. Parlando con un amico, e sfoggiando la classe che ci contraddistingue sempre, un pisano potrebbe dirgli: "boia deh, ieri sera mi sono trombato tu ma'...maremma maiala, mi c'è voluto l'avvoato per fammela ridà (sottinteso: la fava)!".
"E sai 'osa, e sono uscito senza pantaloni...". Frase molto comune, utilizzata per sottolineare un'azione che si è svolta con molto successo, con grande preparazione. "Sai 'osa? E sono uscito senza pantaloni", dirà il ragazzino dopo aver vinto una gara con la vespina truccata. A volte è utilizzata come sinonimo di "un friggo mia 'on l'acqua"(vedi qui).
"Mugolone". Onomatopeutico per "pompino". Difatti, la pratica del pompino è associata a mugolii e sussurri tipici dell'atto. "Boia deh', m'ha fatto un mugolone la tu' moglie e l'hanno sentita fino a Lucca", dirà il gentiluomo pisano all'amico di sempre.
"Avere 'r culo di tre pezzi". Essere speciale, avere piu' diritti degli altri. E' una frase che si usa quasi esclusivamente in modo denigratorio verso coloro che, per l'appunto, non vogliono sottostare alle regole comuni, e che agiscono come se non fossero come gli altri. Como coloro che ritengono, appunto, di avere il sedere composto da tre mele, mentre le parti di un sedere sono solo e soltanto due per tutti, poveri e ricchi. Esempio: se stessi facendo la fila per comprare il biglietto al cinema, e uno stolto cercasse di passarmi avanti, lo apostroferei con "oh, giovine? Ma te ti 'redi d'avé 'r culo di tre pezzi?"
"Caapranzo". Letteralmente "caca pranzo", quindi sedere, culo. Lo si usa spesso soprattutto quando la parte in questione è fonte di dolore fisico per svariati motivi. Esempi: "boia deh, e m'hai sfondato 'r caapranzo con quella favona li'", dirà la prostituta dopo il rapporto anale con un uomo superdotato. Oppure "boia deh, e cio' 'r caapranzo in fiamme per tutta la ribollita t'ho mangiato", dirà l'individuo affetto da flatulenze moleste.
"Se ni dai la fava, ti ci vole l'avvoato per fattela ridà". Una delle espressioni più belle del vernacolo pisano. Letteralmente vuol dire "se le dai il pene, il cazzo, ti ci vuole l'intervento dell'avvocato per fartelo restituire". Si indica cioè la particolare voracità sessuale di una donna, che non ne avrebbe mai abbastanza, sarebbe insaziabile. Al punto da dover chiedere l'intervento di un avvocato per poter recuperare il proprio pene. Parlando con un amico, e sfoggiando la classe che ci contraddistingue sempre, un pisano potrebbe dirgli: "boia deh, ieri sera mi sono trombato tu ma'...maremma maiala, mi c'è voluto l'avvoato per fammela ridà (sottinteso: la fava)!".
"E sai 'osa, e sono uscito senza pantaloni...". Frase molto comune, utilizzata per sottolineare un'azione che si è svolta con molto successo, con grande preparazione. "Sai 'osa? E sono uscito senza pantaloni", dirà il ragazzino dopo aver vinto una gara con la vespina truccata. A volte è utilizzata come sinonimo di "un friggo mia 'on l'acqua"(vedi qui).
"Mugolone". Onomatopeutico per "pompino". Difatti, la pratica del pompino è associata a mugolii e sussurri tipici dell'atto. "Boia deh', m'ha fatto un mugolone la tu' moglie e l'hanno sentita fino a Lucca", dirà il gentiluomo pisano all'amico di sempre.
28/01/08
Il Demonio incontra Markinga - che mangiata e che smanettata
Causa impegni vari e mal di schiena, la tanto decantata smanettata in Chianti con il vero Demonio Pellegrino (e cioè la mia moto), Markinga e alcuni suoi amici motociclisti era stata rimandata varie volte. Finalmente, sabato scorso ce l'abbiamo fatta. E dire che ne sia valsa la pena è dire poco.
Come scritto nel reportage di Markinga (che ha organizzato tutto insieme a Pasko e Superrollo, che saluto caldamente e ringrazio), sveglia all'alba (le 7.40h, che per me il sabato è l'alba). Con mio padre che smadonna "ma cosa cazzo ci va a fa' a incontra' la gente che conosci su internet...", la mia ragazza che non gioisce, e la temperatura esterna di 1 grado, le bestemmie sono tante.
Ma quando, dopo la vestizione degna di un cavaliere medievale, tra strati, armature e cazzi vari, riesco finalmente a mettere in moto, dimentico tutto: le tante bestemmie, che pure hanno sicuramente ridotto ulteriormente le mie già magre possibilità di andare in paradiso, le rotture al lavoro, la fatica. E parto.
Al contrario di tutti gli altri partecipanti che abitano vicino a Firenze, io sono quello che deve sgroppare di piu'...mi faccio una settantina di km sulla superstrada, a 90km/h, assaporando i paesaggi invernali e l'aria rarefatta che tanto mi piace. Il sole mi benedice.
A Scandicci ho appuntamento col Markinga. Che non ho mai visto. Ma parlandoci due sere prime, ci diciamo "oh, ma figurati se non ci troviamo: quanti coglioni ci devono essere in moto alle 9 di mattino con 1 grado?". Ovviamente non ci becchiamo. Dopo altre bestemmie al pensiero che Markinga non esistesse e fosse un parto della mia mente, e con l'idea già di dover tornare a casa e sentire mio padre "ma cosa cazzo ci sei andato a fare..etc. etc." riusciamo a beccarci.
Direzione Firenze, dove incontriamo gli altri due partecipanti (altri due ci hanno dato il pacco...ma saremo raggiunti al ristorante da Simona e Carlotta, che viste le temperature non proprio miti li' per li' hanno deciso di raggiungerci al ristorante).
Quando vedo Leonardo e Rolando, capisco già che oggi subiro' una dura lezione di guida. Mentre Markinga ha una moto del mio stesso tipo, anche se piu' potente, i due si presentano con leggerissime e arrabbiatissime Supermotard da competizione. Quando mettono in moto un rombo scuote il mercato nei dintorni del quale ci siamo dati appuntamento....Dentro di me smadonno....cazzo, che figura di merda...io sono un tranquillone in moto....Quaesti mi andranno via di prima.
E infatti partiamo. Riusciamo ovviamente a perderci subito un'altra volta. Ma quando alla fine ci ricompattiamo e entriamo in Chianti, si creano immediatamente due gruppi: i supermotard se ne vanno velocissimi tra i tornanti, le curve e i colli del Chianti, mentre Markinga (da gran signore, e non lo dimentichero') si accomoda alla mia andatura, decisamente piu' tranquilla. Periodicamente i supermotard ci aspetteranno agli svincoli piu' importanti, di modo che il gruppo si ricmpatti.
E il bello della moto è proprio questo: la strada alla fine uno la vive come vuole...l'importante è proprio il viaggio stesso...e arrivare al ristorante La Bottega a Volpaia.
Ecco, io il paradiso non lo so come sia: ma vi posso garantire che stare su una terrazza delle colline fiorentine, con il sole di gennaio che ci scalda fino ai 18 gradi, mangiando tortelli di patate ai funghi porcini è una sensazione che definirei paradisiaca.
Dopo la mangiata, ci aspetta un'altra sgroppinata fino a Firenze...dove ci salutiamo, e poi direzione Pisa. Arrivero' a casa con 440 km in piu' sul mio contachilometri, un paio di kili in piu', e la voglia matta di rifarlo presto.
Che spettacolo. A tutta la comitiva allargata (Simona e Carlotta incluse): grazie a arrivederci a presto!!
Come scritto nel reportage di Markinga (che ha organizzato tutto insieme a Pasko e Superrollo, che saluto caldamente e ringrazio), sveglia all'alba (le 7.40h, che per me il sabato è l'alba). Con mio padre che smadonna "ma cosa cazzo ci va a fa' a incontra' la gente che conosci su internet...", la mia ragazza che non gioisce, e la temperatura esterna di 1 grado, le bestemmie sono tante.
Ma quando, dopo la vestizione degna di un cavaliere medievale, tra strati, armature e cazzi vari, riesco finalmente a mettere in moto, dimentico tutto: le tante bestemmie, che pure hanno sicuramente ridotto ulteriormente le mie già magre possibilità di andare in paradiso, le rotture al lavoro, la fatica. E parto.
Al contrario di tutti gli altri partecipanti che abitano vicino a Firenze, io sono quello che deve sgroppare di piu'...mi faccio una settantina di km sulla superstrada, a 90km/h, assaporando i paesaggi invernali e l'aria rarefatta che tanto mi piace. Il sole mi benedice.
A Scandicci ho appuntamento col Markinga. Che non ho mai visto. Ma parlandoci due sere prime, ci diciamo "oh, ma figurati se non ci troviamo: quanti coglioni ci devono essere in moto alle 9 di mattino con 1 grado?". Ovviamente non ci becchiamo. Dopo altre bestemmie al pensiero che Markinga non esistesse e fosse un parto della mia mente, e con l'idea già di dover tornare a casa e sentire mio padre "ma cosa cazzo ci sei andato a fare..etc. etc." riusciamo a beccarci.
Direzione Firenze, dove incontriamo gli altri due partecipanti (altri due ci hanno dato il pacco...ma saremo raggiunti al ristorante da Simona e Carlotta, che viste le temperature non proprio miti li' per li' hanno deciso di raggiungerci al ristorante).
Quando vedo Leonardo e Rolando, capisco già che oggi subiro' una dura lezione di guida. Mentre Markinga ha una moto del mio stesso tipo, anche se piu' potente, i due si presentano con leggerissime e arrabbiatissime Supermotard da competizione. Quando mettono in moto un rombo scuote il mercato nei dintorni del quale ci siamo dati appuntamento....Dentro di me smadonno....cazzo, che figura di merda...io sono un tranquillone in moto....Quaesti mi andranno via di prima.
E infatti partiamo. Riusciamo ovviamente a perderci subito un'altra volta. Ma quando alla fine ci ricompattiamo e entriamo in Chianti, si creano immediatamente due gruppi: i supermotard se ne vanno velocissimi tra i tornanti, le curve e i colli del Chianti, mentre Markinga (da gran signore, e non lo dimentichero') si accomoda alla mia andatura, decisamente piu' tranquilla. Periodicamente i supermotard ci aspetteranno agli svincoli piu' importanti, di modo che il gruppo si ricmpatti.
E il bello della moto è proprio questo: la strada alla fine uno la vive come vuole...l'importante è proprio il viaggio stesso...e arrivare al ristorante La Bottega a Volpaia.
Ecco, io il paradiso non lo so come sia: ma vi posso garantire che stare su una terrazza delle colline fiorentine, con il sole di gennaio che ci scalda fino ai 18 gradi, mangiando tortelli di patate ai funghi porcini è una sensazione che definirei paradisiaca.
Dopo la mangiata, ci aspetta un'altra sgroppinata fino a Firenze...dove ci salutiamo, e poi direzione Pisa. Arrivero' a casa con 440 km in piu' sul mio contachilometri, un paio di kili in piu', e la voglia matta di rifarlo presto.
Che spettacolo. A tutta la comitiva allargata (Simona e Carlotta incluse): grazie a arrivederci a presto!!
24/11/07
Cosa significa essere pisano
Come gia' detto piu' volte, sono molto fiero dellle mie radici toscane, anche se razzialmente parlando non sono un toscano puro, ma un mezzo sangue: 50% toscano (parte paterna), 25% marchigiano e 25% lombardo (parte materna). Ma sono addirittura piu' fiero delle mie radici pisane.
Ma cosa vuol dire essere toscano? O meglio, essere pisano? Beh, vuol dire trovare normale ricevere una chiamata come questa trascritta qui sotto da una signora sconosciuta.
Ma cosa vuol dire essere toscano? O meglio, essere pisano? Beh, vuol dire trovare normale ricevere una chiamata come questa trascritta qui sotto da una signora sconosciuta.
(Antefatto: ogni anno nel paesino vicino Pisa dove i miei genitori abitano, e dove abtavo anch'io, organizzano una festa di paese con un pacco di roba da mangiare spettacolare).
Drin Drin. Rispondo.
Voce da donna anziana, accento fortemente pisano (VDDAAFP): Pronto?
Io: si' pronto?
VDDAAFP: Scusi, ma lei e' una famiglia di San X?
Io: scusi?
VDDAAFP: Lei? E' una famiglia di San X?
Io: cioe', in che senso?
VDDAAFP: Lei? San X?
Io: si', abitiamo a San X. Mi scusi, ma cerca qualcuno?
VDDAAFP: Ecco, volevo sapere quando comincia la festa in fattoria.
Io: scusi?
VDDAAFP: ma lei e' una famiglia di San X o no?
Io: si' si' abitiamo a San X.
VDDAAFP: appunto. Allora quando comincia la festa in fattoria?
Io: mah, guardi, siamo a novembre...la festa la fanno a Settembre se non sbaglio...
VDDAAFP: come se non sbaglia? Ma lei non era una famiglia di San X?
Io: a parte che io non sono una famiglia, ma tutt'al piu' uno solo, pero' che c'entra, mi scusi? Mica siamo la pro loco di San X.
VDDAAFP: Gao! (tipica interazione pisana). Allora lei 'un ne sa nulla? O che famiglia di San X e'?
Io: le ripeto, non sono una famiglia...
VDDAAFP: si' si', ho capito. Tutte scuse, via. Ne sa quant'e me. 'io boia...CLICK.
Io: si' pronto?
VDDAAFP: Scusi, ma lei e' una famiglia di San X?
Io: scusi?
VDDAAFP: Lei? E' una famiglia di San X?
Io: cioe', in che senso?
VDDAAFP: Lei? San X?
Io: si', abitiamo a San X. Mi scusi, ma cerca qualcuno?
VDDAAFP: Ecco, volevo sapere quando comincia la festa in fattoria.
Io: scusi?
VDDAAFP: ma lei e' una famiglia di San X o no?
Io: si' si' abitiamo a San X.
VDDAAFP: appunto. Allora quando comincia la festa in fattoria?
Io: mah, guardi, siamo a novembre...la festa la fanno a Settembre se non sbaglio...
VDDAAFP: come se non sbaglia? Ma lei non era una famiglia di San X?
Io: a parte che io non sono una famiglia, ma tutt'al piu' uno solo, pero' che c'entra, mi scusi? Mica siamo la pro loco di San X.
VDDAAFP: Gao! (tipica interazione pisana). Allora lei 'un ne sa nulla? O che famiglia di San X e'?
Io: le ripeto, non sono una famiglia...
VDDAAFP: si' si', ho capito. Tutte scuse, via. Ne sa quant'e me. 'io boia...CLICK.
Riattacco, e trovo tutto normale. Sono pisano.
28/08/07
Vetri sporchi a Firenze
Era ora che si facesse qualcosa per questa piaga indegna. Mi domando pero' cosa sarebbe successo se a prendere una decisione del genere fosse stata una giunta di destra. Sai quanti allarmi al fascismo si sarebbero sentiti fino qui a Bruxelles? Ma se lo fanno i sinistri allora va bene...
Comunque, siccome il Demonio non ha i paraocchi, ben vengano queste iniziative.
Il problema é che allo stesso tempo i furboni della giunta regionale Toscana (sempre sinistri, ovviamente) hanno avuto l'ideona di estendere ogni cura sanitaria anche ai clandestini (cure pagate ovviamente da chi paga le tasse, cioe' non dai clandestini). Si dira': ma la pietà umana? La pietà umana c'era gia', perche' la legge prevedeva l'assistenza sanitaria comunque in caso di pericolo di morte o malattia grave. Qui si va oltre. Troppo oltre.
Mah.
Comunque, siccome il Demonio non ha i paraocchi, ben vengano queste iniziative.
Il problema é che allo stesso tempo i furboni della giunta regionale Toscana (sempre sinistri, ovviamente) hanno avuto l'ideona di estendere ogni cura sanitaria anche ai clandestini (cure pagate ovviamente da chi paga le tasse, cioe' non dai clandestini). Si dira': ma la pietà umana? La pietà umana c'era gia', perche' la legge prevedeva l'assistenza sanitaria comunque in caso di pericolo di morte o malattia grave. Qui si va oltre. Troppo oltre.
Mah.
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